La dermocosmesi nel post emergenza: è ripartenza, soprattutto in farmacia

La dermocosmesi nel post emergenza: è ripartenza, soprattutto in farmacia

Tra smartworking e lockdown ripetuti, la dermocosmesi è stato uno dei settori più colpiti nel primo periodo della pandemia. Ma nel 2022 si tornerà alle dimensioni del pre-Covid con valori di mercato prossimi agli 11 miliardi (10.912 contro i 10.824 del 2019). Sono queste le previsioni che Gian Andrea Positano, responsabile del centro studi di Cosmetica Italia, ha illustrato nel webinar “La ripartenza di metà 2021, statistiche e trend per industria e mercato”. Tra i canali distribuitivi le previsioni meno rosee riguardano la profumeria, che però mostrava di soffrire soprattutto la concorrenza dell’e-commerce (ormai quarto canale consolidato nella distribuzione di cosmetici) ma anche della farmacia già prima della pandemia.

La ripresa generale sul 2020 c’è già e si vede: siamo al +7%.  Ma anche se l’e-commerce, terminato il periodo emergenziale, continua a registrare le più importanti dinamiche di crescita, la digitalizzazione non è necessariamente accompagnata da una tendenza ad allontanarsi dal negozio fisico: da un’indagine recente di Cosmetica Italia risulta infatti che il 55% degli intervistati dichiara di voler provare i prodotti di persona.

L’omnicanalità è ormai un dato di fatto anche nella GDO, come ha illustrato Laura Salibba di Nielsen. Nella grande distribuzione i numeri del personal care continuano a essere fortemente trainati dall’e-commerce, anche terminati i lockdown.  Un comparto che è stato fortemente impattato dalle forti oscillazioni del 2020 e che si assesta su un trend consolidato dello 0,2% nei primi 6 mesi del 2021 (ma lo stesso trend senza l’e-commerce diventa -4, 3%). Tra le sottocategorie crescono in particolare parafarma, igienico sanitari e infanzia. Le creme mani sono al +9% se confrontate con il 2019 e il trucco si sposta verso lo sguardo, a causa delle mascherine ( +12% il trucco occhi).

E in farmacia? Elena Folpini, general manager di New Line ricerche di mercato, fa il punto su un canale dove la dermocosmetica si rivela protagonista della ripartenza, e dove la pandemia ha lasciato cambiamenti molto significativi nelle caratteristiche della domanda.

Se la farmacia nel primo trimestre del 2021 ha registrato una generale compressione dovuta alla mancanza della patologia influenzale-uno dei primi driver di traffico per il canale-nel secondo trimestre l’area commerciale non mostra più segno negativo (+0,1% è il progressivo giugno 2021). Ed è proprio la dermocosmetica in questa fase a giocare un ruolo trainante (+6, 1%). È marzo 2021 il mese chiave per la ripartenza della dermocosmetica che segna +12,8% rispetto al 2020, avvicinandosi anche ai livelli del 2019.

Quali sono le categorie più acquistate? I comportamenti dei consumatori mostrano analogie rispetto al pre-Covid ma anche importanti differenze. Il mondo del viso e dei trattamenti per il corpo, molto penalizzati nell’emergenza, sono in grande ripresa (rispettivamente con il +24,8% e 14,1%, progressivo giugno 2021), molto bene anche i dermatologici che vedono nella farmacia un punto riferimento fondamentale.

Se i segni positivi riguardano quasi tutte le sottocategorie del comparto, nel secondo trimestre risultano ancora in forte depressione il trucco per le labbra (-22,2%) penalizzato dall’uso della mascherina mentre l’attenzione si sposta sugli occhi (+28,6%). Tornano a crescere i prodotti idratanti dopo un avvio zoppicante anche nei primi mesi del 2021, mentre l’antietà continua a viaggiare su ritmi sostenuti (+11,3%).  A trainare l’area dei dermatologici e dei nutricosmetici sono i prodotti per l’acne (+31.9% nel topico, +42,5% nel sistemico), un dato ancora una volta riconducibile all’uso prolungato della mascherina e dove la farmacia diventa un punto di riferimento non solo per la vendita, ma anche per il consiglio. La relazione tra l’online e l’offline (per quanto riguarda la vendita di prodotti OTC) dopo lo tsunami della pandemia è molto cambiata anche in questo canale. Il 2020 registra un trend del +80,3% ma si tratta di una crescita che tende a stabilizzarsi nel corso degli ultimi mesi, segno di un progressivo ritorno anche al negozio fisico.

La farmacia si conferma dunque come luogo fisico di riferimento importante per la salute anche dopo la pandemia e specializzato anche nel settore dell’extrafarmaco, come la dermocosmetica. Se è vero che l’emergenza aveva portato molte persone in farmacia, le file e il contingentamento impedivano di interagire con lo scaffale e quindi con gli acquisti di impulso. In questo ultimo periodo, sono i prodotti per la pelle i protagonisti di un’importante nuova opportunità che non riguarda solo l’esposizione, ma molto la relazione con le persone che entrano nel punto fisico perché legati a un’area dove il consiglio si rivela centrale.

Anche la profumeria recupera nei primi sei mesi del 2021, dopo la forte flessione del 2020. Nella overview di Sylvie Cagnoni di NPD sul primo semestre del 2021, si posiziona al +30 % rispetto al 2020, in particolare lasciano ben sperare i mesi di maggio e giugno che si avvicinano ai livelli pre-Covid. L’online dopo il raddoppio del 2020 sul 2019, continua la sua crescita anche se a un ritmo più rallentato (+16% nei primi mesi del 2021). Recuperano in particolare skincare e fragranze, mentre il make up, come per gli altri canali, è ancora il fanalino di coda. Per quanto riguarda i brand, le parole che sembrano destinate a orientare sempre più il futuro sono inclusività, minimalismo e sostenibilità. Perché rispecchiano tendenze sempre più consolidate nelle abitudini del consumatore, come spiega anche Miha Mofardin responsabile Mintel beauty per il mercato italiano. Sono sempre più In crescita i claim relativi alla sostenibilità e all’ eticità sia per quanto riguarda il packaging che il prodotto (in particolare il claim “Vegan”).

La consapevolezza ambientale, che si traduce anche in trasparenza degli ingredienti e routine minimaliste è un driver nelle abitudini di acquisto in tutti i canali del consumatore europeo, incluso quello italiano (in Italia il 48% degli intervistati dichiara di acquistare meno prodotti per ridurre l’impatto ambientale).

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