Ipsos: i farmacisti della Gen Z poco soddisfatti e tiepidi sul futuro

Ipsos: i farmacisti della Gen Z poco soddisfatti e tiepidi sul futuro

Con l’evoluzione della farmacia negli ultimi anni, per i farmacisti maturi la professione è cambiata in meglio. Per i giovani, molto meno. È questa la frattura generazionale che emerge dalla ricerca «Gen Y, Gen X… Genfarma? Farmacisti in evoluzione: scoprire il futuro del confronto generazionale in Italia», commissionata da Cosmofarma a Ipsos-Doxa e presentata in occasione della fiera: il 62% dei farmacisti più esperti giudica positivamente l’evoluzione del ruolo degli ultimi dieci anni, contro il 31% dei colleghi under 38.

 

 

Un nuovo ruolo, con diverse criticità

Rispetto agli ultimi dieci anni trasversalmente la percezione è quella che il ruolo sia cambiato: hanno risposto ‘molto’ il 52% dei giovani e il 73% dei maturi. «Il giovane farmacista coglie delle criticità nella professione ed è più tiepido e cauto anche nella prefigurazione futura. Infatti, c’è una forte differenza generazionale sul grado di soddisfazione rispetto al cambiamento: per il 62% dei maturi è un cambiamento positivo, ma lo è solo per il 31% dei giovani» ha spiegato Stefania Fregosi (nella foto), Responsabile studi salute e sanità di Ipsos Italia che ha illustrato i risultati. Per l’indagine sono stati intervistati 200 farmacisti, tra giovani e più maturi appartenenti al database dei farmacisti Cosmofarma. Il 40% circa del campione era tra i 25 ai 38 anni e il restante 60% nella fascia di età più matura (39 anni o più). L’81% degli intervistati lavora in una farmacia indipendente.

Giovani poco soddisfatti

La soddisfazione per il proprio lavoro vede i giovani farmacisti più critici (il 37% dà un voto 1-5 su una scala da 1 a 10), quelli maturi più contenti (il 33% dà un voto da 9-10). I giovani «valorizzano maggiormente l’aspetto tecnico-scientifico, mentre invece i maturi valorizzano di più la parte manageriale di gestione della farmacia» spiega Fregosi, mentre «la relazione con il cliente – aspetto che viene apprezzato dal 61% dei giovani e dal 52% dei maturi – viene vissuta in maniera diversa. Il cliente entra oggi in farmacia più informato e crea sicuramente una situazione differente rispetto al passato: per il 57% dei giovani è una difficoltà, ma solo per il 33% dei maturi». Esplorando gli ostacoli della professione quello «più grande per i maturi è la burocrazia (55%) – ha sottolineato Fregosi – mentre per i giovani la bassa valorizzazione (70%), uno stipendio non soddisfacente (59%) e anche a un work-life balance non soddisfacente (48%)».

Professione valorizzata dai servizi

La ricerca ha anche analizzato come viene vissuta la farmacia dei servizi e l’evoluzione della farmacia in tal senso: il 61% considera i benefici maggiori delle difficoltà. Per il 42% dei giovani e il 73% dei maturi rappresenta una valorizzazione del ruolo. «Oggi c’è una maggiore consapevolezza che i servizi in farmacia possano rappresentare, direttamente o indirettamente, un’opportunità di guadagno» ha spiegato Fregosi «Infatti, anche due anni fa avevamo domandato se “l’erogazione dei servizi era una fonte di guadagno e i ricavi compensavano gli investimenti in termini di risorse economiche e umane”, e la bilancia pendeva dal lato “investimenti maggiori dei ricavi”, mentre oggi la bilancia è equilibrata». Nel tempo il farmacista «ha capito che direttamente o indirettamente la farmacia dei servizi rappresenta una fonte di guadagno, anche solo per motivazione anche indotta: il cliente paziente entra in farmacia per un servizio e poi ovviamente una volta che è dentro alla farmacia può acquistare anche altri prodotti».

