Gli e-commerce trend

Gli e-commerce trend

Il 70 per cento degli e-commerce fallisce. Il dato, fornito da Daniele Vietri a un recente webinar organizzato da Ninja Academy sui trend del commercio on line, non è recentissimo – 2012 – ma fa comprendere quanto sia difficile far funzionare un’attività di e-commerce.

«Le attività di vendita on line stanno cominciando a strutturarsi, hanno le stesse dinamiche di quelle dei negozi tradizionali e ovviamente lo stesso obiettivo: vendere e far crescere lo scontrino medio, lavorando sul cross selling», ha spiegato Vietri.

Non si può prescindere, per esempio, dalla presenza di uno store manager, una figura chiave non solo per il negozio fisico ma anche per l’e-commerce. Lo store manager ha il compito di definire strategie, tattiche, piano commerciale, editoriale, di marketing, obiettivi da raggiungere. Innanzitutto, è importante decidere cosa si vuole vendere, come questa offerta deve essere veicolata on line, come si comunica l’autorevolezza del proprio progetto di e-commerce. Poi devono essere calendarizzate le operatività on line e off line, analizzate e ottimizzate. Inoltre, lo store manager gestisce team, fornitori ed eventuali partnership, per esempio con un’agenzia.

Altri trend? «Non si può fare a meno della versione dell’e-commerce ottimizzata per il mobile, dal momento che in Italia ci sono 28 milioni di smartphone, e non si può non tenere conto del fatto che il 75 per cento dei possessori utilizza questi dispositivi anche davanti al televisore: si deve sfruttare l’indotto delle campagne Tv», ha spiegato Vietri.

Infine, avranno sempre più successo gli sms come canale di marketing per la vendita on line e le newsletter e dem personalizzate secondo il profilo del cliente in base all’interesse indicato, all’interesse tracciato, alle azioni eseguite, alle azioni mancate.

«Non si può più prescindere da un flusso di informazioni organizzato e progettato per le persone interessate ai nostri prodotti», ha concluso il relatore. «E naturalmente dal servizio, che è leva di scelta: ci si deve differenziare con attività personalizzate, dove i big players non possono arrivare».

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