L’innovazione nel retail

L’innovazione nel retail

Il contesto in cui il retail italiano opera sta cambiando velocemente, con una lenta ripresa della domanda, l’aumento esponenziale dei consumatori digitali (19 milioni i web shopper) e la grande frammentazione dell’offerta (1,2 milioni di esercizi commerciali, compresi i ristoranti, 950.000 senza). Cresce inoltre la competizione, con nuovi ingressi di retailer tradizionali internazionali (Primark, Starbucks) ed è in aumento la complessità dell’offerta, con una continua introduzione di nuovi prodotti e nuovi formati (circa +50.000 ogni anno). Questo lo scenario delineato alla presentazione della Ricerca 2016 dell’Osservatorio innovazione digitale nel retail del Politecnico di Milano. L’Osservatorio studia le principali innovazioni digitali che possano ridisegnare i processi dei retailer. La ricerca 2016 è stata condotta su 300 top retailer in Italia per fatturato (che vendano prodotti e abbiano almeno un negozio fisico) e su un campione non statistico di 124 medio-piccoli retailer. Workshop, raccolta news, survey, censimento, interviste le metodologie utilizzate per la ricerca, che ha messo in evidenza come stia crescendo, tra i retailer, la consapevolezza che qualcosa debba cambiare ma manchi ancora nelle aziende un disegno strategico dell’innovazione. «L’inserimento delle nuove tecnologie nell’impresa deve procedere di pari passo con la ristrutturazione dell’azienda», ha spiegato Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio innovazione digitale nel retail. «Si tende invece ad affidare ai livelli tecnici, più che a quelli strategici, queste innovazioni e i benefici sono quindi limitati. Per attuare la trasformazione digitale servono infatti disegno strategico, competenze digitali e capacità di investimento».

Il primo dato emerso dalla ricerca è che si spende in digitale il 17 per cento del totale investimenti ma soltanto l’1 per cento del fatturato.

Per quel che riguarda le tecnologie, tre le innovazioni prese in esame: back-end, customer experience in store, omnicanalità. Le prime sono le più diffuse, sia nei processi di relazione con i fornitori sia nella gestione del magazzino e dei negozi: mediamente nel 2016 ogni retailer ha investito in sei innovazioni nel back-end. Meno in quelle nel front-end (prevendita, acquisto, pagamento e post vendita): in media tre innovazioni per ogni retailer. Sicuramente il front-end sarà protagonista (93 per cento) degli investimenti futuri. Nel 2016 gli ambiti di interesse, per quel che riguarda il front-end, sono stati i pagamenti innovativi (22 per cento) la cassa evoluta e il mobile Pos (15 per cento), coupon e loyalty (19 per cento) e chioschi in store (15 per cento); per il 2017 gli interessi dei top retailer – ma immaginiamo anche dei farmacisti – saranno rivolti a digital signage (57 per cento), stampanti 3 D (54 per cento), realtà aumentata (62 per cento), camerini smart (56 per cento), Indoor positioning (57 per cento). Infine, un dato sull’omnicanalità: le vendite on line di prodotto da siti italiani nel 2016 sono state di 7,2 miliardi, in crescita del 32 per cento rispetto al 2015, con l’abbigliamento (30 per cento del fatturato) al primo posto, seguito da informatica ed elettronica (27 per cento).

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