Capitale, da Modena un caso che fa paradigma

Capitale, da Modena un caso che fa paradigma

Doveva essere una semplice vendita azionaria, come le tante che un po’ dovunque i comuni stanno mettendo in piedi per disfarsi o cedere pezzi delle loro farmacie. Invece, rischia di diventare il paradigma della “farmacia di capitale”, quella che comincerà a spuntare quando il ddl concorrenza diventerà definitivamente legge. Stiamo parlando dell’operazione che, a Modena, ha portato nei giorni scorsi Coop Estense – attraverso la sua holding Finube spa – ad acquisire la maggioranza della municipalizzata che controlla le tredici farmacie pubbliche della città. Un blitz, si sarebbe tentati di chiamarlo: in vendita c’era un pacchetto di azioni pari al 17,4% della società, pacchetto appartenente al Comune che intendeva disfarsene per ricavare liquidità; una prima gara, a luglio, era andata deserta e per la seconda, in programma il 22 settembre, l’amministrazione modenese aveva ribassato la base d’asta del 10%. In città si dava per certo che a comprare sarebbe stata la Fondazione Crmo (Cassa di risparmio di Modena), invece all’apertura delle buste l’offerta più alta è stata quella di Coop. Che già deteneva il 46,1% delle comunali e ora, con la nuova fetta di titoli, supera il 63,5% e diventa l’azionista di riferimento. Ossia il comandante della nave, il padrone del vapore.


E così su Modena si sono subito appuntati gli occhi di tutti. Perché fino a questo momento era opinione diffusa che a Coop e alla gdo in genere il comparto farmacia non interessasse: i corner sì, la fascia C anche, ma gestire direttamente una catena di farmacie no, troppo diverso il modello di business e troppo aleatorio il mercato Ssn. Invece, ora, tra esperti e addetti ai lavori c’è chi ha cominciato a ricredersi, e Modena ha contribuito non poco ad aprire gli occhi: cosa c’è di più comodo, per il capitale che vuole costruire una catena in Italia, dell’acquisto in blocco di una municipalizzata? Ti ritrovi in un baleno con svariate decine di farmacie, non devi negoziare con una miriade di piccoli titolari, e soprattutto ti assicuri il controllo di una rete già ben distribuita sul territorio, perché di solito i comuni hanno saputo ubicare molto bene le loro farmacie.


Ma c’è di più. E riguarda nello specifico la Coop. Sono noti da tempo i progetti che l’insegna coltiva nel settore della Sanità integrativa: grazie al sistema cooperativistico, il gruppo ha aperto negli ultimi anni ambulatori odontoiatrici e poliambulatori medici dove i soci Coop possono usufruire di prestazioni sanitarie private a prezzi decisamente concorrenziali. Quello dell’assistenza integrativa è, nel nostro Paese, un mercato ancora giovane ma molto promettente (a causa principalmente di una coperta Ssn sempre più corta) e il gruppo non fa più mistero di avere un forte interesse per il business. Soltanto pochi giorni fa, un articolo de Il Tirreno rivelava che Legacoop Toscana segue con estrema attenzione quanto sta accadendo nella Sanità della Regione, la cui Giunta (di centrosinistra) è sempre più propensa ad aprire ai privati. «Si tratta di capire in quali settori, in maniera specifica, la Regione intende fare un passo indietro» era il commento di Roberto Negrini, presidente di LegaCoop «dopodiché, una volta che si avrà chiaro il quadro delle attività che rimarranno in mano al pubblico e di quelle che invece saranno cedute al privato, ci organizzeremo per poter candidarci anche noi alla loro gestione». Coop comunque ha già un’idea chiara delle attività sanitarie potenzialmente gestibili: «Penso al settore delle analisi e della diagnostica in generale. Non andremo di certo a effettuare operazioni a cuore aperto né a offrire tutte quelle prestazioni che richiedono un elevato tasso di specializzazione».


Ricollocata in questa cornice, l’operazione di Modena potrebbe allora essere l’inizio di un processo. Lo sospetta il M5S della città emiliana, che all’indomani dell’asta ha diffuso una nota molto polemica nei confronti della vendita: «Finube detiene anche una quota delle Farmacie di Sassuolo» si legge «e dopo il decreto Bersani Coop Estense si sta muovendo nel redditizio settore dell’healthcare, prima con i corner della salute, poi con le convenzioni dedicate ai soci per esami e visite specialistiche presso poliambulatori privati in cui lavorano medici e altri operatori dell’Asl Modena». L’allarme insomma è chiaro: se Coop entrasse nel comparto farmacia, magari mettendo su una catena a proprio marchio, innescherebbe facili sinergie con le altre attività già avviate o prossime al via nel campo della Sanità privata. In sostanza, si lancerebbe nella farmacia dei servizi quando le farmacie private sono ancora lì a chiedersi se convenga o meno.


Quanto alla campagna acquisti, non ci sarebbe da fare molta fatica. I comuni che vogliono vendere crescono a vista d’occhio e come se non bastasse, il Governo ha in programma una rivisitazione radicale del vasto settore delle partecipate che potrebbe obbligare i comuni a dismettere le loro farmacie. Sarebbe una svendita a prezzi di saldo, e non è difficile immaginare chi avrebbe interesse a fare offerte.

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