Anche la pharmaceutical care vuole la rete

Anche la pharmaceutical care vuole la rete

Non dovrebbe essere soltanto il ddl concorrenza, con l’apertura della titolarità al capitale, a spingere le farmacie indipendenti verso forme di aggregazione come le cooperative o i network. Anche le dinamiche della pharmaceutical care invitano ad andare nella stessa direzione, soprattutto oggi che un numero crescente di industrie del pharma si lancia in esperienze di questo genere. E’ la considerazione che arriva da Marco Cossolo, amministratore delegato di Farmauniti, il gruppo di vendita che raccoglie circa 680 farmacie tra Piemonte, Val d’Aosta e Liguria. A “suggerire” la riflessione è il progetto MyStar Connect, promosso da Sanofi in collaborazione con la cooperativa piemontese: ufficializzata nei giorni scorsi, l’iniziativa coinvolge circa 200 farmacie del consorzio, che in collegamento con i Centri diabetologici del territorio si proporranno fino a dicembre come punto di riferimento prioritario del paziente diabetico. Grazie alle tecniche della telemedicina e a una cartella diabetologica informatizzata che farà da piattaforma per monitoraggio e trasmissione dati, le strutture specialistiche potranno seguire il malato a distanza e ricevere i valori glicemici dei controlli periodici. Il tutto con la massima comodità per il paziente, che può avvantaggiarsi della capillarità delle farmacie.


«Questa iniziativa si ricollega strettamente ai progetti messi in cantiere da Federfarma Piemonte per la pharmaceutical care nelle farmacie di comunità» commenta Marco Cossolo, amministratore delegato di Farmauniti «ma è cruciale che l’azienda, per lanciare MyStar Connect, abbia voluto espressamente appoggiarsi a un network». Il punto è fondamentale: sono sempre di più le aziende che lanciano programmi di monitoraggio delle terapie associati a una loro molecola di nuova immissione, oppure all’applicazione di programmi di rimborso condizionato sui loro farmaci (pay-for-performance o pay-for-result), perché un malato che non assume il medicinale quando occorre è un “segno meno” nei dati epidemiologici su cui poi viene misurata la risposta del prodotto. «Ma i programmi di monitoraggio come quelli messi in campo con MyStar Connect» riprende Cossolo «hanno significato soltanto se possono appoggiarsi a una rete di farmacie che lavora effettivamente come una rete».


E per rete non si intende soltanto il collegamento telematico. «Le aziende hanno bisogno di comportamenti standardizzati» continua Cossolo «perché dietro a questi progetti ci sono pratiche e attività che danno risultato soltanto se clonate fedelmente in tutte le farmacie partecipanti». Tutti i farmacisti, in sostanza, devono fare la stessa cosa, raccogliere gli stessi dati allo stesso modo e assicurare ai pazienti lo stesso genere di informazioni con lo stesso linguaggio. Cose che soltanto un network è in grado di assicurare, perché rientrano nella natura stessa dell’aggregazione. «Ne risulta un messaggio che deve arrivare al più presto alle orecchie dei titolari di farmacia» conclude Cossolo «se le farmacie indipendenti non si aggregano, saranno le catene che nasceranno dal ddl concorrenza a fare nam bassa dei programmi di pharmaceutical care lanciati in futuro da aziende farmaceutice e servizi sanitari».

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