Covid 19 prepariamoci al futuro: domani, dopodomani e il tempo che verrà. Gli esperti si confrontano.

Covid 19 prepariamoci al futuro: domani, dopodomani e il tempo che verrà. Gli esperti si confrontano.

Mentre i parchi si affollano e le spiagge stanno (forse) per ripopolarsi, a disegnare il nostro futuro saranno soprattutto le prospettive diagnostiche e terapeutiche, le scoperte scientifiche, il ri-assetto e la riprogrammazione della sanità e misure economiche.

Per provare a dare una forma concreta a questo futuro prossimo e mettere sul tavolo analisi, strategie, idee e iniziative, si sono confrontati i massimi esperti tra scienziati, accademici, specialisti e istituzioni il 12 maggio in una tavola rotonda in live streaming organizzata da Dephaforum con il patrocinio di Humanitas University, Istituto Nazionale dei Tumori ed Università Bocconi e con il supporto non condizionato di Janssen Italia, farmaceutica del Gruppo J&J.

All’evento live, a cui ha assistito anche PharmaRetail hanno partecipato, tra gli altri, l’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’IRCSS Istituto clinico Humanitas University, Ilaria Capua, virologa e direttrice Emerging Pathogens Institute dell’ Università della Florida, Walter Ricciardi, docente di igiene di medicina preventiva all’Università Cattolica di Milano, consigliere del ministero della Sanità e rappresentante italiano nell’Oms, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico Inmi Lazzaro Spallanzani (Roma), Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen.

Voci e contributi da ambiti diversi che hanno concordato tuttavia su alcuni punti: non è vero che il virus si attenuerà e ne sappiamo ancora molto poco, anche per colpa di carenze sia nella raccolta dei dati che nel sequenziamento del genoma. Ma in tutto questo c’è una certezza: il virus ci obbligherà a un ripensamento del nostro approccio verso la sanità.

E il titolo dell’intervento di Mantovani è proprio: “il poco che sappiamo il tanto che non sappiamo”. Il professore ha sottolineato infatti come alcune intuizioni che avevano guidato gli esperti in una prima fase non fossero esatte: «per adesso sappiamo per certo che, per il decorso della malattia, i fattori che concorrono sono il carico virale, l’invecchiamento, lo stile di vita e, anche se i dati in questo senso sono ancora scarsi, crediamo che la componente genetica giochi un ruolo importante». Ma poiché non abbiamo ancora nessuna evidenza, dice Mantovani, che gli anticorpi nei soggetti esposti siano protettivi, «è impossibile pensare di dare ai cittadini “patenti di immunità” e questa è una certezza al centro di importanti snodi decisionali». Mantovani aggiunge anche: «la diffusione della percezione che il virus sia diventato più buono è pericolosa, incoraggia comportamenti irresponsabili che sono una minaccia in queste fasi di apertura».

Giuseppe Ippolito si sofferma sulle carenze nella raccolta dei dati: «non c’è stata nessuna omogeneità nella raccolta, abbiamo dati grezzi e sporchi che non consentono di elaborare modelli raffinati» e sull’importanza del sequenziamento dei genomi: «osservando i genomi in una determinata area geografica e in un arco temporale riusciamo a tracciare le modalità di diffusione e anche di aggressività del virus, impegniamoci per depositare le sequenze»,

Ma per depositare le sequenze sono necessari grandi investimenti che da noi non si fanno. Ad oggi siamo a 1000 depositate in Olanda, 20 in Italia, giusto per fare un confronto.

Ilaria Capua è d’accordo con Ippolito sul tema dei dati raccolti in Italia in maniera disomogenea e ricorda anche il ruolo dell’inquinamento nella diffusione del virus. E sottolinea, come già fatto in precedenti interviste, la necessità di monitorare animali comi furetti, scimmie, gatti che hanno un recettore molto permissivo al virus: animali che potrebbero diventeranno serbatoi di lineaggi separati dell’infezione, un tema a cui pensare in anticipo per evitare sorprese in futuro.

