La vetta è stata raggiunta, ora viene la discesa, con le sue curve e i suoi tornanti. È l’immagine con cui Marco Cossolo, Presidente di Federfarma, ha descritto il momento che la farmacia dei servizi sta attraversando, durante il convegno «Farmacia dei servizi: una visione che diventa realtà», organizzato da Utifar a Cosmofarma 2026. Perché se la legge ha fatto la sua parte, ora tocca alle farmacie dimostrare che i servizi fanno la differenza, per il cittadino e per il fatturato.
Farmacia dei servizi: opportunità e responsabilità
«Quello che manca quando un cittadino acquista un prodotto fuori dal canale della farmacia è il servizio, è il consiglio, è quella parola in più che il farmacista deve saper dare» ha detto Eugenio Leopardi, Presidente di Utifar (Unione Tecnica Italiana Farmacisti) introducendo i lavori: «la Farmacia dei servizi rappresenta anche una responsabilità per noi, perché apre quella strada verso la prevenzione che il cittadino deve percorrere sempre di più. L’età media cresce e questo è una conquista sociale, ma lo Stato ha sempre meno risorse da investire, quindi investe molto poco in prevenzione. Il farmacista nella sua attività dovrebbe indirizzare il cittadino a fare sempre screening ed esami, per invecchiare meglio».
Marco Cossolo dopo aver ricordato il lungo percorso per arrivare alla Farmacia dei servizi ha puntualizzato «ci troviamo a un punto di partenza, non a un punto d’arrivo», «Noi siamo arrivati sulla cima di una montagna, che è la cosa più faticosa, dopodiché dobbiamo scendere, ma vediamo davanti a noi un percorso di discesa che è fatto di curve, di tornanti. I tornanti sono, a mio parere, la sfida di dare un senso compiuto alla farmacia dei servizi. Ora, con il provvedimento che consente di trasferire i farmaci della cronicità alla gestione diretta della farmacia, abbiamo una straordinaria occasione. Rispondere a bisogni concreti dei cittadini con farmaci e servizi, nella presa in carico del paziente e nel mantenimento del paziente in salute sul territorio». Oggi, grazie ai recenti interventi legislativi, «possiamo contribuire a tenerlo in salute fino a un primo livello di ingravescenza, per poi coordinarci con le case di comunità per i casi più complessi, fino all’ospedale».
La farmacia al servizio della cronicità
La presa in carico del paziente è, dunque, l’obiettivo della Farmacia dei servizi ma, ha spiegato Luigi D’Ambrosio Lettieri «il presupposto per poter garantire i servizi di area sanitaria – che sono altamente professionalizzanti – è quello di avere una formazione adeguata. Io spero che entro il mese di maggio 2026 possa essere reso fruibile il corso abilitante per la somministrazione di tutti i vaccini previsti dal decreto semplificazioni».
Negli ultimi tempi il ruolo del farmacista si è evoluto anche in base a una sanità che cambia: oggi un cittadino su tre è over 65, l’invecchiamento sta aumentando, stanno aumentando le patologie croniche. «Noi farmacisti dobbiamo cercare di migliorare la continuità nella cura» ha spiegato Paolo Levantino, già segretario nazionale Fenagifar. «Le patologie croniche richiedono continuità, ma l’evidenza scientifica sottolinea che l’aderenza tende a diminuire nel tempo. I dati mostrano che il 30-50% dei cittadini italiani asmatici non segue la terapia di fondo. Ovviamente questo porta in esacerbazione, a peggioramento dell’esito clinico, a un maggior rischio di ospedalizzazione, oltre a maggiori costi per il sistema sanitario nazionale. E ben un terzo delle ospedalizzazioni sarebbero evitabili se il cittadino fosse aderente alla terapia». Le principali cause di non aderenza sono la complessità del regime terapeutico, la scarsa conoscenza del proprio stato, della propria malattia o della terapia prescritta, la dimenticanza o ancora la paura degli effetti indesiderati. «Noi professionisti della salute possiamo fare la differenza proprio attraverso i servizi» ha spiegato Levantino, portando ad esempio alcuni modelli sperimentati. «Un primo progetto ha preso in esame i pazienti con asma che sono poco aderenti alla terapia e corrono il rischio di raddoppiare il rischio di ospedalizzazione». Il progetto ha coinvolto circa 120 farmacie su tutto il territorio nazionale: «i farmacisti dopo aver individuato la causa della mancata aderenza, spiegavano al paziente come usare il device e come attivare un sistema di alert». Il follow-up a tre mesi, ha visto il 95% dei pazienti con un buon controllo della patologia asmatica misurato dal miglioramento dei parametri, «dimostrando che un paziente informato è un paziente più consapevole e più aderente alla terapia». Un secondo progetto ha coinvolto pazienti con ipertensione: «il farmacista ha prima di tutto misurato la pressione sistolica e diastolica e fornito una serie di consigli sul monitoraggio domiciliare e sullo stile di vita. Poi ha periodicamente contattato il paziente per assicurarsi che rispettasse la terapia» ha spiegato Levantino. «Questo approccio ha prodotto una riduzione della pressione arteriosa e sistolica, con un miglioramento degli esiti clinici e una migliore qualità di vita» ha concluso Levantino.
Più servizi, più fatturato
Ma quale impatto hanno i servizi sul fatturato della farmacia? Marco Meconi, Presidente di Federfarma Marche, grazie ad un’analisi di circa 80 farmacie del suo territorio, alcune con servizi e altre senza, ha dimostrato che i servizi hanno un impatto positivo sul fatturato. «Abbiamo analizzato numeri reali di circa 80 farmacie per capire come performano le farmacie con i servizi rispetto a quelle che non li fanno. A parità di ingressi/mese e di fatturato del Ssn, considerando solo i servizi in convenzione (da questo punto di vista la Regione Marche è molto evoluta), i dati mostrano un fatturato totale maggiore del 24% dove ci sono i servizi. Quindi più servizi, più fatturato: perché il paziente torna in farmacia, è fidelizzato e riconosce la sua farmacia attraverso il professionista. Dal punto di vista degli investimenti abbiamo calcolato che i servizi aggiuntivi si pagano in 6-12 mesi. Nessun altro prodotto che noi abbiamo, nessun altro reparto può dare una performance del genere». Sappiamo che questo discorso «non vale per tutte le farmacie, ma dove le prestazioni sono convenzionate, come nella nostra regione, o in Lombardia, c’è un potenziale di crescita. L’investimento nei servizi è la principale possibilità di sviluppo non solo economico, ma anche di ruolo per alcune farmacie» ha concluso Meconi.




