Janssen celebra 60 anni di impegno per la salute mentale

Janssen celebra 60 anni di impegno per la salute mentale

Nel tempo alcune grandi conquiste della ricerca farmacologica diventano concetti acquisiti e rientrano nella normalità, facendo quasi dimenticare la rilevanza clinica di un atto come può essere la dispensazione di un farmaco neurolettico. È l’impressione che si è avuta a Roma, in occasione del XXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia (SOPSI), durante il quale Janssen, azienda farmaceutica di Johnson & Johnson, ha celebrato i 60 anni di ricerca in quest’area terapeutica. L’azienda dedica il proprio impegno in questo settore dal 1953, quando il suo fondatore, il Dottor Paul Janssen, scomparso nel 2003, iniziò a occuparsi di patologie mentali e nello specifico di schizofrenia. I suoi studi contribuirono a rivoluzionare l’approccio terapeutico ai disturbi mentali, grazie a scoperte in campo farmacologico che hanno segnato la storia della psichiatria nel mondo. Successi che gli fruttarono la candidatura al Premio Nobel e il primato di ricercatore che a oggi ha scoperto il maggior numero di farmaci antipsicotici della storia della medicina.


La storia dell’azienda

«I nostri ricercatori lavorano quotidianamente per identificare soluzioni terapeutiche innovative ad alcuni dei disturbi mentali più diffusi e invalidanti come la depressione, l’insonnia e la schizofrenia. La nostra mission è ridurre al minimo l’impatto di queste patologie sulla popolazione nel rispetto e sulle basi del lavoro svolto dal Dottor Paul» afferma Massimo Scaccabarozzi, amministratore delegato e presidente di Janssen Italia. «Tra i farmaci scoperti dalla ricerca del dottor Paul Janssen voglio ricordare, per primi, l’aloperidolo (1958) e il risperidone (1993) in quanto queste due molecole sono state inserite dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nella lista dei farmaci essenziali per l’umanità. L’arrivo di queste terapie ha consentito una rivoluzione in termini di qualità di vita dei pazienti, permettendo loro di condurre un’esistenza sociale più serena sia in ambito familiare che lavorativo. Inoltre, proprio le cure introdotte dalla nostra azienda in quegli anni diedero il via al concetto di trattamento a domicilio, un elemento che portò alla progressiva e poi definitiva chiusura dei manicomi (Legge 180 del 13 maggio 1978, più nota come Basaglia)».


La mission: efficacia terapeutica e reinserimento sociale

Ma l’impegno di Janssen non finisce qui, precisa Scaccabarozzi. «Ci spendiamo, infatti, per favorire percorsi terapeutici che uniscano l’efficacia dei farmaci con la riabilitazione e il conseguente reinserimento dei pazienti nella quotidianità della vita sociale» spiega. Tra gli scopi di questa iniziativa, attraverso il mondo dello sport, si inserisce il contrasto verso lo stigma che, ancora oggi, accompagna questi pazienti, osserva. «Ne è esempio anche l’impegno di Janssen a favore di iniziative di sensibilizzazione come il concerto benefico “Rock & Roll per la Salute Mentale” di Massimo Scaccabarozzi e la JC Band, a sostegno dell’Associazione “Volontari per Policlinico Tor Vergata”, che si è tenuto a Roma».


Il valore di un brand tra prescrittore e farmacista

Tutte queste considerazioni devono in qualche modo indurre a ripensare il reale valore aggiunto che può avere il marchio di un’azienda farmaceutica. Il “bene farmaco” è costituito da tanti elementi, molti dei quali non sono costituiti semplicemente dal principio attivo, dagli eccipienti o dalla formulazione. A volte dietro la confezione di un farmaco c’è una lunga storia che accomuna non solo i ricercatori che lo hanno messo a punto e la qualità produttiva garantita dagli stabilimenti, ma anche la fiducia conquistata nel tempo dai prescrittori in base ai risultati ottenuti sui loro pazienti e il legame di fiducia che spesso si instaura tra i medici e i farmacisti attraverso la condivisione del più profondo significato che, al di là degli aspetti puramente normativi, assume l’aggettivo “etico” per i farmaci con obbligo di prescrizione.

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