Hippocrates Holding sbarca su Glovo: l’intervista di PharmaRetail ai fondatori del network

Hippocrates Holding sbarca su Glovo: l’intervista di PharmaRetail ai fondatori del network

Tra le piattaforme online di consegna farmaci da banco a domicilio, da poco è presente anche Glovo, la società spagnola di home delivery che ha fatto numeri record nel 2019. In un recente articolo di Pharmaretail avevamo riportato i dati del Delivery Report di Glovo (5.000 partner in più di cento città italiane, e una crescita degli ordini in Italia del +247% rispetto al 2018) e in particolare il boom sulle consegne in farmacia che avevano registrato un +30%.

I farmaci più richiesti? Paracetamolo (circa il 20% del totale in questa categoria), seguito da spray nasale e test di gravidanza (6% ciascuno), e poi termometri, aspirine, medicinali per la gola, sciroppi antitosse.

Adesso su Glovo ha deciso di scommettere Hippocrates, il network fondato nel 2018 da Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino (nelle foto sotto), due giovani professionisti che hanno lasciato la loro carriera nella finanza per lanciarsi in questa avventura che ha avuto successo tra gli imprenditori tricolori (hanno aderito, tra gli altri, le famiglie Riello e Alessi, Paolo Pizzarotti, Paolo Barilla, Marco Drago, al vertice del gruppo De Agostini, Gaetano, Stefano e Paolo Marzotto, Michele ed Enrico Catelli, Chicco-Artsana).

A oggi Hippocrates conta su circa un centinaio di punti vendita di proprietà, concentrati nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale e in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per un fatturato di oltre 200 milioni di euro e più di 700 dipendenti.

Da giovedì scorso, su Glovo è possibile acquistare prodotti delle farmacie (farmaci di automedicazione e prodotti parafarmaceutici) della rete di Hippocrates, un progetto partito in piena emergenza sanitaria, e proprio a Milano, il capoluogo della regione più colpita.

Davide Tavaniello racconta a PharmaRetail la genesi del progetto: «da qualche mese stavamo già lavorando a un accordo con Glovo, con l’idea di aprire la base dei nostri servizi per includere la consegna a domicilio. Un percorso che ci stava a cuore perché abbiamo sempre immaginato che, soprattutto per le categorie di persone più limitate negli spostamenti, come gli anziani, fosse importante avere la possibilità di ricevere farmaci senza obbligo di prescrizione direttamente al proprio domicilio. Inoltre, soprattutto a Milano, l’home delivery è una realtà consolidata. La situazione contingente ha fatto sì che ci fosse la volontà reciproca di raggiungere accordo in tempi rapidi, perché mai come adesso è nell’interesse della cittadinanza rimanere a casa».

I numeri dall’avvio sono incoraggianti, come spiega Rodolfo Guarino: «parliamo di 50 consegne al giorno, ed è probabile che, in virtù del contesto attuale, aumenteranno ulteriormente». A oggi, il costo di consegna è di euro 3,50, che corrisponde al costo minimo di consegna.

Tavaniello e Guarino raccontano come la scelta del Gruppo sia caduta proprio su Glovo: «abbiamo deciso di puntare su Glovo che ha investito sul canale delle farmacie e in questa società abbiamo trovato un partner ideale che, grazie a un’unica app che offre un’ampia gamma di soluzioni, con semplicità e immediatezza, ha condiviso il nostro obiettivo: garantire la consegna continua dei farmaci, rendendo al contempo il più agile possibile per i cittadini rispettare le misure previste dalle autorità. Abbiamo pensato di guardare al significativo potenziale di clienti per un’attività cross-selling: proponiamo una categoria nuova ma facciamo leva su una base consolidata. Inoltre, a differenza di altre piattaforme di delivery, Glovo copre tutti i settori ed è diffusa in tutta Italia con 14 hub e l’intenzione di arrivare a 100 entro un anno. Glovo ci garantisce una presenza capillare sul territorio. Se avessimo scelto un operatore verticale del settore di delivery il beneficio sarebbe stato più marginale, perché è molto probabile che la base clienti abbia già una farmacia di riferimento. E i numeri ci stanno dando ragione».

La partnership con Glovo coinvolge già 11 città italiane, in questa prima fase. Ma Hippocrates non ha intenzione di fermarsi qui, come ipotizza Tavaniello: «Con il tempo capiremo dove è possibile estendere il servizio, è probabile che succederà inizialmente nelle città medio-grandi. Nelle altre città ci vorrà più tempo ma è nei nostri piani».

Sempre a Milano, la città dove è stato lanciato il servizio, a breve Hippocrates lancerà il suo flaghship store, dalle parti di Piazza Cordusio. L’inaugurazione era prevista per questi giorni, ma l’emergenza ha ritardato l’apertura: «E’ tutto pronto. Siamo fiduciosi di poter aprire a breve, superato questo momento difficile» precisa Guarino.

I due imprenditori che hanno deciso di scommettere sul Made in Italy (tutti gli investitori e le farmacie di loro proprietà sono italiane) ci tengono a ribadire la filosofia che sta alla base del loro progetto imprenditoriale: «mentre la multinazionale ha un modello di business simile alla grande distribuzione, noi siamo un retailer puro, acquistiamo unicamente per i bisogni delle nostre farmacie, quello che guida è sempre l’esigenza di salute della nostra clientela. Valorizziamo e portiamo in rete il modello della farmacia italiana che ha sempre al centro il ruolo del farmacista, un professionista della salute con esperienza. A tendere, vorremmo che questa competenza fosse certificata, perché ha un valore fondamentale».

E il Made in Italy continuerà a guidare le scelte della società: «assolutamente. Non nascondiamo che il primo giro di aumento di capitale sia stato molto complesso, soprattutto alla luce del fatto che noi eravamo alla ricerca di azionisti che avessero una visione di medio e lungo periodo. Il nostro non è un progetto mordi e fuggi, si tratta di una costruzione che ha richiesto e richiede tempo. Gli interlocutori più adatti erano le famiglie imprenditoriali che avevano costruito storie di successo appunto nel medio e lungo periodo e che quindi potessero capire il nostro progetto. Fortunatamente in molti hanno apprezzato le nostre scelte e il secondo giro di capitali ci ha portato dove siamo ora».

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