Antibioticoresistenza, un approccio multidisciplinare

Antibioticoresistenza, un approccio multidisciplinare

Gli antibiotici, dalla loro introduzione circa settanta anni fa, hanno ridotto in maniera significativa il numero dei decessi causati dalle malattie infettive e migliorato lo stato di salute dei cittadini. Parallelamente allo sviluppo degli antibiotici si è, però, verificata la resistenza batterica, che oggi è un problema a livello mondiale. Di contrasto all’antibiotico-resistenza (Amr) si è parlato al convegno dal titolo “Scenari, priorità e obiettivi, secondo un approccio One Health”, un evento organizzato a Roma, da MSD Italia, che ha visto confrontarsi associazioni, rappresentanti delle istituzioni e del mondo scientifico. Tra gli attori che hanno e avranno un ruolo attivo nella lotta all’antibiotico-resistenza ci sono anche i farmacisti.


L’approccio One Health

L’Italia è il primo paese europeo per utilizzo di antibiotici in ambito umano e terzo per uso sugli animali negli allevamenti intensivi, secondo i dati dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, in Italia il livello di antibiotico-resistenza si colloca fra i più elevati in Europa, con una percentuale annuale di pazienti infetti tra il 7 e il 10 per cento.

Per contrastare la resistenza antimicrobica è necessario quello che viene definito approccio One Health, che coinvolga medicina umana e veterinaria, ricerca, agricoltura e comunicazione. Per essere parte della soluzione, ogni attore deve tenere fede a una responsabilità che dipende direttamente dalla funzione che ricopre: i medici e i ricercatori per quanto riguarda l’appropriatezza e la ricerca; le istituzioni per l’attuazione e la sostenibilità; i farmacisti, gli infermieri e il personale ospedaliero per il rispetto dei protocolli; i pazienti e i caregiver per i comportamenti corretti e il rispetto delle indicazioni del medico; giornalisti per la corretta informazione.

«Il primo passo è capire che un migliore utilizzo degli antibiotici significa non usarli se non ce n’è davvero bisogno. Questo vale sì per i medici, ma anche per gli utilizzatori, ovvero i pazienti, i quali non devono trovare nell’antibiotico la prima soluzione quando gli si diagnostica un raffreddore, un’influenza, delle bronchiti blande», sottolinea Matteo Bassetti, vice presidente della Società italiana terapia antinfettiva (Sita). «Nel loro utilizzo bisogna seguire una serie di regole, le stesse alla base della cosiddetta Stewardship: dare il farmaco giusto, alla giusta dose, per la giusta durata e con il giusto ritmo di somministrazione. Sembrano concetti semplici ma in realtà non lo sono: basti pensare a cosa succede abitualmente anche fuori dall’ospedale, con pazienti che autonomamente sospendono la terapia antibiotica quando non la ritengono più utile, o cambiano i dosaggi e i tempi di somministrazione; tutto ciò non è utile, e al contrario fa sì che i batteri sviluppino resistenza, perché non trattati adeguatamente».


Sostenere la Stewardship antimicrobica

Lavorare insieme per promuovere e sostenere la Stewardship antimicrobica è fondamentale, perché solo attraverso un uso appropriato di antibiotici negli animali e negli uomini si può contrastare l’Amr. La ricerca si deve impegnare per trovare nuove molecole antibiotiche. Mentre è necessario diffondere la cultura della prevenzione come arma a supporto della lotta alla resistenza antimicrobica e promuovere l’adozione di stili di vita sani e comportamenti sanitari corretti attraverso la corretta informazione.

«Noi di MSD siamo convinti che la lotta alle malattie infettive non possa prescindere da una chiamata alla co-responsabilità, che coinvolga sia gli attori pubblici sia i privati, nel rispetto del ruolo e della funzione di ciascuno», spiega Nicoletta Luppi, presidente e Ad di MSD Italia. «Per questo crediamo fermamente nella costruzione di partnership, trasparenti e di valore, a fianco del mondo scientifico, dei pazienti e della sanità pubblica. E per questo, continuiamo a mantenere il nostro impegno a investire in ricerca, senza accontentarci degli eccezionali traguardi che abbiamo raggiunto nei nostri 127 anni di storia ma lavorando senza sosta per individuare e rendere disponibili nuovi farmaci e vaccini che possano fare la differenza, contribuendo efficacemente a contrastare le infezioni e l’insorgenza di resistenze».

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