Nonostante i vantaggi riconosciuti, in Italia i farmaci equivalenti continuano a scontare una scarsa informazione e una limitata fiducia, soprattutto tra i giovani: lo dice una ricerca SWG presentata in occasione della chiusura della campagna IoEquivalgo, realizzata da Cittadinanzattiva con il contributo non condizionato di Egualia, e in collaborazione con Federfarma e Fofi. Pharmaretail ha chiesto a Salvatore Butti, Vicepresidente di Egualia, associazione di rappresentanza dell’industria dei farmaci equivalenti come leggere questi dati e quali leve restano ancora da attivare.
I dati della ricerca
Secondo la ricerca di SWG gli italiani si percepiscono sempre meno in salute: il 56% convive con piccoli disturbi ricorrenti, mentre cala ulteriormente l’indice di salute percepita. In questa percezione, irrompe prepotentemente l’IA, consultata dall’8% degli intervistati (il 15% della Gen Z), che ricorrono anche a Internet (10%, +4 sul 2024) e al farmacista (13%, +3). Per quanto riguarda il rapporto con i farmaci, si nota un calo della convinzione che i medicinali vadano usati con cautela e attenzione (45%) e arretra la conoscenza dei farmaci equivalenti (-5% in 5 anni). A conoscerli meno sono soprattutto i giovani della Gen Z: solo il 50% dice di conoscerli bene, contro una media generale del 70% e un 79% tra i boomer.
Nella ricerca di quest’anno compare per la prima volta l’IA come fonte per un consulto medico. Con questo nuovo strumento cosa cambia per i professionisti sanitari e per le aziende?
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, anche per chiedere informazioni sulla salute, è ormai una realtà. Numerosi studi mettono in luce i rischi dell’utilizzo dell’IA nell’ambito della salute a causa dei possibili errori. È chiaro che i giovani la utilizzino anche più delle generazioni più mature, come evoluzione di quello che fino a pochi anni fa era Dr Google. Interessante però il dato sui farmacisti e la farmacia, che soprattutto dal periodo della pandemia, sono riconosciuti come presidio sanitario sul territorio da parte dei cittadini, dato confermato da numerose survey.
Dalla ricerca emerge come ci sia poca fiducia nei farmaci e poca conoscenza degli equivalenti tra i giovani. Come legge questo dato?
In Italia gli equivalenti sono arrivati sul mercato in ritardo rispetto al resto del mondo, quindi c’è da recuperare anche da un punto di vista temporale. È vero che la penetrazione in Italia è ancora bassa, se guardiamo quello che è il risultato delle farmacie, che risulta alla fine intorno al 30%. Vengono comunque dispensati 425 milioni di confezioni di farmaci equivalenti, con una presenza drasticamente diversa tra nord e sud: l’incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella P.A. di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%), in Piemonte (42,1%). Su dieci farmaci a brevetto scaduto, al nord quattro di questi sono equivalenti, al sud due di questi sono equivalenti. Questo dato è controintuitivo, perché laddove c’è un Pil più basso, il ricorso agli equivalenti è minore. Perché questa situazione? Credo che non sia semplicemente una questione culturale, ma entrino in gioco una serie di fattori, di abitudini, ma anche il modo di proporre dietro il farmaco equivalente.
Ci può fare un esempio?
All’evento di presentazione della ricerca SWG e della chiusura della campagna Io Equivalgo era presente anche Tania Cariani, Coach e trainer di intelligenza emotiva, che ha spiegato come siano fondamentali le parole utilizzate. Per esempio, non va bene chiedere ‘vuoi l’originale o il generico?’ quando in Italia il termine ‘generico’ non ha un’accezione positiva. Indicare il ‘risparmio’ se si propone un equivalente, non è efficace, perché la maggior parte delle persone non vuole risparmiare sulla propria salute. Quindi anche la corretta proposizione dietro il banco diventa fondamentale, così come diventa fondamentale sia il medico sia il farmacista comunichino la stessa cosa. Quindi nel prossimo futuro, tra gli obiettivi delle prossime campagne c’è anche quello di sviluppare le competenze comunicative fornendo ai professionisti sanitari strumenti pratici per migliorare la comunicazione con il paziente, per ridurre i bias cognitivi e accrescere la fiducia dei cittadini verso i farmaci equivalenti.
La campagna IoEquivalgo, ormai alla sesta edizione, nasce con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza e l’accesso ai farmaci equivalenti in Italia. In questi sei anni di campagna cosa è cambiato?
Il trend comunque in questi anni è positivo, si tratta di una piccola crescita, ma continua nel tempo. Come dicevo prima, abbiamo raggiunto 425 milioni di confezioni di farmaci equivalenti vendute in Italia, cioè una media di quasi sessanta confezioni di farmaco equivalente l’anno a cittadino (compresi i bambini e i neonati). Dei passi in avanti sono stati fatti anche con Cittadinanzattiva, grazie agli stessi farmacisti che hanno portato avanti l’informazione ai pazienti. Bisogna continuare su questa strada, perché ancora c’è tanto cammino da fare. Però è stato fatto un bel percorso in questi anni e l’iniziativa è stata ben accolta. L’obiettivo nei prossimi anni è quello di realizzare campagne di informazione istituzionale con un focus specifico sui canali digitali e social per intercettare le fasce di popolazione più giovani. Inoltre ci proponiamo di integrare percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università per promuovere l’uso consapevole dei farmaci e correggere abitudini pericolose emerse tra i più giovani, come l’assunzione di medicinali scaduti o l’errato smaltimento nell’indifferenziata.
Che si può fare di più per arrivare alla media di consumo europea?
Dal mio punto di vista, in Italia abbiamo un buon modello, io non lo cambierei con sistemi presenti in altri Paesi. Quello che dobbiamo continuare a fare è informare non solo il cittadino con campagne di sensibilizzazione, ma anche il medico e il farmacista. Ricordiamo che il mercato è molto concentrato, le prime cinque aziende rappresentano circa l’88% del totale del mercato. Queste aziende oggi sono tornate a visitare sia il medico di medicina generale sia il farmacista. E fino a pochi anni fa questo non avveniva. Per i primi quindici, diciotto, vent’anni il medico non è stato praticamente più visto, invece, dal mio punto di vista, è un passo necessario per accelerare la penetrazione degli equivalenti in Italia. Il farmacista ha fatto moltissimo in questi anni per il farmaco equivalente, ma si può migliorare ancora dal punto di vista della comunicazione e del linguaggio da usare con il paziente. Infine, è importante mantenere la sostenibilità in tutta la filiera, anche alla luce della proposta di revisione del prontuario, che potrebbe mettere a rischio proprio la sostenibilità di questo comparto che per definizione, solo per il fatto di esistere, genera risparmio al nostro sistema sanitario.




