Cannabis medica, le nuove sfide

Cannabis medica, le nuove sfide

L’ONU, con risoluzione del 3 Dicembre 2020, ha riconosciuto le proprietà terapeutiche della cannabis, declassificandola dalla tabella IV che riunisce le sostanze d’abuso più pericolose e prive di qualsiasi attività terapeutica, come eroina e cocaina. In Italia, a partire dal 2006, secondo quanto riporta il sito del ministero della Salute: “I medici possono prescrivere preparazioni galeniche, da far allestire al farmacista, a base di Dronabinol o sostanza attiva vegetale a base di cannabis ad uso medico, cioè la sostanza attiva che si ottiene dalle infiorescenze della cannabis”. Ma secondo Assoram (associazione nazionale che rappresenta la distribuzione primaria di prodotti della salute) che ha diffuso in una nota stampa gli esiti del convegno che si è svolto a Napoli nei giorni scorsi Cannabis medica e preparazioni galeniche: le sfide in campo formulativo, farmaceutico e clinico: “Sedici anni dopo questo primo importante passo nella storia dei cannabinoidi a uso terapeutico, c’è ancora poca conoscenza di queste preparazioni e delle modalità di prescrizione”.
L’obiettivo del convegno, promosso dal Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II, era quello di creare un momento di confronto tra tutte le professionalità coinvolte nelle terapie: dalla produzione e distribuzione delle materie prime necessarie alle preparazioni alle figure legate alla regolamentazione nazionale e regionale, dal mondo dell’Università agli ordini professionali.
«La grande partecipazione al convegno è sintomatica del crescente interesse verso queste terapie», ha commentato Agnese Miro, Responsabile Scientifico dell’evento. «Il tema è stato affrontato sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista normativo. La normativa è in continua evoluzione, è essenziale l’impegno di tutti affinché ci sia una maggiore comprensione degli step burocratici nella gestione di queste terapie. Una menzione speciale va alla Regione Campania, che ha precorso i tempi e da anni ha istituito il Tavolo Tecnico Regionale sulla Cannabis».
Ugo Trama, Dirigente Politica del farmaco e dispositivi della Regione Campania ha ribadito l’attenzione della Regione sul tema: «La regione Campania ha istituito da anni un Tavolo Permanente sull’utilizzo della cannabis medica, che ha l’obiettivo di stimolare, attraverso lo scambio di conoscenze e competenze, percorsi di formazione con la classe medica e di informazione corretta verso la popolazione affinché ci sia una maggiore comprensione e quindi un migliore utilizzo di questa risorsa farmacologica che riveste grande interesse su numerose patologie».
«Oggi abbiamo fatto chiarezza su un tema molto complesso anche dal punto di vista regolatorio – ha commentato il Direttore Generale ASSORAM Mila De Iure. Occorre infatti la massima attenzione alle Good Agricoltural and Collecting Practices (GACP) oltre che alle Good Manufacturing Practices (GMP). È emerso chiaramente che non è un settore in cui si può improvvisare, ma che richiede strutture, personale formato e processi dedicati in tutte le fasi della produzione, distribuzione, e dispensazione».
Il Convegno è stato anche l’occasione per approfondire i problemi legati all’approvvigionamento e al soddisfacimento del fabbisogno nazionale di questi preparati. Secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, nel 2021 le vendite di sostanze vegetali a base di cannabis prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze si sono attestate poco sotto 280mila, a fronte di un totale di prodotti venduti pari a 1.271.475.
Molti di più i pazienti che per patologia potrebbero beneficiare di queste terapie, ma che tuttavia scontano una certa reticenza anche da parte del mondo sanitario, come evidenzia il Presidente ASSORAM Pierluigi Petrone. «Momenti come questo sono estremamente importanti. Oggi abbiamo condiviso cultura scientifica e messo ordine su un tema che nell’immaginario collettivo sconta molte imprecisioni e non conformità. Sono oltremodo lieto che siano maturi i tempi per accelerare sul fronte della giusta soddisfazione del fabbisogno nazionale recuperando il ritardo che scontiamo rispetto all’Europa. Recuperare il gap rispetto all’Europa ha un valore etico e sociale a tutela del cittadino paziente nelle reali e potenziali aree terapeutiche di utilizzo».

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