La pandemia aumenta la fiducia nell’ecosistema sanità, ma le persone chiedono alle aziende più responsabilità sociale

La pandemia aumenta la fiducia nell’ecosistema sanità, ma le persone chiedono alle aziende più responsabilità sociale

Come è stata percepita la crisi pandemica e che cosa ha determinato una maggiore aderenza vaccinale in alcuni Paesi più che in altri? Diversi studi scientifici hanno ipotizzato che la volontà di vaccinarsi delle persone e l’accettazione del vaccino dipendano principalmente da un meccanismo di fiducia complessivo che tocca tutto l’ecosistema della sanità.

Una catena composta dagli scienziati che progettano e sviluppano i vaccini, dalle industrie che li producono, fino alle istituzioni che ne governano la distribuzione, e ai sanitari che li iniettano.

Medici e farmacisti, professionisti di cui fidarsi

A confermare queste ipotesi il “Trust Barometer Special Report: Salute e Fiducia” un’indagine condotta nel mese di febbraio 2022 in dieci mercati globali – tra cui diversi Paesi europei – intervistando circa 10.000 persone. L’indagine ha evidenziato che è la catena della fiducia uno degli elementi fondamentali da cui dipendono le scelte complessive in materia di salute su scala globale: più è alta la fiducia nell’ecosistema sanitario e più i cittadini, senza distinzioni di reddito o geografiche, saranno disposti a vaccinarsi, ma anche, più in generale, a fare controlli e check-up in maniera regolare. Se il livello di fiducia è alto, riesce a impattare positivamente anche sull’aderenza alle misure sanitarie a scapito della libertà personale e fa accettare con più tranquillità i consigli degli esperti.

Dall’analisi dei dati è emerso che molte delle scelte dei cittadini in questo ambito dipendono dalle informazioni che ricevono o che sono in grado di trovare. Secondo il 65% degli intervistati, inoltre, esiste un divario tra come ci si prende cura della propria salute e come, invece, bisognerebbe fare. Due sono i motivi principali: per un intervistato su due le “barriere” principali sono rappresentate dai costi (50%) o da motivi legati all’informazione (47%) che, spesso, risulta “assente”, “mutevole” o “contradditoria”.

Quanto al consumo di informazioni, invece, la percentuale globale di chi si informa su temi legati alla salute almeno una volta a settimana è del 50%, in pratica uno su due. Però, il moltiplicarsi di informazioni disponibili, la cosiddetta infodemia, ha generato un calo della fiducia nella possibilità di trovare risposte a quesiti medici: l’indice è al 61% mentre nel 2017 era del 71%. Tra i gruppi in cui il calo di fiducia è più netto vi sono i giovani (18-34 anni), i cui dati scendono di 13 punti, e le persone a basso reddito, che invece ne perdono 14.

Secondo gli intervistati i professionisti di cui fidarsi sono il proprio dottore (76%), gli esperti del settore (71%) e i farmacisti (69%), mentre le fonti più autorevoli nel veicolare informazioni su temi legati alla salute sono le autorità sanitarie nazionali (55%), il proprio datore di lavoro (53%) e il governo nazionale (50%).

Infine, le aziende del settore: oggi sono ritenute credibili da oltre 6 persone su 10 ma nel corso della pandemia la fiducia nei loro confronti ha avuto scostamenti di oltre 10 punti in periodi di tempo molto ristretti. Uno degli elementi chiave per fare in modo che le aziende del settore guadagnino o mantengano inalterata la fiducia è, secondo gli intervistati, la capacità di occuparsi anche di altri temi correlati alla salute, tra cui: l’inquinamento (69%), la povertà e le disuguaglianze di reddito (66%), i cambiamenti climatici (65%), l’elevato costo dei cibi nutrienti (62%) e le ingiustizie razziali (60%). Senza dimenticare, infine, che per sette intervistati su dieci (71%), per guadagnare ulteriore fiducia queste aziende dovranno contribuire attivamente alla costruzione e al mantenimento della fiducia verso l’intero ecosistema sanitario, e non solo nel singolo brand o nella propria organizzazione. È quindi importante comunicare su diversi livelli, utilizzando le voci locali – per esempio quelle di medici e farmacisti – dove c’è meno fiducia.

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