Marketplace sempre più centrali nel mercato italiano

Marketplace sempre più centrali nel mercato italiano

Lo sviluppo e la diffusione dei marketplace, cioè delle piattaforme di acquisto, una realtà consolidata all’estero, si sta rafforzando sempre più anche in Italia.  I marketplace stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nelle scelte dei consumatori, ma anche nelle strategie dei brand e delle insegne. Del loro impatto sul mercato e della loro evoluzione si è discusso nell’evento “Lo sviluppo della marketplace economy”, organizzata da Netcomm, il Consorzio del Commercio digitale italiano.

Otto miliardi di fatturato, 16.000 addetti

Secondo uno studio di Netcomm, condotto da The European House Ambrosetti, già nel 2019 i marketplace generavano oltre 8 miliardi di euro di fatturato e occupavano più di 16.000 persone in Italia, registrando un trend già di forte crescita. Tutto questo avveniva prima della pandemia.

Ma è nel 2020 che i numeri diventano vertiginosi e il fatturato dei marketplace è aumentato del +81%. Considerando i sottosettori che compongono il macro-aggregato delle vendite online, nel 2019 i marketplace hanno rappresentato il comparto a crescita maggiore, sia per fatturato (+26% medio annuo) che per occupazione (+21% medio annuo), seguiti da retailer online, brand owner e dalle attività di customer care.

Guardando alla loro distribuzione merceologica, i comparti Elettronica/ICT e Moda sono quelli maggiormente rappresentati tra i marketplace attivi in Italia. Ugualmente in ascesa, guardando il periodo dal 2015 a oggi, le piattaforme del Food & Beverage (+122,9% nell’arco 2015-19) e quelle del Travel (+102,2%).

Le piattaforme, oltre a essere un primario canale di relazione e di vendita con i consumatori digitali, sono anche un nuovo modo di concepire il business aziendale. «I fattori che hanno contribuito all’affermazione dei modelli a piattaforma sono molteplici. Tra questi un ruolo centrale è ricoperto dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che hanno permesso alle piattaforme di creare connessioni e relazioni tra le persone, le aziende e più in generale tra gli utenti, scambiando valore su scala globale e, naturalmente, di organizzare e ottimizzare le risorse che difficilmente sarebbero disponibili», ha spiegato Silvia Elia, Legal Advisor Public Affairs di Netcomm. «Unitamente a tali aspetti un ruolo centrale è assunto dai dati. L’affermarsi di processi basati su Big Data e algoritmi ha permesso in poco tempo uno straordinario sviluppo dei mercati digitali e dei modelli di business sempre più basati sulla personalizzazione dell’offerta, determinando il cambio di paradigma da vendita di beni a offerta di servizi. Tali fattori, dati e tecnologie, hanno assunto un ruolo centrale e determinante nell’economia di Piattaforma anche sotto il profilo regolatorio e sono al centro delle riflessioni del legislatore europeo e nazionale e delle Autorità». Su questo punto, Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ha sottolineato che «la crescita e l’evoluzione repentina delle piattaforme rappresentano un argomento centrale nelle riflessioni regolatorie, con il grande dibattito aperto sul Digital Service Act e sul futuro del rapporto tra piattaforme, imprese e consumatori cercando di garantire trasparenza e certezza normativa. Netcomm è impegnata in prima linea per supportare i regolatori in questo difficile compito».

Le imprese italiane che si affidano ai marketplace digitali per incrementare il proprio business e aprirsi a nuovi mercati hanno raggiunto livelli importanti, così come le piattaforme stesse si stanno adoperando con investimenti sempre più rilevanti per il sistema imprenditoriale italiano. Tra le realtà da evidenziare si trovano: Amazon, che nel 2020 ha investito circa 2,8 miliardi di euro in Europa in logistica, strumenti, servizi, formazione e programmi per aiutare le piccole e medie imprese che vendono sugli store ad avere successo; eBay, per il quale, dal 2001 a oggi, l’Italia è arrivata a essere tra i cinque mercati più grandi e rilevanti a livello globale, contando oggi oltre 6,6 milioni di acquirenti; così come ManoMano, che ha recentemente chiuso un round di finanziamento da 355 milioni di dollari per accelerare la crescita del mercato B2B in Italia e in Spagna, e ha inaugurato quest’anno il primo centro logistico dell’azienda nel nostro Paese.

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