Corsa allo iodio, gli esperti: a oggi ingiustificata

Corsa allo iodio, gli esperti: a oggi ingiustificata

Il conflitto in Ucraina e il diffuso timore per l’utilizzo di armi atomiche o di attacchi alla centrali nucleari, in particolare dopo l’incendio divampato nei pressi della centrale di Zaporizhzhia durante i combattimenti, stanno determinando un rapido aumento delle vendite di compresse a base di iodio in diversi Paesi, come Belgio Francia e Svizzera.

Si tratta di Paesi in cui, a causa della presenza di centrali nucleari, è già prevista in caso di emergenza la distribuzione gratuita di questi farmaci nelle aree più esposte al rischio di contaminazione radioattiva.

In Italia, nonostante non sia stato registrato un significativo aumento della domanda, le prime richieste in farmacia hanno spinto la Federazione degli Ordini a precisare che si tratta di un allarme ingiustificato.

Possibili effetti collaterali se usati inutilmente

In un comunicato ufficiale la Fofi precisa che non vi è alcun allarme che giustifichi la richiesta in farmacia di compresse di iodio, da assumere per prevenire o per arginare possibili danni provocati da emissioni radioattive. «Da parte delle Autorità competenti», sottolinea il presidente Andrea Mandelli, «non vi è alcuna indicazione all’approvvigionamento di iodio per un’eventuale minaccia nucleare. Pertanto, la richiesta di medicinali a base di questa sostanza è del tutto ingiustificata. L’uso indiscriminato e inconsapevole di questi prodotti è da sconsigliare, sia a scopo preventivo, per il quale non vi sono evidenze di efficacia, sia per finalità terapeutiche. L’assunzione di farmaci a base di iodio, come per tutti i medicinali, deve avvenire esclusivamente su indicazione e sotto la supervisione del personale sanitario, e in base agli indirizzi delle autorità sanitarie competenti».

Secondo quanto riportato nel sito dell’Istituto superiore di sanità, durante un incidente nucleare lo iodio radioattivo (isotopi 131, 132 e 133) può essere rilasciato contaminando l’ambiente, con conseguente esposizione esterna. L’inalazione di aria contaminata e l’ingestione di cibo e acqua potabile contaminati possono portare all’esposizione interna alle radiazioni e all’assorbimento di iodio radioattivo, principalmente da parte della tiroide. La ghiandola tiroidea utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei e non distingue tra iodio radioattivo e iodio stabile. Quindi, dopo un incidente nucleare, se lo iodio radioattivo viene inalato o ingerito, la ghiandola tiroidea lo assorbe allo stesso modo dello iodio stabile.

In queste particolari situazioni si parla di iodoprofilassi, riferendosi al blocco della captazione di radioiodio e non allo stesso termine utilizzato alla correzione di deficit alimentari. Se lo iodio stabile viene somministrato prima o all’inizio dell’esposizione allo iodio radioattivo, l’assorbimento di quest’ultimo sarà bloccato dalla saturazione della ghiandola tiroidea con iodio stabile, riducendo così efficacemente l’esposizione interna della tiroide. Nel complesso, la somministrazione orale di iodio stabile (insieme al controllo degli alimenti e dell’acqua potabile) è considerata una strategia appropriata per ridurre il rischio di effetti negativi sulla salute delle persone esposte a un rilascio accidentale di iodio radioattivo ed è inclusa in molti Paesi nei piani di emergenza.

Le elevati dosi di iodio indicate per questo tipo di profilassi sono tali da creare un rischio di effetti collaterali, quando utilizzato senza necessità. «Fare la corsa per acquistare integratori a base di iodio non serve. Anzi: può essere dannoso. La profilassi, in questo momento, non è necessaria. E semmai si verificasse un’evoluzione di questo tipo, non servirebbero gli integratori. Bensì dei farmaci, la cui distribuzione spetterebbe alla Protezione Civile e alle Regioni», ha spiegato Gianluca Aimaretti, ordinario all’università del Piemonte Orientale e presidente eletto della Società italiana di endocrinologia.

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