Brevetti in scadenza, pillola in arrivo e come i farmaci contro l’obesità stanno già cambiando il mondo

Brevetti in scadenza, pillola in arrivo e come i farmaci contro l’obesità stanno già cambiando il mondo

Negli Stati Uniti, alcuni ristoranti hanno cominciato a rimpicciolire le porzioni. Non per risparmiare, ma perché i clienti mangiano meno: ordinano, lasciano metà piatto, rinunciano al dolce, bevono poco vino. Non è una tendenza passeggera né l’ennesima dieta di stagione. È l’effetto collaterale di una classe di farmaci che ha cominciato a trasformare la medicina e sta trasformando molto altro.

Semaglutide e tirzepatide non sono più solo una questione clinica. Sono al centro di una trasformazione che cambia come mangiamo, come vediamo i corpi, come funzionano interi mercati. E non siamo che all’inizio.

La corsa delle molecole

Il nome più citato è Ozempic, ma ridurre tutto a un marchio è già un errore di prospettiva. Quella dei GLP-1 è una famiglia in rapida espansione, con molecole diverse, meccanismi parzialmente distinti e profili di efficacia che continuano a migliorarsi di versione in versione.

La semaglutide, principio attivo di Ozempic e di Wegovy, è stata la prima a imporsi: Ozempic è diventato un nome di uso comune, un riferimento culturale che va ben oltre la clinica. Ma il tirzepatide, principio attivo di Mounjaro (per il diabete) e Zepbound (per l’obesità), ha cambiato di nuovo le attese: agisce su due recettori contemporaneamente, GLP-1 e GIP, e nei trial clinici ha mostrato una perdita di peso fino al 20-25% del peso corporeo, un risultato che non aveva precedenti nella farmacologia dell’obesità.

Il meccanismo alla base è lo stesso: questi farmaci imitano un ormone intestinale che si produce naturalmente dopo i pasti, inducendo sazietà, rallentando lo svuotamento gastrico, riducendo l’appetito. Ma agiscono anche sul cervello, sull’ipotalamo, sui centri della ricompensa, e questo spiega perché i loro effetti vadano ben oltre il peso. Chi li assume riferisce di sentire meno attrazione per i cibi ultra-processati, di bere meno alcol, in alcuni casi di fumare meno. Studi pubblicati su Nature Medicine all’inizio del 2025 hanno documentato una riduzione del rischio per 42 patologie diverse, tra cui insufficienza renale, eventi cardiovascolari, Alzheimer e alcune dipendenze. The Economist aveva già titolato, nell’ottobre 2024: «The Everything Drug».

In Italia, Ozempic è rimborsato dal SSN solo per i pazienti diabetici; Mounjaro è disponibile nelle farmacie da ottobre 2024 ed è rimborsato dal SSN per il diabete tipo 2 dal 23 febbraio 2025 (fascia A), mentre per l’obesità il costo è interamente a carico del paziente (fascia C); Wegovy è disponibile nelle farmacie da luglio 2024, anch’esso in fascia C, non rimborsabile. L’uso di Ozempic per dimagrire al di fuori delle indicazioni approvate resta off-label, con tutto ciò che comporta in termini di responsabilità prescrittiva e, problema concreto già emerso, di carenza per chi ne ha diritto clinico.

Da terapia specialistica a fenomeno di massa

Negli Stati Uniti, secondo i dati KFF (Kaiser Family Foundation), un adulto su otto ha già provato uno di questi farmaci. Una quota significativa, quasi due su cinque tra chi li ha assunti, lo ha fatto esclusivamente per dimagrire, senza una diagnosi di diabete né di obesità clinica. Le celebrity li hanno normalizzati sui social. WeightWatchers, il programma di dieta più longevo d’America, ha dichiarato bancarotta nel maggio 2025, travolto dalla concorrenza farmacologica.

In Europa e in Italia siamo ancora a una fase precedente. I costi, tra i 220 e i 380 euro al mese per Wegovy, tra i 346 e i 623 euro per Mounjaro a seconda del dosaggio, limitano l’accesso a una fascia economicamente avvantaggiata. La semaglutide è ancora percepita, almeno nel dibattito pubblico italiano, come qualcosa per pochi: una terapia costosa, un po’ controversa, associata alle abitudini delle classi benestanti e al jet set internazionale, uno «status symbol farmacologico». Ma questa fase è destinata a durare poco.

Brevetti in scadenza, pillola in arrivo

Due eventi, uno già avvenuto e uno imminente, cambieranno radicalmente il profilo di accesso a questi farmaci.

Il primo riguarda i brevetti. La protezione sulla semaglutide è già scaduta in Cina, India, Brasile e Canada, Paesi che insieme coprono oltre tre miliardi di persone. In questi mercati i generici sono già in produzione o in arrivo imminente, con prezzi che potrebbero scendere a poche decine di euro al mese. In Europa e in Italia l’attesa è più lunga, i generici della semaglutide non sono attesi prima del 2031-2032, per via di ulteriori forme di esclusività oltre al brevetto ma in termini storici è una distanza breve. E nel frattempo, la diffusione globale nei mercati senza protezione brevettuale costruirà una familiarità con questi farmaci che arriverà inevitabilmente anche da noi.

