Un decreto ministeriale per consentire ai cittadini di esprimere il consenso alla donazione di organi e tessuti direttamente in farmacia, con lo stesso valore che ha oggi la dichiarazione resa allo sportello anagrafico. È la proposta lanciata dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, già presidente della Croce Rossa Italiana, in occasione della presentazione della campagna regionale “Solo un Sì”.
La campagna invita i cittadini a esprimere il consenso alla donazione al momento della richiesta o del rinnovo della carta d’identità elettronica. La locandina raffigura una CIE con al centro un cuore che genera connessioni tra sette persone, il numero di pazienti che una singola donazione può aiutare, e sarà diffusa da domani su mezzi Atac, bus Cotral, metropolitane e in 120 sale cinematografiche del Lazio. Nel primo semestre 2026 la Regione registra un +26% di potenziali donatori, un +45% di donatori utilizzati e un +38% di trapianti realizzati.
È in questa occasione che Rocca ha rivolto l’appello al ministero della Salute: «Per fornire il consenso alla donazione degli organi nelle farmacie, so che basterebbe un piccolo decreto ministeriale, per autorizzare le farmacie a fare le procedure» ha dichiarato, spiegando di averne già parlato con l’Ordine dei farmacisti e con Federfarma. Il presidente ha riferito che l’ipotesi sarebbe vista con favore da entrambe le sigle.
La convenzione siciliana del 2024
Un meccanismo diverso, ma sullo stesso terreno, era stato sperimentato in Sicilia. Nel 2024 Federfarma Sicilia aveva firmato una convenzione con il Centro Regionale Trapianti, l’Ordine dei farmacisti di Palermo e i Lions Sicilia, per dare informazioni sulla donazione e raccogliere le firme dei cittadini sull’atto olografo dell’Associazione Italiana per la Donazione di organi, tessuti e cellule. Si tratta però di un canale distinto: l’adesione tramite AIDO non ha lo stesso valore giuridico della dichiarazione resa in Comune al momento del rilascio della CIE, che confluisce direttamente nel Sistema Informativo Trapianti, ed è quest’ultimo il meccanismo che Rocca chiede ora di estendere alle farmacie.
Il farmacista, un interlocutore di fiducia
Chi si rivolge al farmacista lo fa quasi sempre per un problema di salute, proprio o di un familiare, ed è già abituato a discutere con lui di argomenti che riguardano il corpo, la malattia, la cura. È un rapporto costruito nel tempo, spesso con la stessa persona riconosciuta di vista o di nome. La domanda sul consenso alla donazione arriverebbe quindi da chi è già interlocutore abituale su questi temi, non da un impiegato incontrato per la prima volta allo sportello anagrafico nel mezzo di una pratica che riguarda tutt’altro. A differenza del meccanismo legato alla CIE, che si attiva solo al momento del rilascio o del rinnovo del documento, la farmacia offrirebbe inoltre la possibilità di dichiarare la propria volontà in qualunque momento, senza dover attendere una scadenza né recarvisi apposta.




