Dopo l’intervento di Martino Canonico, Head of Brussels Office della European Association of E-Pharmacies (Associazione Europea delle Farmacie Online) in occasione delle audizioni al Senato sul Ddl 1786, sulla Delega in materia farmaceutica, nel settore si è acceso un dibattito sulla possibilità di aprire alla distribuzione tramite e-commerce del farmaco su prescrizione. PharmaRetail ha chiesto a Erika Mallarini, Sda Bocconi, quali effetti potrebbe avere questa richiesta sulla aderenza alla terapia e sulla sicurezza del farmaco.
La proposta dell’EAEP
Canonico nel suo intervento ha chiesto «che la riforma consenta anche per i farmaci con obbligo di prescrizione un accesso digitale sicuro attraverso il sito web della farmacia autorizzata, superando l’attuale divieto normativo ormai non più coerente con la realtà di tutti i giorni delle farmacie e dei pazienti». Si tratterebbe, secondo Canonico «di permettere a tutte le farmacie autorizzate la vendita a distanza del farmaco soggetto a prescrizione medica, dietro prescrizione, seguendo la normativa nazionale e la normativa europea». L’EAEP chiede «che vi sia una garanzia di parità di trattamento tra i diversi canali, canale digitale e canale tradizionale, perché qualsiasi tipologia di discriminazione va a danneggiare l’accesso al farmaco da parte del paziente». Tale richiesta, inoltre, permetterebbe di allineare «la normativa italiana al Quadro legislativo Europeo. Anche alla luce del fatto che negli ultimi anni, infatti, a seguito in particolare della pandemia del Covid e della diffusione delle tecnologie digitali, si è sviluppata in Italia una prassi di consegna a domicilio del farmaco soggetto a prescrizione da parte delle farmacie: prassi al di fuori di qualsiasi quadro normativo chiaro uniforme, con i rischi che ne conseguono chiaramente per la tracciabilità del farmaco e per la tutela dei dati personali del paziente». Canonico sottolinea come la consegna a domicilio del farmaco nasce da una esigenza reale: «per molti cittadini, in particolare per i pazienti cronici, anziani o con mobilità ridotta, l’accesso al farmaco per via digitale non è solo una comodità, ma è una necessità quotidiana».
Mallarini: E-commerce non è sinonimo di home delivery
La consegna del farmaco tramite e-commerce è una reale opportunità per il cittadino?
Si tratta di un tema complesso che va affrontato con una visione più ampia. Spesso si pensa che, una volta prescritto, il farmaco per il paziente cronico sia “definito” dal medico e possa quindi essere semplicemente recapitato a casa, senza bisogno di ulteriore assistenza.
In realtà è fondamentale distinguere in modo netto tra e-commerce e home delivery. L’e-commerce, per come è strutturato oggi, è essenzialmente un servizio logistico: consente l’acquisto e la consegna del prodotto, ma non è integrato con il Fascicolo Sanitario Elettronico del paziente, a differenza della farmacia. Questo significa che non è in grado di supportare realmente l’aderenza terapeutica. La compliance, infatti, non è solo garantire che il farmaco arrivi in tempo quando finisce la confezione, ma implica un’assistenza continuativa, un confronto sistematico e strutturato tra paziente e sistema sanitario. Ed è proprio questa dimensione relazionale e clinica che l’e-commerce non può offrire.
Quale potrebbe essere il ruolo della farmacia?
Oggi in Italia abbiamo un grave problema di inerzia terapeutica, soprattutto nei pazienti anziani e politrattati. In questi casi è fondamentale verificare nel tempo l’appropriatezza terapeutica, un’attività che le farmacie sono già in grado di svolgere. Un esempio semplice è il monitoraggio del peso: variazioni anche significative possono rendere un dosaggio non più adeguato, trasformandolo di fatto in un sovradosaggio. Questo tipo di controllo richiede prossimità, continuità e conoscenza del paziente.
È vero che oggi la farmacia mantiene ancora una componente logistica importante, essendo il luogo di dispensazione del farmaco, e che alcuni aspetti di sicurezza e distribuzione potrebbero teoricamente essere replicati anche nell’e-commerce. Tuttavia, siamo nel pieno di una trasformazione – guidata anche dal DM77 – che amplia in modo significativo il ruolo della farmacia, rendendola un presidio sanitario territoriale sempre più centrale.
Quindi in futuro la soluzione è l’home delivery del farmaco?
L’home delivery può essere parte della soluzione, ma solo se inserita all’interno di un modello di servizio più ampio. Le farmacie stanno evolvendo in luoghi in cui è possibile monitorare i parametri del paziente, verificare l’appropriatezza terapeutica, supportare l’aderenza e intervenire sull’inerzia terapeutica. In questo contesto, la consegna a domicilio non è un semplice atto logistico, ma l’estensione di un servizio sanitario. È uno strumento che si integra in un sistema più ampio di presa in carico del paziente. Nella prospettiva futura – anche grazie allo sviluppo completo del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, oggi ancora solo parzialmente attivo – questa differenza sarà ancora più evidente: da un lato piattaforme di e-commerce che offrono logistica, dall’altro farmacie che erogano servizi sanitari integrati. Nessuna piattaforma online, infatti, può replicare questo modello “phygital”, che combina presenza fisica e servizi digitali: il paziente può scegliere se recarsi in farmacia o ricevere assistenza a domicilio, che può includere non solo la consegna del farmaco, ma anche l’intervento di un infermiere o altri servizi di supporto.
Sulla questione dell’adeguamento della normativa italiana ad altri paesi europei, potrebbe nascere un problema?
Non credo, perché la sanità non è soggetta a un processo di armonizzazione normativa come altri settori, ad esempio energia o trasporti. I sistemi sanitari nazionali restano profondamente diversi tra loro. Anche in Italia esistono differenze significative a livello regionale, e queste si rifletteranno inevitabilmente anche nell’attuazione dei servizi previsti dal DM77. Più che un problema europeo, vedo quindi una criticità interna, legata alla variabilità territoriale, che però è in parte inevitabile.
Il costo di questi servizi in farmacia, compreso l’home delivery, sarebbe a carico del paziente o del SSN?
Non immagino un sistema interamente a carico del SSN, se non a fronte di una revisione strutturale della spesa per la sanità territoriale. Va però considerato che le farmacie stanno già oggi coprendo, attraverso i servizi, alcune funzioni che in altri contesti sarebbero proprie dell’ospedale di comunità. In prospettiva, si potrebbe quindi immaginare un modello misto, in cui alcuni servizi sono sostenuti dal sistema pubblico, mentre altri restano a carico del cittadino, in funzione del valore e del livello di assistenza offerto. In ogni caso, il punto centrale è che si tratta di un modello completamente diverso da quello attuale, basato non sulla semplice dispensazione del farmaco, ma su una presa in carico più ampia e continuativa del paziente.




