Elezioni 2022: le richieste di Federfarma

Elezioni 2022: le richieste di Federfarma

Concludere il percorso fatto su Convenzione e nuova remunerazione, limitare la distribuzione diretta potenziando la Dpc, mettere a sistema la farmacia dei servizi, e ancora introdurre nuovi strumenti di competitività a portata anche delle piccole farmacie, quali work for equity e forme di patrimonio condiviso per scopo.

Queste alcune delle richieste avanzate dalle farmacie alla politica in vista delle prossime elezioni, in occasione dell’assemblea pubblica organizzata a Roma da Federfarma, alla presenza di un gruppo di candidati, con lo scopo di indicare alla prossima legislatura punti fermi dai quali ripartire, per rendere strutturale tutto quello che la farmacia ha rappresentato durante la pandemia.

Farmacia al centro del Ssn

Tra i primi a intervenire nell’assemblea, occasione di confronto della categoria con le forze politiche alla vigilia delle elezioni, l’attuale ministro della Salute Roberto Speranza (nella foto) che ha invitato «tutte le forze politiche a non tornare indietro, a consolidare la centralità del servizio sanitario nazionale. Chiunque vinca le elezioni. Perché è giusto rappresentare gli interessi di una categoria, ma prima occorre farli coincidere con l’interesse nazionale. Nei duri mesi del primo insorgere del Covid e nel continuo dialogo con la farmacia ci siamo resi conto che occorreva rafforzare la sanità territoriale che era carente. La farmacia è stata una risposta rapida e adeguata». Infine, ha sottolineato che «le vaccinazioni in farmacia sono state una grande conquista e, per il futuro, nuova remunerazione e rinnovo Convenzione non sono così lontane. La remunerazione è già nel Def, il prossimo governo non dovrà fare molto per avviarla».

Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ha ricordato quanto fatto negli ultimi anni e invitato le forze politiche a non interrompere il percorso: «Nessun progetto parte da zero, alcuni sono stati realizzati per circa il 30 per cento ma altri sono già in uno stadio avanzato di realizzazione, circa all’80%. Ora si tratta solo di avere la volontà politica di compiere con noi questo percorso verso il completamento. I progetti li presenteremo a tutte le forze politiche in modo indistinto, così da verificare le risposte che ci verranno date. Abbiamo fatto in questi anni grandi passi in avanti, lo dicono i sondaggi, dal punto di vista del gradimento della popolazione e anche le nostre farmacie. Ma, soprattutto, abbiamo riconquistato un ruolo centrale nel Servizio sanitario nazionale».

Secondo il segretario nazionale di Federfarma Roberto Tobia, la parola d’ordine, è «sostenibilità», perché «senza non potremmo dare attuazione alla farmacia dei servizi, pensiamo per esempio alle vaccinazioni.  Siamo certi che il prossimo governo darà delle risposte concrete alle nostre proposte nell’interesse generale dei cittadini, che chiedono un ruolo centrale per la farmacia poiché si è dimostrata indispensabile durante l’emergenza sanitaria». Un obiettivo che potrà essere raggiunto «non da soli» ma «in piena collaborazione con gli altri professionisti della sanità. L’integrazione ospedale-territorio passa, infatti, attraverso l’ospedale, i pediatri libera scelta, il medico di medicina generale, gli specialisti, gli infermieri e la farmacia. Questo team sanitario unito potrà garantire un futuro certo all’assistenza sanitaria, con la farmacia come porta d’ingresso del cittadino nel mondo della Salute, dove trovare un punto di riferimento e un professionista in grado di dare risposte positive».

Perché questo sia realizzabile servono anche le farmacie rurali, realtà che operano in territori disagiati. «In Paesi di 1.200-1.500 abitanti», ha spiegato Gianni Petrosillo, presidente Sunifar, «ci sono sempre meno servizi e addirittura, in molte zone, il 2% degli assistiti è oggi senza il medico di medicina generale. È un problema che sta crescendo e su cui non si vedono soluzioni all’orizzonte». In questo contesto, e parallelamente a necessità in aumento di una popolazione che invecchia, «la farmacia piccola ha sempre più bisogno di ammodernarsi e di investire, ma fa fatica. C’è allora bisogno di rafforzare le piccole farmacie e in questa direzione, in primo luogo, occorre porre rimedio a quanto successo a inizio agosto con il bando del Pnrr per la crescita professionale delle farmacie rurali: sulla base di una interpretazione restrittiva dei criteri, data dalla Commissione europea, è partito un decreto di sospensione, che ha bloccato le istruttorie di 900 farmacie su oltre 1.800 che hanno aderito, in quanto non fanno parte delle aree interne». Problema in verità risolto pochi giorni dopo l’assemblea di Federfarma, quando il governo con il Dl Aiuti ter ha stanziato 28 milioni per le farmacie rurali situate fuori dalle aree interne.

Infine Petrosillo ha ricordato il tema della «indennità di residenza per le sussidiate, che va uniformato nelle varie Regioni e adeguato», conclude Petrosillo.

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