Woma, a Milano la prima edizione del forum internazionale su pharma e life sciences

Woma, a Milano la prima edizione del forum internazionale su pharma e life sciences

Si è chiusa il 26 giugno all’Allianz MiCo di Milano la prima edizione di Woma, Inspiring the WOrld of pharMA, il forum internazionale dedicato a pharma, medtech, healthcare e life sciences promosso da BioPharma Network e 24 ORE Salute. Due giorni di lavori che hanno riunito oltre mille professionisti di un ecosistema che in Italia vale oltre il 10% del Pil.

Ospite d’eccezione è stato José Manuel Durão Barroso (nella foto), ex Presidente della Commissione Europea e oggi alla guida di Gavi, the Vaccine Alliance, che ha descritto un sistema di finanziamento della salute globale sempre più fragile: «La cooperazione internazionale sta attraversando il momento più difficile degli ultimi decenni: in un mondo multipolare, le tensioni geopolitiche e gli interessi nazionali prevalgono, e i finanziatori storici della salute globale si stanno ritirando». Guardando a modelli come quello di Gavi, ha aggiunto che le partnership pubblico-private guidate da una missione comune restano il modo più realistico per affrontare le grandi sfide sanitarie.

Ad aprire il Forum sono stati Michele Barletta, Presidente del Comitato scientifico di Woma, e Florencia Bechara, CEO di Woma, che hanno presentato l’evento come uno spazio di confronto destinato a diventare un appuntamento annuale per l’intero ecosistema delle life sciences. Sul palco anche l’assessore al Bilancio del Comune di Milano Emmanuel Conte: «Woma rafforza l’ecosistema di relazioni e competenze che rende Milano un hub europeo dell’innovazione».

Tra gli interventi, Nicoletta Luppi, Vicepresidente di Assolombarda e Presidente e AD di MSD Italia, ha richiamato la necessità di regole più semplici, tempi certi e un accesso rapido a farmaci e nuove tecnologie per difendere la competitività del settore. Daniele Finocchiaro, Consigliere delegato di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, ha ricordato che la competitività del settore non si misura solo in regole e tempi di accesso, ma anche nella capacità di costruire una cultura diffusa della scienza, condizione perché gli investimenti in ricerca trovino un terreno sociale pronto ad accoglierli.

Infine, la psicologa sociale Amy Cuddy ha ribadito il valore del fattore umano: «nell’era dell’intelligenza artificiale, il vero vantaggio competitivo non è l’algoritmo, ma la fiducia». Secondo Cuddy, le organizzazioni investono risorse enormi nell’innovare le proprie tecnologie, ma devono farlo con la stessa urgenza anche sulle capacità umane, sulla creatività e sulla sicurezza psicologica: sono questi i fattori che decidono se le persone affrontano il cambiamento come un’opportunità o come una minaccia.

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