Pharmaretail

L'opinione

Oggi parliamo di… strategia

Francesco Fabris   |  12 giugno 2018

Continua la rubrica che approfondisce i  lemmi più importanti dell’attività economica della farmacia, non proprio in maniera enciclopedica ma aggiungendo qualche considerazione e qualche osservazione che servano a inquadrarli meglio nella specificità del punto vendita. Oggi parliamo di strategia.

Secondo il vocabolario Devoto-Oli, la strategia è il ricorso motivato e ragionato a mezzi idonei al raggiungimento di uno scopo. La tattica, invece, in una delle sue accezioni, sempre secondo il medesimo dizionario, è un comportamento abile e accorto, necessario in determinate circostanze per ottenere da altri quanto si desidera. Da un lato si parla di manovre di largo respiro, dall’altro di piccolo cabotaggio. Ora, il nostro Paese, notoriamente fecondo nel produrre santi, poeti, navigatori, è anche prolifica patria di tattici, ma è straordinariamente avaro nel generare strateghi, in qualsiasi campo.


Italiche strategie su questioni di primaria importanza

Quanto abbiamo affermato, non è soltanto una carenza ascrivibile a manager e piccoli imprenditori italiani (quali sono pure i titolari di farmacia), ma coinvolge anche i pubblici amministratori. A parlare della più drammatica questione dei giorni nostri, e cioè l’immigrazione, ricordiamo che a più di un governo, negli ultimi vent’anni, è stata lanciata l’accusa di avere, nei confronti della tragedia degli sbarchi, come sola strategia il maltempo nel Canale di Sicilia che impediva (e neanche sempre) ai gommoni di prendere il mare. Un altro tema: l’inquinamento dell’aria. L’approccio a polveri sottili e altri inquinanti è sempre stato ed è tuttora estemporaneo, variegato, episodico. Tanto che spesso le autorità preposte sono state accusate di avere come unico approccio l’attendere che un po’ di pioggia e di vento disperdessero le sostanze nocive. Si potrebbe proseguire: pensiamo alle calamità naturali, che si susseguono senza adeguati programmi di prevenzione.

In mancanza di un piano strategico per le emergenze, nei momenti più difficili i pubblici amministratori, a parte qualche intervento tattico, attendono che la tensione cali. “Domani è un altro giorno”, diceva Rossella O’Hara. O, se preferite Eduardo De Filippo, “Ha da passà ‘a nuttata”.


Manca la fiducia nell’approccio strategico?

Per spiegare la carenza di pensiero ad ampio orizzonte, ci vengono in mente più ipotesi, tra le quali l’incapacità di concepire piani di largo respiro o, peggio, una maggiore fiducia nelle tattiche: approcciare ogni singolo problema sui due piedi, confidando che l’assenza di una vera e propria strategia sia la migliore strategia possibile. E’ chiaro che fissare una strategia è una scelta, che inevitabilmente toglie un po’ di flessibilità. Solo che il costo di tale presunta libertà di azione è altissimo, anche se non sempre avvertibile con facilità.

Spesso il patrimonio di laboriosità, creatività, gusto e flessibilità proprio del nostrano DNA è vanificato dalla carenza in materie come programmazione e pianificazione strategica. E pensare che, nel suo modo un po’ criptico di dare lezioni, Sun Tzu, generale cinese, già nel VI secolo a. C. tesseva le lodi della strategia: “L’abbondanza dei calcoli assicura la vittoria, e una loro scarsità la impedisce.”


E in farmacia?

Per venire al mondo della farmacia, temiamo che i camici bianchi non sfuggano totalmente allo stereotipo dell’italiano poco stratega e incrollabilmente fiducioso invece nell’improvvisazione, nella situazionalità, nello “stellone”. Non si tratta, beninteso, di critiche alle politiche delle istituzioni dei farmacisti, che spettano, se e quando è il caso, ai camici bianchi, i soli aventi diritto a giudicare in tali contesti. Ci riferiamo ai singoli titolari che amministrano le farmacie, aziende non sempre di limitate dimensioni, e che hanno responsabilità di personale e di fatturati milionari. Quanti si curano degli aspetti strategici della loro impresa? Quanti sono capaci di concepire e di implementare rigorosamente una strategia? E di fare un piano di business? In un mondo più difficile e più competitivo non ci si può più limitare al tatticismo, ma bisogna fissare con cognizione di causa gli obiettivi da conseguire e conoscere il modo per raggiungerli. Il vero farmacista manager lo deve saper fare e lo deve fare. Perché, diceva Lucio Anneo Seneca, per chi non sa dove andare non c’è vento che sia favorevole.



L'AUTORE

Francesco Fabris

Giornalista freelance iscritto all’albo come pubblicista, esperto di marketing e di comunicazione. Il suo è un percorso particolare. Laureato in matematica all’Università di Trieste, si è formato in Unilever. Ha ricoperto posizioni direttive in multinazionali farmaceutiche e successivamente ha lavorato come consulente di direzione e formatore, associato a importanti società di consulenza. È stato per anni docente nella School di Ec Consulting Italia.