Le farmacie, il punto di raccordo tra cittadini e Servizio sanitario nazionale

Le farmacie, il punto di raccordo tra cittadini e Servizio sanitario nazionale

Durante la pandemia le farmacie sono diventate parte integrante del sistema sanitario nazionale, un ruolo che ora è da potenziare, nell’ottica di una riforma della sanità indirizzata verso una sempre maggiore assistenza territoriale, secondo gli esperti riuniti per l’edizione 2022 di Cosmofarma, appena conclusa a Bologna.

La farmacia post pandemica vede anche una maggiore relazione con il cliente-paziente, il crescere dei servizi, come la teleassistenza, un maggiore scambio di informazioni, grazie al digitale, che meglio risponde ai bisogni delle persone.

Gestione dei dati centralizzata, a livello europeo

«Le farmacie sono un punto di raccordo importante tra i cittadini e il Servizio sanitario nazionale. Per questo dobbiamo porre l’accento sul concetto di prossimità. Potenziare l’assistenza territoriale è una grande necessità emersa dalla pandemia, in sinergia con le altre professioni sanitarie», ha affermato Gilberto Pichetto Fratin, viceministro dello Sviluppo economico in occasione del convegno “Riorganizzazione della sanità territoriale: il ruolo del farmacista e della farmacia nell’assistenza di prossimità”, organizzato da Fofi, Federfarma, Fondazione Cannavò e Utifar. «Per questo dobbiamo fare una valutazione politica anche rispetto alla remunerazione e agli incrementi del Fondo del servizio sanitario nazionale. La somministrazione di servizi deve essere molto più ampia. Questa deve essere la sfida che dobbiamo affrontare».

Il primo passaggio, secondo Andrea Mandelli, presidente della Fofi, è «rendere strutturale la somministrazione dei vaccini a opera dei farmacisti e ampliare la dispensazione dei farmaci sul territorio. Sono due temi chiave per rilanciare l’assistenza di prossimità e consentire ai cittadini di trovare risposte concrete e tempestive ai propri bisogni di salute. Istituzionalizzare la somministrazione dei vaccini a opera dei farmacisti, oltre l’emergenza Covid, vuol dire rendere un grande servizio al Paese, permettendo ai cittadini di accedere con facilità alle campagne di prevenzione, e ai medici di dedicarsi alla cura dei pazienti negli ambulatori e negli ospedali, contribuendo a contrastare la grande piaga delle liste d’attesa, fortemente acuitasi durante la pandemia». Inoltre, «il nuovo ruolo della farmacia dei servizi come punto di vaccinazione, per il Covid, l’influenza e non solo, avvicina l’Italia agli altri grandi Paesi europei». Infine, ha concluso Mandelli, «non si può immaginare una riforma dell’assistenza che punti sulla prossimità senza portare sul territorio la dispensazione di quei farmaci che non devono essere necessariamente gestiti in ambito ospedaliero. Si tratta di un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso e l’appropriatezza delle cure».

Con uno sguardo all’Europa, Roberto Tobia, segretario di Federfarma e presidente del Pgeu – organismo di rappresentanza dei farmacisti di 26 Paesi europei – ha rivendicato con orgoglio i meriti della farmacia italiana: «La farmacia italiana è ormai considerata un punto di riferimento europeo, dopo quanto successo durante la pandemia: grande capacità di reazione e flessibilità nell’avviare nuove attività di assistenza ai cittadini». Ma quello cui bisogna puntare ora è «il rafforzamento di una unione sanitaria europea, che non può non passare dalla condivisione dei dati. In questa ottica, la Commissione europea ha appena lanciato l’European health data space (Ehds), uno spazio europeo dei dati sanitari da portare a compimento entro il 2025. Un progetto che intende mettere la trasformazione digitale al centro dei processi di cambiamento dell’assistenza sanitaria».

L’idea di una farmacia con più servizi è condivisa anche dai clienti, secondo i dati dell’indagine “Barometro Clienti della Farmacia” di Doxapharma. La grande maggioranza di essi risponde infatti con favore alla possibilità che le farmacie diventino un polo vaccinale (62%).

Dalla stessa indagine emerge come tutti gli italiani abbiano una farmacia di riferimento, ma uno su tre si rivolge sempre e solo allo stesso esercizio. Nella valutazione complessiva dell’attività, i clienti restituiscono buoni livelli di soddisfazione, in particolare sotto il profilo dell’affidabilità, della preparazione e della disponibilità del personale (la media del voto è superiore a 8 su 10). C’è invece ancora strada da fare per quanto riguarda i servizi a supporto del paziente, soprattutto, per quelli digitali, l’unica voce che non raggiunge, seppur di poco, la sufficienza. I clienti delle farmacie italiane confermano la loro soddisfazione anche attraverso l’indice Net promoter Score. In particolare, un cliente su due consiglia la propria farmacia di riferimento.

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