Laureati in Farmacia e Ctf ancora in calo, il Rapporto Almalaurea 2024

Laureati in Farmacia e Ctf ancora in calo, il Rapporto Almalaurea 2024

Il XXVI Rapporto del Consorzio Interuniversitario Almalaurea sul “Profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati 2024”, appena reso pubblico, prende in considerazione 78 atenei italiani; un documento essenziale per comprendere come evolve, di anno in anno, la relazione tra accademia e mondo del lavoro.

Da quest’ultima rilevazione emerge che nel 2023 i laureati in Farmacia e Ctf sono stati 4.030 contro i circa 4.200 del 2022. Si conferma dunque il trend che, già da qualche anno, vede in calo le lauree che conducono alla qualifica di farmacisti, impiegati nelle farmacie territoriali o ospedaliere piuttosto che in ambito aziendale. Si consolida, d’altro lato, la prevalenza femminile, con il 75% circa di laureate rispetto alla totalità delle lauree assegnate. Resta stabile il dato relativo all’età media alla laurea, pari a 26,8 anni, con una prestazione migliore da parte delle donne (26,7 vs 27,3). Il punteggio medio degli esami è di 25,5, con una media di 25,6 per le donne e 25,2 per gli uomini, mentre per il voto di laura il gap è maggiore con 102,9 per le donne e 100,8 per gli uomini. Si laurea in corso il 43% delle donne vs il 36% degli uomini, per una durata media degli studi che per le donne è di 7 anni, e per gli uomini di 7,4.

Più in generale si conferma che oltre la metà delle lauree in Italia è di genere femminile: nel 2023 la quota è del 60,0%, tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni. Le donne hanno un’incidenza più alta nei corsi magistrali a ciclo unico: il 68,6%, rispetto al 57,7% nei magistrali biennali e al 59,7% nei corsi di primo livello. Maggiore la propensione femminile a scegliere percorsi umanistici rispetto a quelli scientifici, in particolare quelli dell’area Stem (Science, technology, engineering, mathematics)

Retribuzioni e gender gap

Tornando ai neo farmacisti, il rapporto attesta che lo stipendio si aggira sui 1.700 euro a cinque anni dalla laurea, sfiora i 1.600 a tre anni e i 1.500 a un anno. Permane quello che si definisce gender gap, ovvero il divario tra retribuzioni “al maschile” e “al femminile”. E così una farmacista laureata da cinque anni può percepire 160 euro in meno rispetto a un farmacista suo omologo, 136 in meno se laureata da tre anni, 57 in meno se laureata da un anno. Va peraltro ricordato – sottolinea nel Rapporto – che le retribuzioni relative al 2023 (ovviamente non solo quelle dei farmacisti) se, da un lato, risultano, in termini assoluti, più alte rispetto all’anno precedente, in realtà devono scontare le conseguenze dell’inflazione: «In termini reali i livelli retributivi hanno subìto nel 2023 una contrazione generalizzata».

Altri dati interessanti riguardano la disponibilità dei neolaureati di lavorare all’estero: risposta affermativa per il 46% di essi se la destinazione è un Paese europeo ma il 23,5% non disdegnerebbe nemmeno una meta extracontinentale. Disponibile invece a trasferte di lavoro – e nel caso a un eventuale cambio di residenza – il 39,1% dei neolaureati, con una netta prevalenza della componente maschile.

Allargando lo sguardo

Se si considera l’universo dell’occupazione nella sua totalità il documento Almalaurea mette in evidenza un dato positivo: «Il confronto con le rilevazioni degli anni precedenti evidenzia, per entrambi i collettivi presi in esame, l’aumento dei contratti a tempo indeterminato (rispetto alla rilevazione del 2022, +3,0 punti percentuali per i laureati di primo livello e +3,3 punti per quelli di secondo livello) e la contrazione dei contratti formativi, soprattutto tra i laureati di secondo livello (-2,7 punti; -0,6 punti tra quelli di primo livello). I contratti a tempo determinato, invece, risultano in calo tra i laureati di primo livello (-1,1 punti percentuali) e stabili tra quelli di secondo livello. Sostanzialmente stabili, sia tra i laureati di primo livello sia tra quelli di secondo livello, le attività in proprio. A cinque anni dal conseguimento del titolo, la quota di chi è assunto con un contratto a tempo indeterminato supera la metà degli occupati e raggiunge addirittura il 72,7% tra i laureati di primo livello e il 52,6% tra quelli di secondo livello».

Tra le criticità evidenziate da Ivano Dionigi, presidente di Almalaurea, in sede di presentazione del Rapporto, «si deve registrare un duplice divario, geografico e di genere: quello tra Nord/Sud (dal Mezzogiorno si emigra al Nord per iscriversi all’università e ancor più massicciamente per trovare lavoro dopo la laurea) e quello tra uomini e donne, le quali, pur essendo più performanti nel curriculum di studi, risultano svantaggiate nella retribuzione, nella carriera e nella mobilità».

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