Pandemia e cambiamenti nelle abitudini di acquisto: le strategie della distribuzione

Pandemia e cambiamenti nelle abitudini di acquisto: le strategie della distribuzione

Il lockdown nazionale della primavera 2020 e le restrizioni ancora in corso su base regionale hanno provocato grandi cambiamenti negli stili di vita e di consumo, con significative implicazioni sul profilo della domanda, sull’impostazione dei processi organizzativi e aziendali, di produzione e distribuzione delle merci su scala locale e globale. Gli effetti sulla grande distribuzione e le strategie messe in atto dalle aziende sono stati analizzati in uno studio di GS1 Italy coordinata da ECR Italia con il supporto della Liuc Università Cattaneo e del Politecnico di Milano; mentre il consorzio Consorzio Dafne, che rappresenta aziende healthcare e della distribuzione intermedia, ha presentato una ricerca realizzata dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, che fa una fotografia accurata dei flussi della distribuzione primaria in Italia.

Panic buying e fermi di produzione

I mesi di lockdown e quelli successivi, dal punto di vista delle dinamiche di mercato, da un lato hanno visto una drastica diminuzione delle vendite di alcuni prodotti a causa del rallentamento delle attività commerciali e al conseguente calo della domanda; dall’altro si sono riscontrati incrementi esponenziali della domanda di differenti tipologie di prodotti causati da panic buying e timori infondati di esaurimento repentino delle scorte, che hanno mandato in crisi la capacità di risposta delle aziende. Si è quindi assistito al cosiddetto “effetto frusta”: grandi fluttuazioni della domanda (in negativo e in positivo) che si amplificano risalendo la supply chain verso i fornitori a monte. Questi impatti si sono concretizzati da un punto di vista della filiera, per esempio, in fermi di produzione dovuti a mancanza di materie prime e diminuzione della capacità produttiva a causa di riduzione di personale attivo nei reparti e nei magazzini, limitazioni alla circolazione delle merci in termini di minore capacità di trasporto disponibile e chiusura delle frontiere per quanto riguarda i flussi logistici internazionali.

Dall’analisi dei 21 casi dello studio di GS1 Italy, dal titolo “Covid-19 nel largo consumo: quali effetti e quali implicazioni per la filiera?” è emerso che, per rispondere alle sfide imposte dalla pandemia, le imprese del largo consumo hanno adottato 360 iniziative diverse, pari a una media di 18 iniziative per impresa. L’80% delle aziende analizzate ha fatto leva su almeno sette di queste otto macro-categorie individuate dallo studio: decomplexity: ridurre la complessità della supply chain; ridondanza: disporre di risorse aggiuntive/alternative da attivare in caso di necessità; streamlining: rivedere i processi di supply chain, specialmente in termini di decision making, per renderli più snelli e agili; dynamic planning: modificare in real time le scelte logistiche relative all’utilizzo e all’allocazione delle risorse, per incrementare adattabilità e flessibilità; fungibilità: aumentare la sostituibilità di articoli e sistemi produttivi; collaborazione di filiera: adottare comportamenti virtuosi nelle relazioni di filiera a beneficio di tutti gli attori coinvolti; health & Safety: tutelare la salute e la sicurezza di dipendenti, fornitori e clienti; new Capabilities: sviluppare competenze innovative per migliorare la capacità di affrontare le nuove sfide.

Il secondo studio, dal titolo “Logistica Distributiva Healthcare: una centralità riscoperta” ha focalizzato l’attenzione sui flussi della distribuzione primaria e si è basata sulla preziosa collaborazione dei quattro principali operatori specializzati nel trasporto healthcare su scala nazionale – Bomi Health Carrier, Eurodifarm, Phse e Ups Healthcare – che hanno consentito di raggiungere una copertura superiore al 90% dei flussi d’interesse.

Dai risultati emerge che, in relazione all’emergenza Covid-19, durante il picco dell’emergenza sanitaria (marzo 2020) si è registrato un incremento sensibile dei flussi gestiti, che si sono poi normalizzati nel mese di aprile. Nonostante la creazione delle zone rosse in Lombardia, la distribuzione dei flussi non ha subito scossoni, garantendo la continuità di fornitura. Inoltre, l’emergenza sanitaria non si è tradotta in un cambiamento dei canali utilizzati per la distribuzione farmaceutica, confermando l’ingresso tra i canali rilevanti della consegna a domicilio.

Sono emerse tuttavia diverse criticità per quelle aziende farmaceutiche caratterizzate da una concentrazione dei prodotti in un solo deposito, per le quali è emersa la necessità di ripensare i modelli di allocazione delle scorte. In tal senso, l’emergenza Covid-19 ha evidenziato i possibili limiti di un modello bidimensionale costo-servizio, data la sempre maggior importanza di poter fare affidamento sulla resilienza della propria supply chain.

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