Il farmacista e la cura dello scompenso cardiaco

Il farmacista e la cura dello scompenso cardiaco

Uno studio pubblicato su “Current Heart Failure Report” e ripreso su “Pharmacy times” evidenzia i molteplici e utili compiti che un farmacista può svolgere in un team multidisciplinare che gestisce il paziente con scompenso cardiaco: in particolare l’aiuto all’adesione al trattamento, il counselling al momento della dimissione dall’ospedale, la mediazione con gli operatori medici, il follow-up gestito telefonicamente e la trasmissione di raccomandazioni sulla scorta della medicina basata sull’evidenza. Inoltre il farmacista può migliorare le capacità di autocura, il grado di soddisfazione del paziente e le sue conoscenze sulla patologia. Attività che in parte già svolte in Italia dove però possono essere estese e ampliate.


Le dimensioni del fenomeno

L’insufficienza cardiaca è stata la causa di una morte su nove negli Stati Uniti nel 2009. Quando a un paziente viene comunicata questa diagnosi può rivelarsi mortale nel 50% degli individui afflitti entro cinque anni a meno che i pazienti cerchino cure e vi rimangano aderenti. Lo stesso discorso vale anche per l’Italia, dove pure i numeri sono rilevanti: sono colpiti da scompenso cardiaco oltre un milione di soggetti che diventano motivo di cinquecento ricoveri ogni giorno con una degenza media superiore ai 10 giorni per un totale di oltre un milione e mezzo di giornate di ricovero all’anno.


I dati provenienti dalla realtà americana

Un team di ricercatori provenienti da Adelaide in Australia del Sud ha pubblicato una revisione concisa del ruolo del farmacista nella gestione dello scompenso cardiaco. Tale revisione si è concentrata principalmente sull’aderenza alla farmacoterapia prescritta, sulla consulenza alla dimissione ospedaliera, sul follow-up telefonico e sulle raccomandazioni sui farmaci basate su prove di efficacia. «Anche se questi non sono gli unici modi in cui i farmacisti possono aiutare a gestire i pazienti con scompenso» affermano gli autori «sono gli interventi più comuni».

I risultati degli studi convergono verso un’unica direzione, dimostrando che i farmacisti sono stati in grado di migliorare i risultati di gestione dei farmaci, la capacità di autocura, la soddisfazione del paziente e la conoscenza dello scompenso cardiaco. In particolare, essi hanno determinato un grande effetto nella fase precoce di adesione al farmaco, ma anche la compliance costante nel tempo. Gli autori hanno soprattutto notato che i farmacisti hanno bisogno di rimanere in contatto con i pazienti e sostenere i loro sforzi.

Gli studi riportano risultati controversi riguardo ai tassi di riammissione, un indice indiretto di gestione non soddisfacente: è in effetti un problema “sul radar” di tutti i sistemi sanitari ed è sempre stato notoriamente difficile da affrontare. L’area in cui i farmacisti hanno dimostrato di offrire i migliori risultati è la gestione dei farmaci e, in particolare, il loro lavoro nelle raccomandazioni sull’uso dei medicinali basato sull’evidenza, nella verifica dell’appropriatezza della prescrizione e dei dosaggi: tutti elementi che hanno contribuito ad apportare un costante beneficio. Nel complesso, dalla ricerca USA emerge come i farmacisti che assumono un ruolo di riferimento nella gestione dello scompenso cardiaco possono contribuire a interventi basati sulla multidisciplinarietà, e aiutare i pazienti a ridurre le probabilità di un peggioramento.


Qual è la situazione in Italia?

La realtà italiana non prevede un network appositamente creato per lo scompenso cardiaco, ma molte delle attività descritte nell’articolo USA rientrano nelle normali competenze richieste a un farmacista: la verifica della congruenza delle prescrizioni, la misurazione della pressione arteriosa, la spiegazione accurata al paziente dell’uso dei farmaci (in questo senso lo stesso farmacista può ricevere indicazioni dal medico ospedaliero che ha dimesso il paziente). L’unico aspetto che manca è l’effettiva realizzazione di una rete multidisciplinare ospedale-territorio tra medici e farmacisti che permetta una continuità assistenziale ben organizzata e non lasci nulla al caso.

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