Omeopatia, petizione a tutela del settore

Spaventa produttori e consumatori del comparto la scadenza del 2015, anno in cui dovranno essere rinnovate le autorizzazioni di circa 12mila preparati in commercio dal 1995. Per le aziende, problemi di costi e burocrazia

Omeopatia, petizione a tutela del settore

I cultori dell’omeopatia lanciano una petizione on line per scongiurare la sparizione in un paio di anni di gran parte dei preparati oggi in commercio. E’ il 2015 la data da calendario Maya dell’omeopatia: entro quell’anno, infatti, le aziende del comparto dovranno procedere al rinnovo delle autorizzazioni di circa 12mila referenze, sul mercato dal 1995. Un’operazione che rischia di rivelarsi ingestibile per i produttori non solo dal punto di vista burocratico, ma anche economico. Un decreto ministeriale risalente al marzo scorso, infatti, ha aumentato di circa 700 volte le tariffe di registrazione e rinnovo che l’Aifa intasca per ogni dossier. Ne deriverebbero costi insostenibili per gran parte dell’industria omeopatica, perché su molti prodotti gli utili verrebbero cancellati dalle spese di registrazione. Contro il decreto Omeoimprese (l’associazione di categoria) ha già presentato ricorso al Tar (sentenza di merito attesa per il prossimo gennaio) e prima della pausa estiva si è rivolta al ministro Lorenzin per chiedere un incontro. Per ora, tuttavia, nessuna risposta.
Intanto è scattata la mobilitazione dei consumatori: coordina e dirige il Comitato per la difesa dell’omeopatia, che da qualche giorno ha lanciato una petizione on line per difendere la libertà di scelta dei pazienti e convincere l’Aifa a riconoscere una procedura semplificata di registrazione dei medicinali omeopatici. E qui arriviamo alla seconda delle preoccupazioni legate alla scadenza del 2015. Le aziende del comparto, infatti, chiedono procedure di registrazione “adattate” alla specificità dei loro prodotti, per i quali non si può ricorrere ai normali dossier formulati per i farmaci di sintesi. Omeoimprese ha presentato da tempo all’Aifa tali osservazioni, ma finora il dialogo con l’Agenzia non è stato dei più aperti: «Quello dell’omeopatia» ricorda Marino Toma, presidente del Comitato per la difesa dell’omeopatia «è un settore che cresce a dispetto della crisi, non pesa sul Ssn e appartiene alla cosiddetta green economy, cioè l’economia del domani. Per questo va difeso e sostenuto».

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