Recapito a domicilio, gli italiani chiamano la farmacia

Recapito a domicilio, gli italiani chiamano la farmacia

Il 77% degli italiani vorrebbe che la sua farmacia facesse recapito a domicilio. E’ uno dei dati provenienti dal sondaggio condotto da Altroconsumo tra settembre e novembre su un campione rappresentativo di persone tra i 18 e i 74 anni. Pubblicata sull’ultimo numero di Test Salute (la rivista dell’associazione che tratta di sanità e cure), la ricerca conferma una volta di più la soddisfazione dei cittadini per la farmacia e il suo servizio, ma lancia anche messaggi estremamente chiari sulle aspettative dei consumatori.


Il dato di partenza è quello del gradimento: il 96% degli italiani è soddisfatto di ciò che trova in farmacia, dei servizi che offre e della consulenza assicurata al banco dal farmacista. Più di sette intervistati su dieci, inoltre, si dicono convinti che il farmacista abbia come principale interesse quello di aiutare le persone a curarsi bene piuttosto che trarre profitto dalla propria attività.


Ma sono altri i dati che dovrebbero invitare a riflessione. Per cominciare, la farmacia di “fiducia” viene ancora scelta innanzitutto per la prossimità: la vicinanza a casa è citata nell’85% delle risposte, seguono la consulenza assicurata dal farmacista (45%) e la familiarità tra cliente e staff del punto vendita (23%). Conseguenti le richieste del campione sui servizi che vorrebbe trovare in farmacia: l’84% delle risposte cita il rinnovo automatico delle ricette ripetibili per le cronicità, il 77% – come detto – il recapito a domicilio dei farmaci. Nulla di strano: se la farmacia viene scelta prioritariamente per la “comodità”, perché non chiedere ancora più comodità, con servizi customerizzati come quelli già lanciati da altri canali del retail?


«Sono convinto» è la riflessione di Luca Collareta, presidente di Unifarm «che nel medio periodo le farmacie saranno costrette a fare i conti con il tema della consegna a domicilio. Lo imporranno i mutamenti sociali e culturali: nelle famiglie è ormai regola che siano occupati entrambi i coniugi e cresce la necessità di ottimizzare il tempo non occupato dal lavoro. Per questo l’e-commerce prenderà progressivamente piede, anche se solo per gli acquisti più semplici e ripetitivi, e assieme crescerà la richiesta di servizi di recapito a domicilio e sportelli di pick up, cioè arrivi con la macchina, carichi la spesa che hai fatto on line e torni a casa». In farmacia, in particolare, questo tipo di servizi potrà essere accoppiato soprattutto alla fornitura di farmaci e presidi per i pazienti cronici, oppure per la consegna di “device” ingombranti come protesi o altro. «E’ evidente in ogni caso» continua Collareta «che il titolare isolato potrà fare ben poco, al massimo recapitare nei dintorni qualche farmaco urgente come già fanno in tantissimi. Un servizio strutturato, invece, potrà proporlo soltanto chi si è organizzato in rete, magari con il suo gruppo di acquisto che così organizza le consegne direttamente dal magazzino. E un volta diventato legge il ddl concorrenza, lo proporranno probabilmente le catene delle multinazionali, che potranno anche fare tesoro delle esperienze maturate in altri Paesi».

«Il dato che emerge dalla ricerca è senz’altro interessante» è invece il commento di Marco Mariani, responsabile della comunicazione esterna di Cef e direttore marketing del network Farmondo, la prima a offrire un servizio di consegna domiciliare del farmaco in cui a recapitare è sempre un farmacista «dimostra che un mercato potenziale esiste e va esplorato, liberandosi della paura che con la domiciliare le persone non verrebbero più in farmacia. Dobbiamo arrivare ai pazienti anche fuori dalle farmacie, perché se non lo facciamo noi lo faranno altri magari da fuori canale». Anche per Mariani, in ogni caso, è fondamentale che il recapito divenga un servizio strutturato, altro da quelle consegne saltuarie fatte per urgenza già oggi da molti farmacisti tra un’apertura e l’altra. «Le persone oggi usano sempre più spesso internet e di conseguenza si servono della consegna domiciliare. Molte farmacie la fanno già in modo anonimo, con grande spirito di servizio e di sacrificio. Se si vuole ingranare una marcia in più, però, va messa in campo una comunicazione adeguata che reclamizzi e dia visibilità al servizio, altrimenti il pubblico neanche lo richiede».

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