Le opportunità però relativamente alla farmacia dei servizi e quindi all’evoluzione della farmacia vengono intercettate maggiormente dal farmacista maturo: per lui i servizi rappresentano uno dei driver che può portare a trasformare la farmacia in hub sanitario in un punto di riferimento importante. «Invece il giovane farmacista è più cauto nella sua valutazione» sottolinea Fregosi.

Le nuove generazioni ricercano soddisfazione ed equilibrio

Quali sono ad oggi i bisogni del farmacista? «Soprattutto i giovani farmacisti richiedono un maggiore equilibrio tra la vita lavorativa e la vita privata. Quello che vorrebbero è fare un lavoro che dia piena soddisfazione, svolgere un ruolo di riferimento nell’ambito sanitario, ma con un buon equilibrio con la vita personale» spiega Fregosi. Ai titolari i collaboratori chiedono «più flessibilità per favorire l’equilibrio tra la vita privata e il lavoro e poi anche un percorso formativo diverso rispetto a quello che viene offerto oggi. Inoltre strumenti digitali che aiutino a migliorare la gestione della farmacia, quindi anche maggiore efficienza».

La formazione deve essere più mirata

Tra i bisogni sicuramente emerge il bisogno di formazione. «Non si tratta di una richesta di quantità di corsi di formazione, perché tutti dichiarano di averne fatti anche tre, quattro durante l’anno, ma di tipologia e di modalità di corsi di formazione». I corsi non rispondono alle esigenze attuali, in particolare alle esigenze nel supporto del lavoro quotidiano e poi i corsi sono molto teorici. Per il 61% dei farmacisti il corso di laurea non prepara in modo adeguato alla professione. Il 52% indica che dovrebbe essere meno ancorato alla dimensione scientifica. «In particolare i giovani richiedono un percorso formativo più ampio, quindi che spazi su altre tipologie oltre all’aspetto tecnico-scientifico, ad esempio corsi per preparare il farmacista e effettuare i servizi che la farmacia può dispensare, corsi per preparare la gestione di patologie molto comuni o corsi di marketing per preparare il farmacista alle logiche commerciali e di vendita della farmacia».

AI in farmacia

L’intelligenza artificiale viene percepita principalmente come uno strumento di supporto per il farmacista. I farmacisti più giovani mostrano una maggiore familiarità con questi strumenti: il 56% dichiara di utilizzare già l’AI in modo abbastanza costante nel proprio lavoro, contro il 40% dei farmacisti più maturi. L’AI viene impiegata soprattutto per: raccogliere informazioni e novità sui prodotti; verificare che il prodotto consigliato sia il più adatto al paziente; supportare il processo decisionale nella scelta terapeutica o consulenziale. Nel complesso, l’intelligenza artificiale viene quindi vista come un supporto operativo più che come una minaccia. Solo il 23% degli intervistati la percepisce come un rischio per la professione. Ad oggi, tuttavia, manca ancora una visione chiara e condivisa su come l’AI potrà essere concretamente implementata all’interno della farmacia e su quale sarà il suo reale impatto operativo.

La farmacia del futuro, servizi e consulenza

Nella visione dei farmacisti più maturi, il professionista del futuro sarà soprattutto un fornitore di servizi sanitari. I farmacisti più giovani, invece, immaginano un ruolo che unisce consulenza, servizi e capacità commerciali, ma con un approccio evoluto e supportato dalla tecnologia. Nonostante questa trasformazione, molti farmacisti non si sentono ancora completamente preparati ad affrontare il nuovo scenario professionale. Il livello medio di preparazione percepita «si attesta a 7 su 10, ma solo il 44% degli intervistati dichiara di sentirsi realmente ben preparato. Un ulteriore 46% afferma invece di sentirsi solo “abbastanza preparato”, evidenziando così una forte esigenza di formazione continua e di percorsi di aggiornamento dedicati».

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