Il secondo elemento è la pillola, anzi le pillole. Il 22 dicembre 2025 la FDA ha approvato la versione orale di Wegovy (semaglutide 25 mg), prima pillola GLP-1 per la gestione del peso mai approvata al mondo, disponibile negli USA da gennaio 2026. Richiede di essere assunta 30 minuti prima di cibo o bevande. Il 1° aprile 2026 la FDA ha approvato orforglipron, nome commerciale Foundayo, prodotto da Eli Lilly, seconda pillola GLP-1 ma con una differenza sostanziale: è una piccola molecola non peptidica, non richiede alcuna restrizione alimentare né idrica, si assume in qualsiasi momento della giornata. L’approvazione è avvenuta in soli 50 giorni dalla presentazione della domanda e la distribuzione è iniziata il 6 aprile, a un prezzo che parte da 149 dollari al mese. Eli Lilly ha già presentato richiesta di approvazione in oltre 40 paesi.

Non è un dettaglio tecnico, perché finché questi farmaci richiedevano un’iniezione settimanale, c’era una barriera: psicologica, pratica, visibile, mentre una compressa quotidiana abbatte quasi tutti i freni residui.

Cosa cambia nel mondo

Gli effetti a cascata sono già in parte visibili, in parte proiettabili con ragionevole certezza. Ci sono quelli più immediati sul corpo e sull’immagine: per chi ha vissuto per anni con l’obesità e lo stigma che l’accompagna, questi farmaci sono una liberazione concreta, la scoperta che la propria condizione ha una cura come qualsiasi altra malattia. Ma il cambiamento più grande è culturale: per la prima volta nella storia potremmo trovarci a vivere in una società strutturalmente più magra, non per disciplina o dieta ma per effetto farmacologico. Secondo i dati della società di analisi retail EDITED, le taglie large disponibili sul sito di Target sono diminuite del 37% tra marzo 2025 e marzo 2026; Old Navy ha ridotto le taglie estese del 12% nello stesso periodo. I brand citano esplicitamente il cambiamento nella domanda. I movimenti body positive si trovano in una posizione difensiva, mentre influencer che per anni avevano sostenuto la diversità corporea dimagriscono visibilmente. Il dimagrimento sembra avere effetto anche sulle relazioni: Il New York Times ha raccontato storie di coppie in crisi dopo l’inizio della terapia: chi perde peso riscopre il proprio corpo, cambia atteggiamento, a volte lascia il partner. Molte persone con obesità avevano sviluppato un carattere accomodante per essere accettate ma con il nuovo corpo si trasformano anche le attitudini.

E anche il modo in cui ci si siede a tavola. Il cibo è atto sociale prima ancora che nutrizionale. Ridurre farmacologicamente la fame non significa solo mangiare meno: significa cambiare il rapporto con il piacere del pasto, con il rituale della tavola, con le occasioni di socialità costruite intorno al cibo. I ristoratori americani e delle grandi città europee hanno già notato clienti che ordinano meno, lasciano metà piatto, saltano il dolce. In Italia il fenomeno è ancora contenuto, ma la direzione è tracciata. Se la diffusione di massa si realizzerà, l’impatto sull’industria alimentare sarà strutturale: meno volume, più qualità e densità nutrizionale, ridisegno delle categorie più colpite, snack, bevande zuccherate, dolci, alcol.

Ma l’effetto più sorprendente potrebbe essere quello che non si vede. I GLP-1 agiscono sui centri cerebrali della ricompensa, e gli studi preliminari suggeriscono effetti sul consumo di alcol, sulle dipendenze da oppioidi, sul comportamento compulsivo. Se questi risultati fossero confermati su larga scala, la portata terapeutica di questa classe di farmaci sarebbe ridefinita radicalmente, non più farmaci per il peso, ma farmaci per il sistema della ricompensa in senso ampio. C’è però un effetto che alcuni pazienti riferiscono e che ha cominciato a circolare sui social con il nome di «Ozempic personality»: ridotto entusiasmo, minore soddisfazione per eventi positivi, calo dell’interesse per attività abitualmente piacevoli. La comunità scientifica lo sta studiando. Una possibile spiegazione viene dalla distinzione che il neuroscienziato Kent Berridge ha elaborato per decenni tra wanting, il desiderio di qualcosa e liking, il piacere di ottenerla. I GLP-1 sembrerebbero agire soprattutto sul primo: chi li assume può godersi un pasto, ma non sente più il richiamo del cibo quando non lo sta già consumando. Se questa ipotesi fosse confermata, lo stesso meccanismo che riduce le compulsioni potrebbe, in alcuni, ridurre anche altri desideri. Con la scadenza dei brevetti e l’arrivo delle pillole, stiamo per scoprirlo su scala globale.

(Visited 16 times, 16 visits today)

Potrebbe interessarti anche: