Farmacia, da nord a sud presidio del sistema sanitario sul territorio

Farmacia, da nord a sud presidio del sistema sanitario sul territorio

Prime riaperture, primi bilanci: capire che cosa ha funzionato e che cosa no nella gestione della pandemia è un’analisi necessaria per non farsi trovare impreparati in futuro. Anche perché è molto probabile che, come sostengono gli esperti, l’epidemia Covid-19 possa ripresentarsi in autunno.

Quello che i farmacisti chiedono oggi, dopo aver dimostrato di essere un presidio sanitario fondamentale sul territorio, è vedere riconosciuto il loro ruolo nella medicina del territorio.

La farmacia c’è sempre stata

Nel dibattito sulla riorganizzazione della medicina del territorio, era intervenuto nei giorni scorsi Roberto Tobia, segretario nazionale Federfarma, in un webinar organizzato da Officina Motore Sanità, dichiarando: «La terribile esperienza del Covid-19 conferma l’importanza di un servizio sanitario territoriale capillare, basato sulla rete dei medici di medicina generale e su quella delle farmacie, che consenta di spostare l’assistenza sul territorio ogniqualvolta sia possibile, lasciando gli ospedali ai malati con acuzie e mantenendo anziani e fragili a casa, lontano da fonti di contagio». Sottolineando che «si conferma la necessità di un crescente coinvolgimento nell’organizzazione del servizio sanitario della farmacia, istituzione che in queste lunghe settimane di epidemia sta dando un contributo notevole alla tutela della salute della popolazione: informa, rassicura, fa argine a un accesso improprio ai pronto soccorso, permette ai cittadini di avere sotto casa (o anche a domicilio se necessario), senza spostamenti, farmaci solitamente da ritirare nelle strutture pubbliche. Permette anche di accedere comodamente a servizi aggiuntivi di alta valenza sociosanitaria quali telemedicina, appunto, test diagnostici di prima istanza, screening di prevenzione».

Di come la farmacia si è attrezzata in emergenza e delle prospettive future se ne è parlato tra colleghi, in una diretta Facebook, sulla pagina della rivista Punto Effe, lunedì 18 maggio. «La farmacia in questi due mesi di emergenza Covid-19, ha fatto un salto in avanti, dimostrando di dover diventare parte importante del sistema sanitario sul territorio», dice Elena Penazzi, farmacista di Imola. «La distribuzione diretta è entrata in crisi e i limiti di questa organizzazione sono venuti alla luce proprio in una regione, l’Emilia-Romagna, dove è molto diffusa. Ora un tema cruciale in tutto il Paese dev’essere la Distribuzione per conto».

Rapidi passi avanti sono stati fatti anche per quanto riguarda la dematerializzazione delle ricette. «Come farmacie, dopo una fase iniziale difficoltosa, ci siamo adattate in fretta alla nuova situazione, ai dispositivi di protezione, dalle mascherine al plexiglas», spiega Rachele Aspesi, farmacista a Varese e segretaria dell’Ordine dei farmacisti della provincia. «Come farmacisti ci siamo sempre stati», prosegue, «e siamo anche riusciti a fare gruppo: noi dell’Ordine di Varese, nelle settimane più difficili, abbiamo mandato una lettera ai colleghi, per far capire che l’Ordine era con loro, che fossero titolari o dipendenti. In questo momento di emergenza si sono attivati una serie di servizi al cittadino: per esempio in Lombardia c’è stato il rinnovo automatico dei piani terapeutici e dei presidi per la diabetica. Poi, finalmente, il paziente, viene in farmacia con il tesserino sanitario, senza più ricette cartacee in mano. A questo punto rimane l’ultimo passaggio, la dematerializzazione completa, così da eliminare completamente la carta, che ci siamo resi conto, essere ancora tanta».

In questa situazione di emergenza, aggiunge Ivan Tortorici, titolare a Palermo e segretario di Federfarma provinciale, «è emerso che se da una parte il farmacista è un imprenditore indipendente, dall’altra ha bisogno di confrontarsi: quindi fare rete e dialogare è fondamentale». In Sicilia, la situazione epidemica è stata diversa dalle regioni del nord, così anche il lavoro della farmacia: «Al sud il ruolo del farmacista è stato quello di educare e spiegare alle persone cosa fosse meglio fare, perché la percezione del rischio non era tanto diffusa quanto nelle zone più colpite dal Covid-19». E parlando del prossimo futuro, aggiunge: «In questa emergenza abbiamo capito che non si può dipendere dall’estero per la produzione di mascherine e principi attivi. Adesso dobbiamo gestire al meglio il cambiamento e attrezzarci fin da oggi per un eventuale ritorno di Covid-19 in autunno, con il ripresentarsi delle temperature basse e delle malattie stagionali».

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