L’industria farmaceutica italiana è un comparto solido con un ruolo strategico, con crescite superiori rispetto alla media europea e in grado di trainare l’export nazionale, investendo costantemente in ricerca e produzione. Lo ha ribadito l’Assemblea 2026 di Farmindustria “Geopolitica e innovazione- L’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della nazione” del 23 giugno a Roma.
Un comparto in forte e costante espansione
In apertura dei lavori, un messaggio di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, ha definito la farmaceutica «una delle eccellenze assolute del Made in Italy, un settore strategico per la salute, la crescita e la sicurezza della Nazione. È il comparto industriale in cui vantiamo il primato europeo per produttività e competitività, con una crescita record in termini di fatturato, investimenti, export. Alla farmaceutica è legato un concetto fondamentale, che è quello del valore. Il valore dell’innovazione, che contribuisce alla salute dei cittadini e migliora la qualità della vita». Ha proseguito Meloni: «oltre alle misure già adottate in questi anni per rafforzare il comparto, stiamo lavorando con grande determinazione per portare a termine una riforma attesa da decenni, ovvero il nuovo Testo Unico della legislazione farmaceutica. Un provvedimento fondamentale per semplificare l’impianto regolatorio, dare maggiori certezze agli operatori, accelerare l’accesso all’innovazione e rimanere competitivi davanti alle grandi trasformazioni in atto, dall’intelligenza artificiale alle nuove piattaforme terapeutiche».
Presentando i numeri della farmaceutica, non si può non guardare alle mutazioni dell’assetto mondiale: «la geopolitica e la geoeconomia stanno mutando ed evolvendo continuamente. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a dinamiche senza precedenti: i mutamenti registrati in soli due anni superano probabilmente quelli dei dieci anni antecedenti la pandemia» ha dichiarato Marcello Cattani, rieletto per il terzo mandato alla guida di Farmindustria per il biennio 2026-2028 «Dal Covid in avanti tutto ha accelerato, delineando una nuova normalità che siamo chiamati a gestire. L’obiettivo è preservare e garantire i capisaldi chiaramente indicati dal Presidente del Consiglio Meloni: valore, difesa, sicurezza, innovazione, occupazione qualificata, nonché la sicurezza sociale ed economica dei cittadini». Ha proseguito il presidente Cattani: «In un mondo che corre in modo molto veloce, i benefici si riflettono già in maniera tangibile e concreta sulla qualità della vita di tutti noi. Oggi l’aspettativa di vita media ha raggiunto gli 84 anni, grazie a una crescita costante di 3 mesi all’anno negli ultimi 50 anni. La mortalità è in calo in tutte le sue dimensioni: da quella assoluta a quella legata all’oncologia, fino alle patologie croniche e infettive. Questo traguardo è il risultato del nostro sforzo, focalizzato ogni giorno a portare, sviluppare e ricercare nuovi farmaci e nuovi vaccini per migliorare le cure, l’aspettativa e la qualità di vita dei cittadini. Ma non finisce qui: il nostro impegno è quello di continuare a investire».
Innovazione e valore sociale
I dati diffusi da Farmindustria delineano il profilo di un comparto in forte e costante espansione, consolidando il ruolo della farmaceutica non solo come pilastro del Servizio sanitario nazionale, ma come vero e proprio motore economico del Paese. Nell’ultimo decennio, l’export farmaceutico italiano ha registrato una crescita straordinaria del 248%, superando nettamente la media dell’Unione Europea (+148%) e le performance dei principali competitor continentali. Nel 2025, il settore ha raggiunto i 74 miliardi di euro di valore della produzione, di cui ben 69 miliardi destinati alle esportazioni, arrivando a pesare per circa il 2% sul PIL nazionale. Una filiera vitale che oggi garantisce occupazione a 72.200 addetti diretti, una cifra che supera le 300mila unità se si considera l’intero indotto.
Oltre ai numeri, dall’Assemblea di Farmindustria emerge con forza il valore clinico e sociale dell’innovazione terapeutica, i cui riflessi sulla salute pubblica e sulla qualità della vita sono misurabili nel lungo periodo. Negli ultimi cinquant’anni, l’aspettativa di vita in Italia è progredita al ritmo medio di tre mesi ogni anno, sfiorando oggi la soglia degli 84 anni. Nell’arco dell’ultimo quarto di secolo, inoltre, la disponibilità di nuove opzioni farmacologiche ha contribuito a una contrazione del 31% della mortalità complessiva; un trend guidato dal calo del 41% dei decessi legati alle patologie croniche e dalla riduzione del 27% della mortalità oncologica. Dati, questi ultimi, che confermano come il progresso scientifico e industriale si traduca direttamente in un beneficio tangibile per la gestione del paziente sul territorio.
Per il prossimo futuro, sottolinea Cattani, «serve una strategia, serve del tempo, perché non possiamo pensare di cambiare l’ordine delle cose dall’oggi al domani: nelle dipendenze, nelle filiere strategiche. Serve una direzione che crediamo il governo abbia ben identificato, su cui ci stiamo confrontando per far sì che sia nello sviluppo dei nuovi farmaci sia nella ricerca clinica, l’Italia possa avere una posizione sicuramente più rilevante rispetto al quarto posto. La Spagna ha superato conquistando il terzo posto grazie al fatto di aver agito prima di noi, ma non per inerzia di un governo, ma per il ritardo nell’adottare un approccio che identificava chiaramente, alla luce dei regolamenti europei, già nel 2015, come la ricerca dovesse puntare sul digitale, sulla semplificazione, su un modello virtuoso di pubblico privato. La Francia l’ha fatto e ne ha beneficiato in termini di risultati». Ma il dato che più deve preoccupare è che «oggi la Cina scopre più farmaci di Europa e Stati Uniti messi insieme e quindi serve una visione strategica, che deve partire dall’Europa, per l’individuazione delle priorità dei settori che hanno il più alto valore aggiunto della ricerca e sviluppo, della collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. Deve essere davvero qualcosa di tangibile».




