E-commerce, varato il decreto

Approvate nell'ultimo Consiglio dei ministri del Governo Letta le norme che autorizzano farmacie e parafarmacie alla vendita on line dei farmaci senza ricetta. Ma per aprire un sito potrebbe volerci tempo

E-commerce, varato il decreto

E’ luce verde alla vendita on line dei farmaci senza ricetta da parte di farmacie e parafarmacie. Ad accenderla il decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue anticontraffazioni, approvato in via definitiva venerdì dal Governo nel suo ultimo Consiglio dei ministri. E’ però una luce verde che rischia di non voler dire partenza immediata per quei titolari che volessero cimentarsi fin da subito nell’e-commerce degli Otc: oltre alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, infatti, si dovranno probabilmente attendere alcuni provvedimenti attuativi del ministero della Salute e un po’ di leggi regionali. Il decreto legislativo, infatti, non limita soltanto a farmacie e parafarmacie (corner compresi) la possibilità di vendere a distanza, ma stabilisce anche che per aprire un sito questi esercizi devono fare richiesta di un’autorizzazione aggiuntiva, da indirizzare appunto alle Regioni o alle autorità individuate per legge da queste ultime.

Su tale domanda, in particolare, andranno specificati denominazione, partita Iva e indirizzo completo dell’impresa, data di inizio dell’attività di vendita a distanza e infine indirizzo del sito web utilizzato. Quest’ultimo, una volta on line, dovrà invece riportare l’indirizzo dell’autorità che ha concesso l’autorizzazione, link al sito del ministero della Salute in cui saranno raccolti gli indirizzi web di tutti gli esercizi autorizzati, il logo identificativo (una sorta di bollino blu) predisposto anch’esso dal Ministero in conformità al loro europeo previsto dalla direttiva Ue.
Pure qui però i tempi rischiano di essere lunghi: l’Unione europea deve ancora definire il proprio e difficilmente riuscirà a farlo in tempi brevi, perché i primi prototipi di logo comunitario hanno innescato una complessa diatriba sull’uso della croce verde. Che va bene per identificare i siti di proprietà delle farmacie, ma non quelli di altri canali di vendita. E’ un dilemma con cui dovrà confrontarsi anche il dicastero della Salute, perché alle parafarmacie la croce verde è vietata mentre le farmacie che intendono aprire un sito non vorranno rinunciare al simbolo che più di ogni altro le distingue.

Qualche perplessità, infine, anche da uno dei due commi inseriti nel decreto alle ultime battute, dopo i pareri di legge delle commissioni parlamentari competenti: «il ministero della Salute» si legge «promuove iniziative anche in collaborazione con l’Unione delle Camere di commercio al fine di assicurare l’identificazione dei siti internet tramite i quali le farmacie effettuano vendita di farmaci on line». Mistero sul perché tale attività si limiti soltanto ai presidi dalla croce verde (lasciando fuori parafarmacie e corner) e coinvolga le Camere di commercio anziché le organizzazioni di categoria. Un atto dovuto invece l’altro comma, nel quale si specifica che l’e-commerce deve rispettare le stesse norme di buona distribuzione previste per il retail tradizionale.
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