Uso dei farmaci durante l’epidemia COVID-19: in farmacia, vitamina C e ansiolitici

Uso dei farmaci durante l’epidemia COVID-19: in farmacia, vitamina C e ansiolitici

Secondo l’Agenzia italiana del farmaco l’emergenza sanitaria legata all’epidemia COVID-19 che ha colpito l’Italia nei mesi di marzo e aprile e l’impatto che essa ha avuto sulle strutture sanitarie di una parte del nostro Paese, impongono una valutazione rigorosa, lucida e razionale di quanto successo per trarre insegnamenti e spunti di miglioramento: da qui l’esigenza di predisporre un Rapporto OsMed specifico per fornire un quadro completo dell’uso dei farmaci durante l’epidemia COVID-19, realizzato grazie ai dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

I consumi in farmacia: poco sildenafil, tanti ansiolitici

L’obiettivo del rapporto è quello di analizzare la tipologia di farmaci utilizzati per fronteggiare il COVID-19, a livello ospedaliero e a livello territoriale, anche in considerazione delle decisioni regolatorie assunte dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). «Il Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia COVID-19» ha spiegato Nicola Magrini, Direttore Generale dell’AIFA «è un prodotto dell’OsMed che definirei il ‘flagship tool’ dell’AIFA, attivo ormai da 20 anni grazie alla collaborazione con l’ISS e altre Istituzioni italiane. La pubblicazione è stata elaborata in tempi record, con la stessa tempestività con cui AIFA ha dato risposta continua e rigorosa alla situazione di emergenza».

Il Rapporto si compone di tre sezioni che approfondiscono le diverse modalità di erogazione dei farmaci: il canale degli acquisti diretti, cioè dei medicinali direttamente acquistati e dispensati presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN); gli acquisti presso le farmacie territoriali pubbliche e private rimborsati dal SSN tramite ricetta; quelli privati a carico dei cittadini, prevalentemente per i farmaci di classe C.

Un primo focus è relativo ai farmaci specificatamente utilizzati per il COVID-19, includendo i farmaci che sono stati valutati dall’AIFA, in fasi diverse e a vario titolo (uso compassionevole, uso off-label, studi sperimentali, ecc.), per il trattamento di pazienti con COVID-19: in questo ambito, si è assistito ad un incremento importante dei consumi di idrossiclorochina e azitromicina, di alcuni antivirali e degli inibitori dell’interleuchina 6. L’andamento temporale degli acquisti riflette le diverse fasi dell’epidemia e testimonia un iniziale esteso utilizzo di medicinali fuori indicazione terapeutica che è stato poi convogliato, grazie alla centralizzazione delle approvazioni degli studi clinici per COVID-19 presso l’AIFA, in protocolli clinici con maggiori garanzie di rigore metodologico e di prescrizione etica per i pazienti.

In ambito territoriale, si sono mantenuti stabili i consumi per le categorie di farmaci impiegati per le malattie croniche, a testimonianza del buon esito delle strategie poste in atto per favorire la continuità assistenziale per i malati cronici e fragili, tra cui l’estensione della validità dei piani terapeutici, la dematerializzazione della ricetta medica e l’informazione istituzionale. Mentre L’analisi dell’acquisto privato da parte dei cittadini tramite il canale delle farmacie territoriali, pubbliche e private, “fornisce un importante contributo alla caratterizzazione della tendenza all’utilizzo di alcuni medicinali per i quali non ci sono solide evidenze di efficacia, segnalando l’esigenza di una informazione indipendente, professionale e autorevole sul tema, per contrastare le tante false aspettative e credenze che hanno caratterizzato questa epidemia”. Infatti, le categorie o i principi attivi per cui le farmacie pubbliche o private si sono approvvigionate maggiormente in modo significativo, in vista di erogazioni dirette ai pazienti, sono state: idrossiclorochina, farmaci a base di acido ascorbico (vitamina C), ansiolitici per uso non parenterale e prodotti a base di vitamina D e analoghi, quest’ultimo tuttavia non significativo. Di contro le categorie e principi attivi per i quali le farmacie si sono approvvigionate meno sono: antiinfiammatori non steroidei e antipiretici.

Per quanto riguarda i farmaci contenenti acido ascorbico (prodotti OTC), molte notizie che si sono susseguite nel corso del periodo pandemico hanno attribuito all’acido ascorbico ad alte dosi proprietà curative e preventive contro il COVID-19. Tali informazioni erano correlate alla somministrazione parenterale della vitamina C nell’ambito di alcuni studi in corso in Cina e probabilmente spiegano anche questo incremento nell’approvvigionamento di prodotti nel canale delle farmacie territoriali, che raggiunge un picco proprio a marzo 2020.

Infine, relativamente agli inibitori della fosfodiesterasi (es. sildenafil, tadalafil, ecc.) si nota una marcata riduzione negli acquisti in corrispondenza del lockdown. Tale contrazione è confermata anche nel mese di aprile ed è complessivamente una riduzione significativa se si confronta il periodo pre-COVID con il periodo post. Considerata l’indicazione principale delle molecole afferenti a questa categoria, ovvero la disfunzione erettile, tale riduzione potrebbe essere ricondotta ad una modifica nei comportamenti abituali con conseguente riduzione nel ricorso a questi farmaci in corrispondenza della quarantena.

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