Sanità integrativa: maggiore la spesa al nord e nelle grandi città

Sanità integrativa: maggiore la spesa al nord e nelle grandi città

La spesa sanitaria privata è maggiore dove la sanità pubblica funziona meglio. Queste le conclusioni dell’analisi dei dati di spesa forniti dal Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo, elaborati dalla SDA Bocconi e recentemente presentati in un Convegno, che forniscono per la prima volta indicazioni circa i profili di consumo dei propri assistiti sull’intero territorio nazionale.


Un quadro complesso

Si richiama spesso l’attenzione sul divario presente tra i sistemi sanitari regionali, focalizzandosi in genere sulle performance dei singoli, senza avere una visione d’insieme dell’intero sistema sanitario. Da questi dati emerge un quadro complesso, dove l’idea che sia la scarsa qualità dei servizi sanitari regionali ad aumentare la spesa delle famiglie per beni e servizi per la salute è ampiamente superata dalle evidenze. Il Fondo sanitario integrativo conta 200mila iscritti per 188 milioni di euro di prestazioni sanitarie annue. Nella geografia dei consumi sanitari degli assistiti del Fondo, il pro-capite per assistito al Nord ammonta a 742 euro che si riducono a 732 euro per il Centro, 516 euro per il Sud e 482 euro per le Isole. Le differenze di spesa, inoltre, evidenziano anche significativi divari tra Capoluoghi di Regione e il restante territorio. A Napoli ad esempio il dato di spesa pro-capite è pari a 653 euro, mentre per il resto della Campania è pari a 471 euro; a Roma il dato di spesa pro-capite ammonta 1.108 euro, il più elevato a livello nazionale, mentre nel restante territorio regionale è pari a 712 euro. La spiegazione del divario va ricercata in cause strutturali, culturali e socio demografiche.

Infine i dati del rapporto mostrano che la spesa sanitaria privata delle famiglie dal 2015 al 2016 è rimasta stabile, intorno ai 37 milioni di euro. Nel dettaglio: il grosso degli esborsi riguardano farmaci e prodotti medicali con 18 miliardi; a seguire i servizi ambulatoriali (16,2 miliardi); il resto sono servizi ospedalieri. Per quanto riguarda la prima voce di spesa è composta da medicinali di fascia A a carico dei pazienti, di fascia C, da banco e con ticket, che valgono 8,4 miliardi. Seguono quelli che vengono definiti “altri medicinali” che comprendono prodotti omeopatici, erboristici e integratori.

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