Assosalute: i farmaci di automedicazione sono asset strategico per il Paese

Assosalute: i farmaci di automedicazione sono asset strategico per il Paese

Tra il 2016 e il 2024, il numero dei medici di medicina generale è sceso da 44.270 a 36.812 (-16,8%), mentre gli accessi al Pronto soccorso sono tornati a sfiorare i 19 milioni nel 2024. In questo contesto, l’automedicazione responsabile, complementare e non alternativa all’assistenza professionale, può contribuire a indirizzare ogni bisogno di salute verso il livello di risposta più appropriato. A tracciare il contributo dell’automedicazione nel sistema salute in Italia, lo studio “Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese”, realizzato da TEHA Group, società di The European House – Ambrosetti per Federchimica Assosalute, presentato oggi a Roma, a Palazzo Baldassini, nel corso dell’evento “Farmaci di automedicazione: asset strategico per la salute, la governance farmaceutica e la competitività del sistema Paese”.

Benefici stimati a quasi 3 miliardi di euro l’anno

Secondo lo studio, i farmaci di automedicazione – pari al 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale – liberano tempo per il medico per un valore stimato in circa 1,9 miliardi di euro, tempo che può essere dedicato ai pazienti cronici, fragili e con bisogni più complessi; a questo si aggiungono circa 600 milioni di euro di tempo restituito ai cittadini. Sul fronte dell’emergenza-urgenza, un ricorso appropriato all’automedicazione potrebbe evitare quasi 1 milione di accessi l’anno per disturbi a bassa complessità, con un costo associato di circa 306 milioni di euro, di cui 281 a carico del SSN. Nel complesso, i benefici economici e organizzativi generati dall’automedicazione sono stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno. Sul piano della salute, lo studio attribuisce all’automedicazione un contributo relativo al 10,7% del carico di cattiva salute degli italiani, associato a disturbi lievi e molto diffusi. Secondo le stime, in assenza di questo contributo, nell’arco della vita si trascorrerebbero in media 4,8 mesi in meno in buona salute. Lo studio «evidenzia che l’automedicazione rappresenta un asset strategico per il Paese: restituisce tempo ai medici di famiglia, aiuta a dare a ogni bisogno di salute la risposta più appropriata e sostiene una filiera ad alta produttività» ha dichiarato Michele Albero, Presidente di Federchimica Assosalute. «L’automedicazione responsabile non significa lasciare solo il cittadino, al contrario, vuol dire metterlo nelle condizioni di fare bene ciò che può fare, sapendo quando e a chi rivolgersi. Per esprimerne appieno il potenziale servono due passi concreti: più Health Literacy, con campagne di alfabetizzazione sanitaria, educazione alla corretta automedicazione e un dialogo più stretto tra farmacisti e medici – anche grazie alla piena operatività del dossier farmaceutico del Fascicolo Sanitario – e un’offerta più ampia, con procedure di switch più snelle».

In Italia, cittadini con competenze sanitarie inadeguate

Nonostante i benefici evidenziati dallo studio, il potenziale del settore dei farmaci di automedicazione resta in parte inespresso: in Italia la spesa pro capite per medicinali da banco è di 54,3 euro l’anno, tra le più basse tra i principali Paesi europei, e meno di 1 italiano su 5 dichiara di averne fatto uso nelle due settimane precedenti l’indagine contro il 37% della Germania e il 70% della Finlandia. Secondo lo studio, il divario è riconducibile a due fattori. Il primo è la limitata evoluzione dell’offerta: tra il 2015 e il 2025, l’Italia ha registrato sei switch, cioè riclassificazioni di farmaci soggetti a prescrizione in medicinali senza obbligo di prescrizione, contro i 15 della Germania e i 26 del Regno Unito. Il secondo riguarda le competenze sanitarie: il 58% degli adulti italiani presenta livelli inadeguati o problematici, rispetto al 46% della media europea. Un dato che assume particolare rilievo in uno scenario in cui le informazioni sulla salute passano sempre più attraverso internet, social network e intelligenza artificiale.

Se, infatti, nel modello italiano di automedicazione medico di famiglia e farmacista restano i principali riferimenti per i disturbi lievi (48,2% e 47,9%), cresce il peso delle fonti digitali. Per questo è fondamentale, secondo lo studio, saper riconoscere i disturbi gestibili con l’automedicazione, verificare le fonti e sapere quando rivolgersi al medico o al farmacista.

Lo studio segnala anche l’opportunità di modernizzare le regole sulla comunicazione al pubblico dei farmaci senza obbligo di prescrizione, definite prima della diffusione di social e intelligenza artificiale. Per quanto riguarda i farmacisti, secondo Eugenio Leopardi, Presidente dell’Unione Tecnica Italiana Farmacisti (UTIFAR), si deve «fare uno sforzo per sapere comunicare al cittadino, spendere una parola giusta per indicare l’utilizzo corretto e i sintomi appropriati dei farmaci» ed è «fondamentale fornire protocolli chiari e condivisi per guidare il cittadino nell’automedicazione responsabile». 

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