Distribuzione, continua lo shopping

Distribuzione, continua lo shopping

Dopo Cofapi, la bresciana Cef si prepara a prendere le redini di un’altra cooperativa dei farmacisti, la pugliese Farpas, 450 farmacie servite e due siti logistici. Il “deal” è alle battute finali, tanto che le due aziende hanno già firmato una dichiarazione d’intenti per una fusione mediante incorporamento, a decorrere dal 1° gennaio del 2015. «Continua il nostro impegno per sostenere il cooperativismo e preservare la presenza della farmacia nella distribuzione intermedia» commenta a Pharmaretail Vittorino Losio, presidente della Cef «per noi questa è la madre di tutte le battaglie». «La partnership con Cef» osserva dal canto suo Raffaello Recchia, presidente di Farpas «offre solide garanzie di sviluppo e di nuova proposizione. La nostra avventura, iniziata giusto 40 anni fa, non termina ma prosegue».
Prosegue anche quel processo di concentrazione che da tempo interessa sempre più pesantemente il comparto intermedio della filiera farmaceutica. E che ormai ha assunto i contorni di un Risiko in cui i grandi gruppi della distribuzione (Unico, Comifar, Cef, Unifarm) si prendono province e farmacie non solo per accrescere la propria quota di mercato, ma anche per impedire agli altri di fare lo stesso. E se al momento lo shopping si concentra soprattutto in Puglia non è un caso: soltanto quest’anno sono già andati in default due cooperative e due depositari, e tra le farmacie le cose non vanno meglio. Colpa della crisi ovviamente, acuita però da un improvviso peggioramento del credito bancario. «I primi fallimenti» spiega Recchia «hanno messo molte banche sul chi vive. Risultato, sono improvvisamente peggiorate le condizioni per il finanziamento. Soltanto a noi, sono state ridotte del 50% le linee di credito». Per far fronte al problema, Farpas aveva allora chiesto ai propri soci (200 in tutto) un aumento di capitale di circa 6 milioni di euro, ma soltanto un quarto ha provveduto. «Abbiamo allora chiesto aiuto al sistema cooperativistico» continua Recchia «ed è arrivata la Cef. Per noi è un segnale importante, perché garantisce che al cooperativismo radici solide in questa regione e assicura alle farmacie del territorio la presenza di un operatore che parla con i loro stesso linguaggio».
Intanto però diventa urgente ragionare sull’effetto domino che in Puglia sta mettendo a soqquadro la filiera: la parte di Unioneffe che non è stata acquisita ad aprile da Comifar è in procedura fallimentare e ha inviato alle farmacie insolventi (oltre 20 milioni i crediti inesatti dalla cooperativa) una cinquantina di decreti ingiuntivi. E così, se finora i titolari pugliesi che hanno dovuto portare i libri in tribunale si contano sulle dita di due mani, presto il loro numero potrebbe crescere vertiginosamente. «La situazione da queste parti è molto delicata» conferma Recchia «nel giro di sei anni le farmacie hanno visto dimezzare la propria marginalità. Chi si è comportato come una formica, sta affrontando la congiuntura con buone prospettive. Chi invece ha fatto la cicala oggi rischia, perché le banche non prestano più il denaro come facevano una volta». Anche i farmacisti hanno problemi di rating.

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