Medici di famiglia nelle Case di comunità: dopo la riforma bocciata, si ragiona sulle alternative

Medici di famiglia nelle Case di comunità: dopo la riforma bocciata, si ragiona sulle alternative

La riforma della medicina generale non si farà, almeno non nella forma immaginata dal ministro Schillaci. L’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale ha incontrato una resistenza compatta, e il progetto è stato accantonato. Il dibattito su come garantire il personale medico nelle Case di comunità, però, è tutt’altro che chiuso.

 

 

 

I medici europei intervengono

L’8 giugno l’Unione Europea dei Medici di Medicina Generale e di Famiglia (Uemo), che riunisce le rappresentanze dei medici di famiglia di circa venticinque Paesi, è intervenuta con un appello formale firmato dal presidente Tiago Villanueva e diffuso da Bruxelles. Carenza di medici, invecchiamento della popolazione, aumento della cronicità e necessità di integrazione multiprofessionale sono sfide reali, ma vanno affrontate rafforzando la medicina generale, non stravolgendone la natura. Trasformare il modello convenzionale italiano rischierebbe di smontare qualcosa che il resto d’Europa riconosce come eccellenza. La Fimmg porterà l’appello all’Assemblea Nazionale del 13 giugno come base per ragionare su come evolvere senza snaturare.

Società tra professionisti

Negli scorsi giorni Claudio Testuzza, medico e collaboratore di Sanità24 del Sole 24 Ore, ha avanzato sulle pagine del giornale una proposta: le società tra professionisti come via d’uscita dall’impasse. Il modello, già previsto dall’ordinamento, consentirebbe ai medici di medicina generale di entrare nelle Case di comunità attraverso forme associative riconosciute e iscritte all’Albo, mantenendo la natura libero-professionale. Le aziende sanitarie avrebbero professionisti garantiti, i medici otterrebbero vantaggi fiscali legati alla tassazione societaria e l’accesso al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali. Una soluzione che prova a tenere insieme le esigenze del sistema con quelle della categoria, senza passare dalla dipendenza.

Il farmacista nell’équipe

Mentre il dibattito sul personale medico resta aperto, Agenas ha già delineato, in una bozza di linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali nelle Case di comunità, quale contributo ciascuna figura professionale dovrebbe portare. Per il farmacista, collocato nell’équipe allargata, i compiti riguardano la gestione delle terapie farmacologiche e la sicurezza dei trattamenti: riconciliazione farmacologica, monitoraggio dell’aderenza terapeutica, prevenzione di interazioni ed eventi avversi, counseling al paziente e al caregiver. Funzioni che pesano soprattutto nei percorsi di cronicità, fragilità e politerapia. La bozza richiama inoltre le farmacie dei servizi come presìdi di prossimità capaci di intercettare precocemente problemi di aderenza e fragilità, riportandoli dentro la presa in carico.

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