Coronavirus e integratori: impatto negativo del lockdown sulla produzione

Coronavirus e integratori: impatto negativo del lockdown sulla produzione

Vitamina C e D, integratori per il sistema immunitario: nei primi giorni dell’emergenza Coronavirus le vendite sono cresciute molto, tanto da creare problemi di approvvigionamento.

Qual è stato l’impatto delle misure di lockdown imposte dal governo nel settore degli integratori alimentari? Qualche dato arriva da una survey condotta da Federsalus per ascoltare le imprese e valutare l’impatto della crisi, con lo scopo di osservare le problematiche che le aziende stanno affrontando e intervenire a tutela del comparto con misure modulate e coerenti.

Ripensare in chiave digital gli scambi commerciali con l’estero

Alla survey hanno aderito 87 aziende rappresentative dell’intera filiera industriale, cioè aziende a marchio, materie prime e produzione in conto terzi. La fotografia scattata restituisce un quadro di generale preoccupazione da parte delle aziende del settore.

I risultati mostrano conseguenze dell’emergenza su quasi tutte le aziende rispondenti (94%), generando ritardi nella produzione e nella consegna dei prodotti per oltre 3 aziende su 4, ma anche rallentamenti nella domanda e nel fatturato (quasi il 60% del totale).

Le aziende a marchio soffrono il blocco della circolazione delle proprie reti di vendita (68%) e informazione medica, peculiare nella promozione dei prodotti presso il medico e il farmacista (70%).

L’impatto negativo sul fatturato riguarda in media il 59% delle aziende (il 27% significativo). D’altra parte, al contrario un 30% rileva un effetto positivo. In particolare, la crisi sembra avere impatto nullo o positivo sul fatturato del 60% delle aziende di materie prime e del 50% delle aziende di medie e grandi dimensioni, mentre ha un impatto negativo per il 62% delle aziende a marchio e di piccole o piccolissime dimensioni.

L’effetto dell’emergenza sull’evasione ordini riguarda il 34% del campione (30 aziende) con una media di ordini inevasi del 21% e incide soprattutto sulle aziende di materie prime e aziende di piccole dimensioni, mentre è praticamente nulla per le aziende grandi.

Per il futuro c’è grande preoccupazione, anche rispetto alla ripresa dei rapporti internazionali e per l’impatto della crisi globale sull’export. La mancata partecipazione e/o la cancellazione di fiere o eventi promozionali in Italia e/o all’estero ha già causato importanti danni per le aziende del settore. Circa la metà del campione registra perdite legate all’emergenza e le incognite circa la sua durata ed evoluzione generano un’aspettativa negativa per il futuro.

«Raccogliendo i primi segnali, abbiamo incontrato la direzione generale per la Promozione del sistema Paese del Maeci e Ice Agenzia per rimodulare il piano di interventi a supporto dell’internazionalizzazione in uno scenario a mobilità ridotta e proporre di lavorare congiuntamente a piattaforme digitali che consentano di gestire efficacemente la promozione dell’offerta italiana all’estero sia a livello di singola impresa che collettivo, e intese internazionali per semplificare le procedure degli scambi commerciali», ha spiegato Marco Fiorani (nella foto sopra), presidente di Federsalus, commentando i risultati della survey.

L’idea – come spiegato dall’ufficio stampa di Federsalus a Pharmaretail – è quella di ripensare un modo diverso di trattare gli scambi commerciali con l’estero, avvalendosi del supporto di strumenti tecnologici per poter garantire uno scambio di merci, ma anche di poter fare promozione, informazione, relazione e trattative a distanza. 

In conclusione, aggiunge Fiorani, «l’atteggiamento prevalente delle nostre imprese verso il futuro è nella direzione di un ripensamento dei modelli organizzativi per raccogliere le sfide dell’innovazione offerte dai nuovi strumenti digitali». Digitalizzazione che è già entrata a far parte del lavoro quotidiano nelle aziende che hanno risposto alla survey. L’89% delle aziende applica il lavoro da remoto/smart working al 67% del personale in media con punte del 76% nelle aziende a marchio e del 22% nelle aziende di produzione. Il 70% delle aziende prevede di adottare tale modalità di lavoro anche post emergenza, in particolare le aziende a marchio.

Infine dal punto di vista economico, le aziende hanno manifestato una reazione immediata all’emergenza: in particolare, il 48% ha attivato misure di prevenzione per future crisi di liquidità. Il 22% delle aziende dichiara di aver già fatto ricorso attivo alla cassa integrazione, in particolare le aziende più piccole, a marchio e di materie prime. Il ricorso a questa misura potrà aumentare in futuro in funzione della durata dell’emergenza perché problemi di liquidità sono dichiarati dal 20% delle aziende.

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