Il ruolo degli equivalenti nel sistema salute, parla Salvatore Butti di Teva

Il ruolo degli equivalenti nel sistema salute, parla Salvatore Butti di Teva

Nell’ambito dell’evento di presentazione del primo Rapporto annuale sulla Farmacia quale presidio del Servizio sanitario nazionale, abbiamo intervistato Salvatore Butti,  Business Unit Generics, OTC & Portfolio Senior Director di Teva Italia, per approfondire il ruolo del farmaco equivalente nel nostro Paese.


Perché Teva ha aderito a questo progetto con Federfarma e Cittadinanzattiva?

«Teva da sempre affianca la Farmacia nella realizzazione di progetti concreti che mettono al centro il paziente. La partecipazione all’evento conferma il nostro costante impegno a fianco della Farmacia a favore del paziente sia in termini di prevenzione sia di aderenza. In questo specifico progetto siamo anche molto interessati a conoscere cosa effettivamente pensi il cittadino per evidenziare quali sono gli ambiti in cui la farmacia può migliorare.»


In un contesto in cui una quota crescente di persone non può curarsi, qual è il ruolo del farmaco equivalente?

«Una delle principali ragioni per cui le persone limitano le cure è il fattore economico. Il farmaco equivalente ha un ruolo fondamentale. Basti pensare che se non fossero stati introdotti i farmaci equivalenti vent’anni fa, oggi sarebbero necessari, su base annua, 4 miliardi di euro in più per poter dare lo stesso accesso alla salute che oggi il nostro sistema sanitario garantisce a tutte le persone. Allo stesso tempo, il farmaco equivalente contribuisce anche a liberare risorse per introdurre farmaci innovativi. Non a caso in tutto il resto del mondo il farmaco equivalente ha una diffusione più ampia che in Italia, dove il suo ingresso è avvenuto dopo gli altri paesi.»


Qual è l’andamento del farmaco equivalente in Italia?

« I farmaci equivalenti oggi pesano il 30% a volumi sul mercato off-patent, vale a dire oltre 400 milioni di confezioni vendute. Un dato inferiore a quello di altri Paesi anche per il ritardo con cui ha fatto il suo ingresso nel mercato domestico, ma il suo trend è in continua crescita.»


Qual è la visione di Teva sulla sinergia medico/farmacista/azienda nell’ottica di favorire l’aderenza alle terapie delle persone?

«È fondamentale che le due figure chiave per la salute del cittadino, il medico di medicina generale e il farmacista, si parlino per favorire l’aderenza alle terapie delle persone. Teva ha realizzato una specifica formazione attraverso i laboratori di aderenza, che mettono in aula sia medici sia farmacisti, con lo scopo di fare fronte comune per risolvere tutte le problematiche connesse a questo tema rilevante. È in atto da anni la nostra opera di sensibilizzazione sull’aderenza presso il pubblico, attraverso una campagna di comunicazione che vede protagonista il nostro testimonial ‘Mister Blister’ e che in queste settimane potete seguire sui nostri canali social..»


Quali sfide si dovranno affrontare in tema di sostenibilità della cura?

«Dal mio punto di vista nei prossimi anni si dovrebbero trovare risorse per dare spazio ai farmaci innovativi, alle nuove cure e terapie, realizzare un migliore e più uniforme accesso alle cure sul territorio e attuare una rete di assistenza a domicilio, ma anche pensare a una nuova governance. Saranno necessari nuovi meccanismi di contenimento della spesa pubblica che migliorino gli attuali pay-back e claw-back. Le sfide sono tante e di grande importanza, la politica è chiamata a intervenire per risolvere tali temi a supporto di un comparto, quello dell’industria farmaceutica, che contribuisce al PIL nazionale in misura rilevante. La mia speranza è che, guardando al bene del paziente, ci sia una volontà comune di preservare il nostro Sistema Sanitario universalistico anche per  il futuro.»

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