Federfarma e mascherine: dalle donazioni ai farmacisti alla proposta di abbassare l’Iva

Federfarma e mascherine: dalle donazioni ai farmacisti alla proposta di abbassare l’Iva

L’approvvigionamento di mascherine di protezione resta un problema: i primi ad averne bisogno per lavorare in sicurezza sono i farmacisti stessi. La richiesta, nel pieno della peggiore emergenza sanitaria dal dopoguerra è enorme ovunque, non solo in Italia. Le filiere produttive sono gravate da una domanda di decine di migliaia di volte superiore al normale e le filiere riescono a soddisfare in modo non omogeneo l’utenza sia in termini di tempo che geografici.

Federfarma comprende quanto i costi di produzione possano lievitare per ragioni legate al personale, alle ore di straordinario, alle nuove filiere produttive, ma vigila soprattutto sull tutela del cittadino, sensibilizzando i propri associati alla necessaria cautela nell’acquisto, in particolar modo, da fornitori comparsi solo “recentemente”. E propone di abbassare l’Iva al 4%.

Distribuzione in base alle esigenze sul territorio

Per aiutare le farmacie e i farmacisti Teva Italia, rispondendo agli appelli di Federfarma e di Cittadinanzattiva rispetto all’esigenza di dotare i farmacisti italiani del territorio di idonei dispositivi di protezione individuale, ha donato 40.000 mascherine KN95/FFP2.

La distribuzione di questi dispositivi verrà gestita da Federfarma in base alle esigenze del territorio, a cominciare dalle zone più colpite dall’emergenza. Le prime verranno spedite a Federfarma Lombardia, per un quantitativo stimato di circa 10.000, in modo da assicurare una dotazione di almeno tre mascherine per singola farmacia. Le restanti verranno distribuite alle farmacie delle altre Regioni, con un ordine di priorità basato sull’incidenza del contagio nei rispettivi territori, garantendo a tutte le farmacie lo stesso numero. «I colleghi si stanno veramente esponendo in prima persona a tutela della collettività con encomiabile spirito di servizio e il mio pensiero è rivolto a coloro che in farmacia e per la farmacia hanno perso la vita», commenta Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ringraziando Teva Italia per aver risposto all’appello.

Intanto Federfarma continua a vigilare sui fornitori e su chi vuole speculare. La reperibilità delle mascherine è attualmente migliorata, ma i farmacisti si impegnano in una ricerca quotidiana per soddisfare anche la richiesta di protezione e sicurezza che viene dai cittadini.

«Una questione importante riguarda i prezzi che sono variabili al pubblico in relazione alla tipologia di mascherina, ovviamente la FFP2 costa molto di più rispetto a quella chirurgica», spiega Elena Vecchioni, presidente di Federfarma Verona. «Ma quello che varia molto e oscilla continuamente in questo periodo è il prezzo di acquisto. Federfarma non può imporre tariffe comuni, ma si batte con gli associati affinché il ricarico sia il più etico possibile. Il farmacista mette gratuitamente a disposizione della popolazione la sua competenza sull’utilizzo delle mascherine che, peraltro, come tutti gli operatori sanitari, deve indossare per tutto l’arco del turno professionale».

Federfarma avanza poi una nuova proposta per calmierare i prezzi: abbassare l’aliquota Iva sulle mascherine dal 22% al 4%. Una proposta che nasce dalla considerazione che la necessità di approvvigionarsene caratterizzerà anche le fasi successive all’emergenza. È infatti ragionevole ritenere che si tratta di uno strumento in grado di assumere la veste di vera e propria misura di profilassi al pari dei dispositivi medici destinati a soggetti affetti da menomazioni funzionali permanenti, che scontano, appunto, un’Iva al 4%.

Federfarma conferma la sua disponibilità a distribuire gratuitamente in farmacia tutte le mascherine e i dispositivi in generale che dovessero pervenire dal canale della Protezione civile, come già avvenuto in Lombardia.

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