Nei primi dieci mesi del 2025 la spesa farmaceutica pubblica supera i 21 miliardi di euro. Secondo il monitoraggio AIFA relativo al periodo gennaio-ottobre, il totale si attesta a 21.027,3 milioni, con uno scostamento di 3.769,7 milioni rispetto alle risorse complessive programmate. La spesa assorbe così il 18,64% del Fondo sanitario nazionale, contro un limite complessivo del 15,30%.
La convenzionata resta sotto il proprio tetto: vale 7.208,8 milioni, incide per il 6,39% del Fondo sanitario nazionale a fronte del limite del 6,80% e lascia un avanzo di 461,3 milioni. La spesa però cresce rispetto al 2024: la netta convenzionata aumenta di 252,6 milioni, mentre le ricette restano quasi ferme, a 478,8 milioni (-0,4%).
Sul movimento della convenzionata incide anche il recepimento, non ancora completo a ottobre 2025, della riclassificazione delle gliflozine dalla fascia A-PHT alla fascia A, che trasferisce parte della spesa dalla distribuzione diretta alla farmacia convenzionata.
Il disavanzo si concentra invece sugli acquisti diretti. Al netto dei gas medicinali e della spesa coperta dal fondo per innovativi e antibiotici «reserve», questa voce arriva a 13.605,9 milioni, pari al 12,06% del Fondo sanitario nazionale, contro un tetto dell’8,30%. Lo scostamento è di 4.243,9 milioni.
Nella composizione degli acquisti diretti, la spesa per farmaci non innovativi cresce del 10,2%, passando da 12.704,2 milioni a 14.002,3 milioni. La spesa per farmaci innovativi, stimata per le sole indicazioni innovative piene e condizionate, cala invece del 28,8%, da 835,1 milioni a 594,5 milioni.
Il monitoraggio conferma forti differenze regionali su entrambi i canali. Per la convenzionata, otto regioni superano il tetto del 6,80%: Lombardia (7,40%), Basilicata (7,32%) e Calabria (7,24%) registrano i valori più elevati, seguite da Sardegna (7,03%), Abruzzo (7,00%), Campania (6,98%), Puglia (6,97%) e Molise (6,93%). Su livelli più contenuti si collocano Bolzano (4,53%), Emilia-Romagna (5,15%), Veneto (5,27%), Toscana (5,41%) e Valle d’Aosta (5,47%).
Per gli acquisti diretti la variabilità è ancora più ampia: la Sardegna incide sul proprio Fondo sanitario regionale per il 15,04%, mentre la Provincia autonoma di Trento si ferma al 10,03%.




