Povertà minorile: il ruolo delle farmacie di prossimità

Povertà minorile: il ruolo delle farmacie di prossimità

Secondo le ultime stime ISTAT (dati 2018) sono 1,8 milioni di famiglie in povertà assoluta e 3 milioni di famiglie in povertà relativa in Italia, condizione cresciuta esponenzialmente nel nostro Paese negli ultimi anni: un fenomeno caratterizzato da forte concentrazione territoriale e particolarmente presente tra le famiglie numerose, di stranieri e con bassi profili professionali. Se – sempre secondo i dati ISTAT – la spesa media mensile delle famiglie italiane per servizi sanitari e salute ha superato di poco i 120 euro nel 2018, di cui 48 euro destinati all’acquisto di farmaci, tra le famiglie con minori invece la spesa sanitaria tende ad aumentare fino a due figli per poi diminuire, attestandosi a 107 euro al mese, dal terzo in poi.

“In farmacia per i bambini” di Fondazione Rava

In questo contesto, è nata nel 2013, l’iniziativa “In Farmacia per i Bambini” di Fondazione Francesca Rava, che raccoglie ogni anno il 20 novembre farmaci acquistati e donati da chi entra nelle farmacie aderenti. Nel 2019 sono stati raccolti 230.218 farmaci pediatrici e prodotti baby care, aiutando 36mila minori in povertà sanitaria e coinvolte 2.067 farmacie in tutta Italia. Un progetto importante, patrocinato da Federfarma e Fofi e a cui hanno aderito le Lloyds Farmacie e le Farmacie Comunali Admenta, più alcune aziende – con un marcato trend di crescita negli ultimi anni e che ha contribuito alla raccolta di prodotti per un valore economico di 1.138.000 euro solo nel 2019, che ricomprende sia il valore dei farmaci e prodotti distribuiti agli enti attivi sul territorio nazionale, sia quelli destinati all’Ospedale Saint Damien di Haiti.

«Il ruolo del farmacista durante la giornata di raccolta è fondamentale, perché si trova ad essere ambasciatore di un messaggio importante, cioè che la povertà sanitaria minorile è in crescita, anche se non se ne parla abbastanza» ha detto a PharmaRetail Emanuela Ambreck, responsabile progetti sanitari della Fondazione Francesca Rava, «l’iniziativa stessa nel 2013 è nata per evidenziare il ruolo sociale del farmacista e della farmacia territoriale, che è un recettore sentinella dei bisogni del contesto sociale in cui opera». Durante il resto dell’anno si sono poi creati dei casi virtuosi: «prima di tutto l’iniziativa è l’occasione di fare rete tra farmacie» sottolinea Emanuela Ambreck «ma anche tra farmacie ed enti che ricevono aiuto, con i quali talvolta la collaborazione continua, sia con un sostegno di donazioni, sia con la partecipazione di farmacisti o clienti ad iniziative di volontariato. Per noi la bellezza di questa iniziativa è che diventa un moltiplicatore di buone azioni». E aggiunge: «nel contesto della farmacia dei servizi, il farmacista avrà la possibilità di sviluppare ancora di più il suo ruolo sociale».

A seguito di questa iniziativa la Fondazione Francesca Rava ha ritenuto opportuno avviare, in collaborazione con l’Istituto per la Ricerca Sociale (IRS), un’analisi approfondita delle dimensioni e ricadute del progetto, dando voce ai diversi stakeholder coinvolti, con lo scopo di fornire spunti di riflessione sul tema della povertà sanitaria e farmaceutica minorile. L’analisi, presentata in occasione del Convegno “Povertà sanitaria minorile: chi se ne cura?”, svoltosi a Roma presso la sede del Ministero della Salute, ha evidenziato che fatte cento le spese dedicate dagli Enti ai prodotti farmaceutici e da banco per l’infanzia, i pannolini pesano per il 36%, seguiti per il 25% dai farmaci da banco e il 22% dal latte in polvere. La fornitura di farmaci da banco e prodotti baby care donati grazie a “In farmacia per i bambini”, ha inciso significativamente coprendo il 50% dei bisogni dei minori in carico agli Enti beneficiari della raccolta. Le risorse risparmiate grazie alla donazione dei prodotti, sono utilizzate nel 67% dei casi per l’acquisto di beni di prima necessità (cibo, abiti e materiale scolastico) e il 22% in assistenza medica. La raccolta di “In farmacia per i bambini” sostiene i più fragili tra i minori, quelli che vivono in comunità e in famiglie in difficoltà economica e assicura agli Enti la fornitura per circa 6 mesi.

Durante il restante periodo dell’anno, però, l’acquisto viene effettuato attraverso l’utilizzo di fondi propri, lasciando così scoperti importanti bisogni, come visite mediche specialistiche, assistenza psicologica e supporto scolastico. Inoltre, lo sforzo profuso non esaurisce la risposta ad un problema emergente e in crescita, anche in relazione al progressivo aumento dei minori in povertà. Molta strada è stata percorsa, ma tanto resta da fare: «la domanda che ci poniamo adesso, dopo aver visto i risultati dell’indagine, alla luce del fatto che la raccolta del 20 novembre copre il 50% delle spese, è: come possiamo coprire il resto dei bisogni?» conclude Ambreck.

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