Salute femminile: la pandemia ha reso il farmacista un riferimento

Salute femminile: la pandemia ha reso il farmacista un riferimento

L’8 marzo si avvicina ma quest’anno c’è poco da festeggiare: per il mondo femminile la pandemia ha avuto conseguenze disastrose. Secondo i dati Istat su 101mila nuovi disoccupati, 99mila sono donne, il Covid-19 ha allargato drammaticamente il problema della disparità di genere. Inoltre è dilagata la violenza domestica: se si guarda ai dati delle chiamate al numero verde nazionale antiviolenza 1522 si può, infatti, notare come dal 1° marzo al 16 Aprile 2020 ci sia stato un aumento del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019 con un aumento delle vittime che hanno chiesto aiuto del 59% rispetto allo scorso anno (ISTAT, 2020).
Il lockdown ha trasformato anche abitudini e stili di vita delle donne di tutte le età, con conseguenze sulla loro salute, come emerge da una ricerca condotta da Human Highway per Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione.

In aumento i disturbi da stress

In questi ultimi dodici mesi, caratterizzati dalla pandemia e dal lockdown, 9 donne su 10 dichiarano di avere sofferto di almeno un piccolo disturbo di salute tipicamente femminile. Le giovani donne sono la fascia di popolazione più colpita e questo è dovuto in particolare all’incidenza dei disturbi legati al ciclo mestruale. Con il crescere dell’età questi disturbi tendono a diminuire di intensità fino a scomparire fisiologicamente. I disturbi da stress e i disturbi intimi sono più diffusi tra le giovani mentre il gonfiore alle gambe e i disturbi gastrointestinali sono trasversali a tutte le età.

Inoltre, a causa delle restrizioni e delle preoccupazioni conseguenti, della ridotta attività fisica e della forzata permanenza in casa, sono aumentati alcuni disturbi: il 57% delle donne ha sofferto più del solito di quelli legati allo stress (come insonnia e tensioni muscolari), il 42% ha avvertito un aumento del gonfiore delle gambe e il 35% del mal di testa. Proprio il mal di testa (65,4%) rappresenta il disturbo più diffuso seguito da tensioni muscolari e insonnia (57,9%) e dai problemi gastrointestinali (43%).

Si conferma come i professionisti della salute – il proprio medico curante (34,4%) ma anche il farmacista (29%) – rappresentino per l’universo femminile interlocutori importanti per chiedere informazioni e consigli per la gestione di piccoli disturbi di salute, rispetto al web (16,4% verso il 18,9% del 2018) e ai consigli di parenti e amici, a cui si rivolge una quota minoritaria e in diminuzione di donne (7% contro il 13,2% del 2018).

«L’educazione alla salute femminile è il primo passo per affrontare in maniera adeguata tutti i piccoli disturbi in cui incorrono le donne. Oltre che l’educazione alla salute risulta di fondamentale importanza l’educazione all’automedicazione, che avviene grazie alla collaborazione con il proprio medico e con il farmacista», commenta Rossella Nappi, ordinaria di Clinica ostetrica e ginecologica all’Università di Pavia, Irccs Policlinico San Matteo. «Senza tralasciare l’importanza di un consulto con il proprio medico di medicina generale e medico specialista, il ruolo del farmacista è fondamentale per la terapia di prima linea ovvero la ginecologia delle piccole cose». In particolare, «questa figura partecipa in modo attivo al progetto di salute delle persone, contribuendo anche grazie al consiglio di farmaci di automedicazione ed educando le persone all’utilizzo consapevole. Il loro ruolo è cambiato ed evoluto nell’ultimo periodo e la farmacia è considerata sempre più come “hub della salute”. È necessario quindi che il farmacista, grazie a un’adeguata formazione, sia in grado di intervenire nel caso di piccoli disturbi, come sta già avvenendo in molti altri Paesi».

Il ricorso ai farmaci di automedicazione – riconoscibili grazie al bollino rosso che sorride sulla confezione – rimane il primo rimedio per il 52,9% delle donne (+2,8 punti percentuali rispetto al 2008).

Il lockdown non solo ha avuto un impatto diretto sulla salute quotidiana delle donne, ma il 54% delle italiane ha rimandato almeno una visita o un controllo di salute: il 30,8% ha posticipato un solo controllo mentre il restante 26,2% ne ha rimandato più di uno. Dai dati emerge che sono le donne tra i 35 e i 54 anni ad aver trascurato maggiormente la propria salute nel periodo di pandemia, con un incremento di 7 punti percentuali sulla media totale.

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