Sostenibilità del farmaco e strategie per una farmacia green, le novità

Sostenibilità del farmaco e strategie per una farmacia green, le novità

Nell’ambito delle azioni per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, un tassello importante è quello del farmaco. Infatti, il settore farmaceutico contribuisce all’inquinamento mondiale, oltre che con le emissioni derivate dalla produzione industriale, anche con lo spreco di farmaci e con il rilascio di sostanze chimiche nelle acque.

Della valutazione dell’impatto ambientale dei farmaci, si è parlato in un recente incontro presso l’Agenzia italiana del farmaco, che ha ospitato per la prima volta una riunione informale di esperti europei sulla valutazione dell’impatto ambientale dei farmaci (Environmental risk assessment, Era) per uso umano non derivati da organismi geneticamente modificati. Intanto la Federazione farmaceutica internazionale (FIP) ha pubblicato un documento con consigli e best practice per rendere la farmacia più “green”.

Il confronto europeo

I partecipanti alla riunione Aifa (30 in presenza e 20 collegati da remoto), provenienti da 19 Paesi europei, si sono confrontati sulle principali novità introdotte dal primo aggiornamento della linea guida sull’Era redatta dall’Ema nel 2006 e sulle proposte di revisione della normativa farmaceutica europea a vent’anni dalla sua istituzione.

Guardare al farmaco come potenziale inquinante rientra nell’approccio integrato “One health” in cui la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente sono strettamente interdipendenti. Sebbene il profilo ambientale del farmaco sia principalmente definito dalle proprietà intrinseche del principio attivo, ed eventualmente degli eccipienti – che ne caratterizzano la tossicità, la capacità di persistere e di bioaccumularsi nelle diverse matrici ambientali – azioni che coinvolgono pazienti, operatori sanitari e aziende farmaceutiche, possono contribuire efficacemente alla sostenibilità ecologica di questi prodotti senza comprometterne qualità, sicurezza ed efficacia. L’uso prudente e responsabile non solo degli antimicrobici, ma di tutti i medicinali, è infatti un elemento essenziale per la salute dell’uomo e degli animali e per la protezione dell’ecosistema. Una delle novità proposte nella revisione della Direttiva quadro sui farmaci è quella di considerare tra i «rischi connessi all’utilizzo del medicinale», gli «effetti indesiderati per la sanità pubblica dovuti al rilascio del medicinale nell’ambiente, compresa la resistenza antimicrobica». Adesso si rende necessaria una proficua interazione tra la normativa europea sul farmaco e quelle sull’ambiente per affrontare l’impatto ambientale dei medicinali da diversi punti di vista e secondo un approccio integrato e globale.

In questo scenario, i farmacisti e le farmacie possono contribuire a diminuire l’impatto ambientale del farmaco e, grazie al loro ruolo a fianco dei pazienti, influenzare atteggiamenti e mentalità. Secondo un documento della Fip, “Sustainability in health care: The role of the pharmacist and pharmacy practice”, una farmacia più verde è possibile con il coinvolgimento dei farmacisti in programmi di recupero e riciclo di prodotti farmaceutici.

Il primo passo per ridurre l’impatto ambientale è quello di evitare gli sprechi, attraverso una prescrizione più razionale e una gestione del magazzino più appropriata, ridistribuendo i farmaci inutilizzati e sensibilizzando i pazienti sullo spreco di farmaci mediante un approvvigionamento più consapevole.

Un secondo punto è quello dello smaltimento, sia delle confezioni, che vanno riciclate nei contenitori dedicati a carta e plastica, sia dei farmaci inutilizzati per i quali esistono catene di smaltimento dedicate.  Per quanto riguarda gli inalatori esausti un progetto lanciato in Ue da una multinazionale farmaceutica prevede la raccolta dei dispositivi per malattie respiratorie di qualsiasi marca all’interno delle farmacie e i dispositivi vengono smaltiti in impianti certificati di produzione di energia da rifiuti. Infine, nel tentativo di evitare gli sprechi di farmaci, esistono progetti che promuovono il recupero di farmaci non utilizzati e non scaduti.

C’è poi la questione dell’impatto della farmacia come luogo di lavoro e della filiera con le emissioni derivanti dai trasporti. Per esempio, si può cercare di utilizzare veicoli a carburante alternativo per la consegna, materiali riutilizzabili per la spedizione, pratiche di stoccaggio ecocompatibili per ridurre gli sprechi e le emissioni.
Infine, coinvolgere i clienti in una gestione della farmacia più verde potrebbe contribuire a diffondere l’educazione e la consapevolezza della sostenibilità.

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