Ricavi Ssn, la crisi si sente ma c’è chi reagisce bene

Un'indagine condotta da Federfarma Genova su un campione di 82 farmacie rivela che dal 2011 al 2012 i ricavi della ricetta rossa sono calati di quasi il 6%. Ma alcune imprese sono riuscite a fare persino +8%

Ricavi Ssn, la crisi si sente ma c’è chi reagisce bene

Il valore della ricetta rossa in declino lento ma costante lascia oggi alle farmacie che vogliono reagire due sole opzioni: o si accrescono le quote di fatturato Ssn o si incrementa la redditività dell’area commerciale. Ed è un dilemma che devono sciogliere al più presto soprattutto le farmacie più grandi, perché al momento le medio-piccole sembrerebbero reggere meglio alla crisi. Induce a tali riflessioni lo studio commissionato da Federfarma Genova per mettere a confronto i Key Performance Indicator del 2012 rispetto al 2011 di 82 farmacie genovesi. Condotto da FormaFarma, la ricerca è di fatto un’interessante analisi di benchmark sui parametri “vitali” delle imprese dalla croce verde: ricavi, costi, equilibrio finanziario, solidità patrimoniale e redditività. I raffronti, in particolare, sono stati eseguiti raggruppando le farmacie per superficie e fatturato, da cui un benchmark di estremo interesse perché il campione appartiene allo stesso territorio cittadino e quindi vengono annullate le differenze derivanti da indirizzi politico-gestionali diversi a livello di Asl (diretta, pht eccetera). La prima cosa che salta all’occhio è la riduzione dei ricavi Ssn: -5,52% in un anno, per una perdita a farmacia che è quantificabile intorno agli 80mila euro. Ma stiamo parlando di medie. Dietro alla quale si cela un’eterogeneità di valori perfino impressionante per un campione numericamente così ristretto: la farmacia migliore del gruppo, per esempio, non solo non condivide il segno meno della media generale ma addirittura registra ricavi Ssn in crescita dell’8,18%; quella peggiore, invece, cala del 5,62%, da cui una forbice tra prima e ultima del 23,8%. Su tutto il campione quelle che vantano utili Ssn in crescita non sono più del 10%, ma se migliorano è perché in una congiuntura che vede la ricetta rossa arretrare queste riescono a strappare quote di mercato e clientela alle altre; in sostanza sono più competitive, hanno messo in campo accorgimenti o formule che stanno facendo la differenza.

Andamento ricavi Ssn 2012 su 2011: una parte delle farmacie sta sopra lo zero

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Più in generale, i raffronti per cluster sembrano dire che le farmacie medio-piccole (per fatturato e metri quadri) riescono a reggere meglio la crisi, perché mediamente fanno registrare cali più contenuti di fatturato. Forse – ma servirebbero analisi più ampie per verificare – la spiegazione è soprattutto nei costi: in alcune farmacie pesano in maniera esorbitante – per non dire eccessiva – gli oneri figurativi, che raggiungono in casi estremi il 38%; anche sui costi del personale parecchie farmacie del campione mostrano spazi d’intervento, perché i risultati sono assai diversi da caso a caso.

Incidenza di costi e oneri figurativi (bilanci 2012) nelle farmacie del campione

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Per alcune farmacie, ricavi in calo e costi sovradimensionati danno per risultano una cosa soltanto: rischio di insolvenza per debiti in eccesso sulla patrimonializzazione. E’ un’eventualità che interessa il 64% delle farmacie sopra gli 80 mq di superficie e il 58% di quelle con ricavi superiori a 1,5 milioni di euro. Quasi il 70% del campione complessivo, inoltre, risulta dipendente da finanziamenti di terzi (banche o fornitori), con autonomia finanziaria “inesistente” per il 44% del campione e “scarsa” per il 25%. In altri termini, solo 3 farmacie su 10 sono finanziariamente autonome, mostrando che sono poche le farmacie con una forte patrimonializzazione alle spalle, caso che gli garantirebbe di affrontare la crisi con maggiore serenità. E’ ora di chiamare le cose con il loro nome: se i titolari prelevano più di quanto guadagnano la farmacia non è più loro ma di un socio occulto, che tanto occulto non è perché ha la faccia della banca e/o del fornitore. Siamo in un periodo di crisi, e nelle crisi prevale chi riesce a guadagnare quote di mercato rispetto a coloro che non sanno competere. Vince chi innova, chi ha “la controintuizione del bravo manager”, di colui che riesce a vedere quello che tutti gli altri non sono capaci nemmeno di immaginare. Le farmacie oggi si trovano nella posizione che gli esperti chiamano “del fossato”: risalire la sponda è faticoso, ci riesce chi persevera e sa intuire il sentiero migliore. L’economista Peter Druker diceva: «Il business ha solo due funzioni fondamentali: il marketing e l’innovazione». Le farmacie che hanno saputo fare marketing e innovare sono quelle che mostrano gli indicatori di performance migliori, che hanno operato operano secondo criteri manageriali, affrontano la crisi ridisegnandosi, guadagnando quote di mercato sulla ricetta rossa. Non contano le dimensioni, la differenza la fa il capitano d’impresa e non sempre grande è sinonimo di bello.

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