Nel Pharma apertura lenta al digitale

Nel Pharma apertura lenta al digitale

Soltanto il 5% delle aziende farmaceutiche, dei produttori di dispositivi medici e dei fornitori di servizi sanitari si considera “digital-first”, cioè votata prioritariamente al digitale. Poco, se si considera che nel settore della vendita al dettaglio o dei viaggi la quota arriva al 14% delle società. Il dato proveniene dal rapporto di Econsultancy e Ogilvy CommonHealth Worldwide, realizzato mediante interviste a 150 manager del marketing sanitario. Il 30% ha dichiarato che il marketing digitale è ancora separato dal marketing “tradizionale”, mentre il 65% ha assicurato che il digitale permea la maggior parte delle iniziative di marketing. L’indagine ha inoltre rilevato che il 33% dei manager è preoccupato per la regolamentazione, che oggi limita significativamente le capacità di marketing digitale. Una percentuale più elevata, il 43%, ha dichiarato che una struttura organizzativa non adatta alla distribuzione di programmi digitali efficaci è stata l’ostacolo primario. Per quasi il 90% degli intervistati, infine, le aziende non hanno attualmente competenze digitali sufficienti e bisognerebbe dunque investire in nuovi talenti.


«Il mondo dell’Healthcare» ha detto Stefan Tornquist, vice presidente di ricerca Econsultancy «segue ancora un modello che è lento a cambiare. Eppure ci sono esempi di produttori che hanno abbracciato maggiormente le sfide del digitale, nonostante le limitazioni anche legate alla normativa, mentre altri sono rimasti fermi. Le aziende si stanno dunque muovendo a singhiozzo e a velocità molto diverse. Da un lato lo studio indica quindi che questo è un settore ancora oggi con più domande che risposte, con lacune nelle tecnologie e con necessità di talenti. D’altra parte c’è una fetta che sta investendo in tecnologie ed è impegnata per diventare più reattiva, flessibile e digitale».

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