Riorganizzare l’offerta dermocosmetica in farmacia in chiave sostenibile: come?

Riorganizzare l’offerta dermocosmetica in farmacia in chiave sostenibile: come?

Secondo molti analisti, la “sostenibilitàappare come la variabile certa che, in un periodo ancora nebuloso, sarà in grado di consolidare la ripartenza anche del settore cosmetico. E non solo perché è una scelta obbligata, considerato che l’Unione Europea ha posto come obiettivo prioritario raggiungere l’impatto climatico zero entro il 2050, ma perché già da alcuni anni l’industria cosmetica viaggia verso questa direzione. Allo stesso tempo, è proprio intorno ai valori dell’eco-friendly che oggi si compattano i desideri e le preferenze dei consumatori. «La crescente attenzione per la salvaguardia dell’ambiente ha in qualche modo formato una coscienza “dedicata”, che si è diffusa soprattutto tra i giovani. La pelle viene finalmente percepita come un organo dotato di un ecosistema proprio che impatta su quello ambientale e, di conseguenza, che tutelando l’uno si tutela anche l’altro», spiega a Pharmaretail la professoressa Pucci Romano, specialista in dermatologia e presidente SKINECO. Tra l’altro, il tema della sostenibilità sarà uno dei fili conduttori, insieme alle parole chiave emozione, inclusione e innovazione, della “Milano Beauty Week”, organizzata da Cosmetica Italia in Collaborazione con Cosmoprof e in programma dal 15 al 21 marzo nella capitale lombarda.

Perché reimpostare in chiave sostenibile l’offerta dermocosmetica. Con queste premesse, appare logico che a inizio anno, in un tempo dunque propizio per riorganizzare il reparto dermocosmetico, sia utile considerare anche la variabile della sostenibilità. Il primo step è offrire di preferenza prodotti, sia a proprio marchio sia di altri brand, che hanno un buon profilo eco-compatibile, accompagnando la proposta con una comunicazione chiara, trasparente e dettagliata sul contenuto, sulle potenzialità e sui limiti del prodotto, oltre che sulla sua destinazione d’uso. «Con la sua competenza e professionalità, il farmacista può essere la figura di riferimento più valida a cui affidarsi per non cadere nella trappola dall’ancora molto diffuso fenomeno del greenwashing, vale a dire dei cosmetici dagli slogan fuorvianti, che declamano la presenza di ingredienti naturali nelle formule sebbene gli stessi siano in percentuali marginali rispetto alle componenti chimiche», sottolinea Romano. Assumersi il ruolo attivo di una comunicazione rigorosa del brand aiuta sicuramente a trasmettere al cliente un’idea di eticità ad ampio respiro, con un importante ritorno d’immagine e, di conseguenza, di appeal e potenzialità di vendita.

Le caratteristiche di un dermocosmetico eco-sostenibile. A quali prodotti dare dunque la preferenza? «In assenza di una certificazione biologica, che già da sola opera una sorta di “scrematura”, il punto di partenza è considerarne l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Così, in linea di massima si può ritenere che un cosmetico clean sia di buona qualità se è composto per almeno il 98-99% di ingredienti di origine naturale, mentre per il restante può includere molecole di sintesi, come stabilizzanti e conservanti da green chemistry, fondamentali tra l’altro per la sicurezza del cosmetico», spiega Romano. Sintetizzando: la formula deve contenere ingredienti naturali in preponderanza, certo, ma anche molecole di sintesi eco-dermocompatibili, vale a dire ben tollerati dalla pelle e altamente biodegradabili, come i peptidi antiage di nuovissima generazione o il sodio benzoato, un conservante “eco”. E, soprattutto, non devono essere presenti sostanze chimiche non biodegradabili o che allo stato attuale delle ricerche scientifiche si ritiene possano creare problemi di varia natura all’organismo e/o all’ambiente, come i siliconi, i petrolati, i parabeni, i filtri solari chimici di vecchia generazione e le microplastiche (vietate per legge solo per scrub e i detergenti a risciacquo). Molto apprezzate dal consumatore sono anche le formule “ibride”, a patto ovviamente che abbiano un buon profilo green come già descritto, ad esempio gli shampoo che sono anche balsamo per i capelli o detergenti corpo, gli scrub che agiscono anche da maschere, le creme viso che sono anche primer. Queste formule multitasking sono oggi tra le più ricercate sia perché sono pratiche e in sintonia con la tendenza che va per la maggiore, quella skinimalista (routine non troppo elaborate), sia perché limitano l’impatto ambientale dei cosmetici (meno confezioni equivale a meno rifiuti da smaltire).

Questioni di texture e packaging. Un cosmetico può compiutamente definirsi sostenibile se consente di far partecipare con l’atto d’acquisto a un processo virtuoso che segue tutto il suo percorso produttivo, dall’approvvigionamento delle materie prime allo smaltimento dei pack. «Per questo, nella scelta dei brand è importante anche valutare il contenitore e la texture con il minor impatto ambientale. In questo profilo rientrano, ad esempio, le formule solide, che riducono sia gli sprechi d’acqua sia i packaging. Ci riferiamo non solo ai classici detergenti viso e corpo (le saponette, per intenderci), ma anche a shampoo e balsami per capelli, a deodoranti, creme, scrub, maschere, profumi e persino ai dentifrici, tutti in panetto e con involucri assenti o in carta riciclata e riciclabile. D’altro canto, un tasto fondamentale è proprio quello dei pack good for Planet, come vetro, alluminio, carta, plastica riciclata e riciclabile, meglio ancora se quest’ultima proviene dal riciclo di plastiche raccolte lungo le spiagge o negli oceani. Una particolarità quest’ultima che andrebbe enfatizzata nella presentazione del prodotto per il suo importante valore aggiunto», spiega l’esperta. Rientrano in un buon profilo eco anche i pack refillable e i prodotti a ricarica in loco, che hanno anche il vantaggio di fidelizzare il cliente, aumentando le occasioni di accesso in farmacia.

I consigli complementari. Il farmacista può aumentare la sua “reputazione ecofriendly” con altri progetti a tema. «Per esempio, promuovendo campagne o iniziative ambientali correlate alla comunità e sensibilizzando le persone sullo smaltimento corretto dei farmaci e dei cosmetici acquistati. Sono comportamenti che aiutano a stabilire un legame più forte con il cliente, trasformando l’immagine della farmacia fino, a farla diventare un punto di riferimento per elevare il grado di benessere e di consapevolezza sociale del territorio», puntualizza Romano. Qualche suggerimento in proposito: ricordare al cliente che nessun cosmetico avanzato, neppure se “ecobio”, va gettato nel lavandino per la possibile presenza, anche se in percentuali limitate, di sostanze che non vanno disperse nell’ambiente. Inoltre, si può stilare un vademecum sotto forma di volantino, che aiuti a decifrare i loghi o simboli riportati in etichetta, inclusi quelli che indicano come smaltire le confezioni. Per esempio, il simbolo dell’omino che getta un oggetto in un secchio segnala l’impossibilità di riciclare il pack, per cui la sua destinazione è l’indifferenziata, mentre le tre frecce sottili che si inseguono formando un triangolo (nastro di Möbius) indicano che si tratta di plastica riciclata e riciclabile, da gettare nell’apposito contenitore.

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AUTORE

Autrice di testi specialistici e giornalista esperta di salute e cosmesi. Collabora da diversi anni con quotidiani e periodici a diffusione nazionale – attualmente per D La Repubblica, Starbene, F, Grazia e Natural Style – per argomenti di benessere, alimentazione, bellezza e dermocosmesi, fitness psicologia e ambiente.