Le donne gestiscono la salute meglio degli uomini. E la farmacia è il loro primo presidio

Le donne gestiscono la salute meglio degli uomini. E la farmacia è il loro primo presidio

Il 22 aprile, data di nascita di Rita Levi-Montalcini, si è celebrata quest’anno per l’undicesima volta la Giornata nazionale della salute della donna. L’appuntamento si estende fino al 29 aprile con l'(H)Open Week promossa da Fondazione Onda che coinvolge 253 presidi sanitari con il Bollino Rosa in tutta Italia: visite, esami strumentali, screening e consulenze gratuite in diverse aree specialistiche, come senologia, reumatologia, cardiologia e psichiatria. Un’iniziativa che negli anni ha consolidato l’attenzione istituzionale sulla medicina di genere, confermando come le differenze biologiche tra uomini e donne influenzino in modo rilevante lo stato di salute, la risposta alle terapie e i comportamenti di cura.

In occasione della Giornata, Assosalute ha presentato il 20 aprile a Roma il Rapporto Assosalute-Censis «Donne e automedicazione responsabile», una ricerca che fotografa con precisione come le donne si rapportano ai piccoli disturbi, ai farmaci da banco e alle nuove fonti di informazione sanitaria. Una popolazione più esposta ai disturbi rispetto agli uomini, ma in cui questa esposizione non si traduce in fragilità: al contrario, in competenza, cautela e maggiore propensione a valorizzare il consiglio del medico e del farmacista.

Più disturbi, più consapevolezza

«Le donne sono oggi protagoniste di un modello evoluto di gestione della salute: più esposte ai disturbi, ma anche responsabili» ha sottolineato Michele Albero, presidente di Federchimica-Assosalute. «Proprio l’esperienza al femminile nell’approccio alla cura evidenzia come l’automedicazione correttamente utilizzata è davvero uno strumento cruciale di salute quotidiana.»

I numeri lo confermano: il 93,9% delle donne ha sofferto di almeno un piccolo disturbo nell’ultimo anno, il 75,7% di almeno due. I disturbi più diffusi sono mal di schiena e dolori muscolari e articolari (59,1%, con un divario di +12,3 punti rispetto agli uomini) e mal di testa (49,4%, +15 punti). Il 78,8% delle donne ricorre ai farmaci di automedicazione — contro il 75,2% degli uomini — e il 79,1% li considera un aiuto concreto per stare meglio nella vita quotidiana.

Ma la cifra più rilevante riguarda la qualità dell’approccio: il 93,1% legge il foglietto illustrativo, il 90,3% controlla le date di scadenza, l’88,2% si rivolge al medico se il disturbo non passa, l’84,9% prende solo farmaci che conosce bene. Il 58% porta sempre con sé qualche farmaco di automedicazione, contro il 44,2% degli uomini: quasi 14 punti di differenza che raccontano un’abitudine consolidata, non occasionale.

 

La farmacia, primo spazio di ascolto

Quando gli italiani cercano informazioni su piccoli disturbi e farmaci di automedicazione, il 47,9% si rivolge al farmacista e il 48,2% al medico di medicina generale: praticamente alla pari. Staccano di molto qualsiasi altra fonte: internet si ferma al 24,1%, i social al 4,1%.

 

 

Le donne non solo gestiscono la propria salute con maggiore consapevolezza, ma si fanno carico di quella dell’intero nucleo familiare, inclusi figli e familiari senior. In questo doppio ruolo, la farmacia di prossimità è spesso il primo punto di riferimento. «La farmacia è spesso il primo presidio di prossimità a cui le donne si rivolgono, il primo spazio in cui emerge un bisogno, una fragilità o una richiesta di orientamento» ha sottolineato Angela Margiotta, Presidente di Farmaciste Insieme. «Il ruolo del farmacista è fondamentale per accompagnare scelte di automedicazione corrette e consapevoli.» «La collaborazione tra medico generale e farmacista può aiutare a intercettare prima i bisogni e ad accompagnare meglio le persone» ha aggiunto Michela Guiducci, Rappresentante SIMG, smontando quello che ha definito «il falso mito di una contrapposizione tra medico e farmacista».

Intelligenza artificiale: le donne la usano con più cautela

Il 47,5% delle donne utilizza chatbot come ChatGPT, Grok o Gemini per informazioni su disturbi e farmaci, contro il 51,9% degli uomini. Il divario più marcato riguarda la fiducia: il 64% delle donne che usano questi strumenti si dichiara fiducioso nell’IA, contro il 76,7% degli uomini, con uno scarto di quasi 13 punti. L’80% delle donne ritiene inoltre che le tecnologie non potranno mai sostituire il rapporto umano con medici e infermieri. «La maggiore esposizione delle donne ai piccoli disturbi si traduce in una competenza diffusa nella gestione della salute» ha concluso Sara Lena, Ricercatrice Censis. «È un elemento chiave di empowerment, esito anche della cultura dell’automedicazione responsabile che le rende più caute rispetto alle informazioni date dall’IA e portate a valorizzare il ruolo del medico e del farmacista.»

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