Farmaceutiche consegnano farmaci ospedalieri a domicilio

Farmaceutiche consegnano farmaci ospedalieri a domicilio

Mentre le farmacie si organizzano da sole o tramite l’utilizzo di App per provvedere  alla consegna a domicilio del farmaco da banco e, dove possibile, anche di quello con ricetta, le aziende farmaceutiche decidono di aiutare i pazienti che dovrebbero ritirare il farmaco in ospedale, organizzando un servizio di home delivery, accolto con poco entusiasmo dai farmacisti che, da diverso tempo, chiedono di diventare un punto di riferimento anche per la distribuzione della Dpc.

Home delivery soprattutto per gli oncologici

Janssen Italia, azienda del gruppo Johnson & Johnson, ha attivato in collaborazione con la Regione Lombardia “Janssen a Casa Tua”, attraverso il quale i pazienti riceveranno i medicinali di cui hanno bisogno direttamente al domicilio, gratuitamente.

Il servizio di home delivery dei propri farmaci a somministrazione orale è attivato per aree terapeutiche specifiche, quali oncologia, ematologia, Hiv e ipertensione polmonare arteriosa. Lo scopo principale resta quello di ridurre gli accessi in ospedale per il ritiro dei medicinali e al contempo garantire la sicurezza e la continuità terapeutico-assistenziale dei pazienti che soffrono di gravi patologie, nel pieno rispetto della loro privacy. Inoltre, l’obiettivo – spiega l’azienda – è quello di confermare il proprio supporto a medici, farmacisti e operatori sanitari nella gestione della pandemia. In questa prima fase ne potranno beneficiare 3.000 cittadini lombardi, ma si estenderà presto a tutte le Regioni che vorranno aderire al servizio, nell’ottica di arrivare a coprire l’intero territorio nazionale, coinvolgendo oltre 18.000 pazienti. Il servizio verrà svolto da Phse s.r.l., azienda leader in Italia nel trasporto di prodotti biofarmaceutici a temperatura controllata nel settore ospedaliero. «Grazie all’impegno e al lavoro di squadra, in soli dieci giorni abbiamo firmato il contratto con Regione Lombardia», spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia. «Non ci fermeremo, né ci siamo mai fermati. Siamo pronti a supportare i nostri pazienti e la nostra comunità soprattutto in questo momento storico così complesso e siamo fiduciosi del fatto che questa iniziativa possa aiutare concretamente le persone che ogni giorno affrontano la malattia».

Iniziativa analoga quella di Gsk, che ha l’obiettivo di prendere in carico le pazienti in modo completo. Si tratta di donne affette da tumore ovarico, per le quali l’ospedale è una meta obbligatoria anche nei periodi di follow up: per la chemioterapia, per i controlli, le analisi del sangue o per ritirare i farmaci. Gsk offre loro assistenza domiciliare, grazie alla collaborazione di una società che presta servizi di medicina preventiva. Le pazienti potranno usufruire, nei giorni e negli orari concordati, della consegna a domicilio della terapia con niraparib, farmaco orale indicato per la cura di mantenimento nelle pazienti adulte affette da carcinoma ovarico avanzato, che stanno rispondendo alla chemioterapia a base di sali di platino. Inoltre potranno richiedere il prelievo ematico a casa propria da parte di un infermiere, che provvederà poi a riconsegnare i referti. Il tutto ovviamente in accordo con lo specialista oncologo e con la farmacia ospedaliera di riferimento:  a coordinare ci sarà una centrale operativa e un numero dedicato per rispondere alle pazienti e agli stessi medici dal lunedì al venerdì.

Un’altra iniziativa è quella dell’azienda farmaceutica Amgen Italia che ha stipulato un accordo con la Regione Lazione per garantire la consegna gratuita dei propri farmaci, in questo periodo di emergenza sanitaria, a circa 3.000 pazienti affetti da patologie croniche, autoimmuni e cardiovascolari.

Amgen, si occuperà direttamente della consegna di propri medicinali, cosicché i pazienti residenti nel Lazio che beneficeranno di questo servizio non dovranno più recarsi presso le farmacie ospedaliere per ritirare i medicinali di cui hanno periodicamente bisogno, avendo assicurata la continuità assistenziale e terapeutica. Saranno gli stessi ospedali di riferimento a contattare i pazienti per la consegna.

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