Walter Ricciardi evidenzia le difficoltà di gestione della pandemia causate dalle frammentazioni decisionali regionali in termini di salute e aggravata dai tagli al SSN operati negli anni che definisce “dell’austerity”. Ma è convinto che questo shock rafforzerà l’importanza del SSN, dei medici, degli operatori del settore sanitario: «non abbiamo imparato molto dalle precedenti epidemie ma questa volta potrebbe essere diverso, perché il Covid-19 sta colpendo e colpirà tutti i paesi, ne usciamo se ne usciamo insieme, se troviamo una risposta comune. Quello che succederà a ottobre non lo sappiamo, sappiamo che i virus respiratori tornano ai primi freddi, tornerà probabilmente anche questo che, mescolandosi agli altri virus influenzali potrebbe generare una situazione esplosiva, se non riusciamo a mettere in campo leader politici ma anche di sanità pubblica; trovare un equilibrio tra regionalismo e centralismo; dotarci del management appropriato, persone capaci di realizzare le cose. Ma se sapremo farlo, questa pandemia potrà segnare anche una rinascita»

Rino Rapuoli, responsabile scientifico di GSK Vaccines fa il punto sui vaccini, ricordando il momento-epico per la medicina-in cui nel 2013: «i cinesi hanno scoperto un virus influenzale che poteva essere pandemico e avevano messo in open source su internet la sequenza del virus. Per la prima volta i nostri laboratori, partendo dalla sequenza, avevano creato un vaccino pronto per esser testato sugli animali. Non era mai successo, non era il virus a girare il mondo, ma la sequenza». Per il Covid-19 è stato lo stesso, da quando il 7 gennaio gli scienziati cinesi hanno caricato la sequenza su internet, tutti i laboratori del mondo si sono messi al lavoro per cercare un vaccino. «I candidati sono moltissimi. Ci sono 170 gruppi che stanno sviluppando il vaccino, ma tutti sono nella prima fase, poi inizia il momento più critico. Di questi 10, 20 andranno avanti e 4 o 5 riusciranno a trasformarlo in un vaccino registrato, saranno necessari enormi investimenti». Quanto ci vorrà? «Dai 12 ai 30 mesi, almeno 18 per avere un vaccino disponibile per milioni di persone». Sanofi e GSK hanno unito le forze per una collaborazione per lo sviluppo di un vaccino adiuvato per COVID-19, e GSK attraverso Fondazione Toscana Life Sciences (TLS), sta anche collaborando con l’Ospedale Spallanzani per l’avvio di una ricerca su un farmaco che utilizza gli anticorpi monoclonali.

Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen, partecipa con un intervento intitolato “La salute di domani” ricordando l’impegno di Janssen nella produzione, nella ricerca e nell’accesso alle cure: «Già da febbraio, cioè dall’inizio della pandemia, abbiamo creato una task force per mettere in sicurezza le persone e garantire la continuità produttiva, produciamo farmaci, non potevamo fermarci. Ci siamo concentrati nella ricerca clinica, abbiamo avviato una collaborazione importante con l’Agenzia del farmaco e siamo partiti con un progetto di sviluppo del vaccino. Siamo consapevoli del fatto che serviranno miliardi di dosi e ci assumiamo il rischio di andare in produzione con un miliardo di dosi pronte anche se naturalmente a oggi non sappiamo se funzionerà. Ma noi iniziamo e, se arriveremo alla fine, non vogliamo farci trovare impreparati. E poi c’è il tema dell’accesso alle cure. In questa fase recarsi in ospedale presentava ovviamente dei rischi, ci siamo attivati per l’home delivery dei farmaci per aiutare medici e farmacisti ospedalieri, una proposta che abbiamo fatto a diverse Regioni e Regione Lombardia ha aderito e attualmente stiamo servendo 300 pazienti». Scaccabarozzi conclude dicendo: «in un certo senso il settore farmaceutico non ha mai attraversato la fase 1 ma solo la fase 2 perché non ha mai smesso la produzione». La collaborazione con le istituzioni e il senso di responsabilità che hanno caratterizzato questo momento guideranno anche il futuro: «Concordo con Ippolito che ha ricordato che la salute non è un costo ma un investimento, lo abbiamo toccato con mano in questa pandemia. E non ha senso contrapporre le ragioni della salute e quelle dell’economia perché non c’è economia senza salute, e viceversa».

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