Farmacisti specializzandi e borse di studio: il Ministro attiva un gruppo di lavoro

Farmacisti specializzandi e borse di studio: il Ministro attiva un gruppo di lavoro

Si apre un dialogo con il ministro della Salute Orazio Schillaci sulla questione della mancanza di borse di studio per gli specializzandi nelle professioni non-mediche. Il problema interessa i farmacisti, oltre veterinari, odontoiatri, biologi, chimici, fisici e psicologi. Il Ministro, rispondendo a un’interrogazione in Question Time del deputato Andrea Crisanti, ha sottolineato che è stato attivato un gruppo di lavoro per l’approfondimento delle questioni relative alle scuole di specializzazione di area sanitaria non medica.

Necessario intervento di ampio respiro

La questione, peraltro non nuova, della mancanza di borse di studio per specializzandi nelle professioni non-mediche, è stata riaperta da Crisanti – Segretario della 7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica e ricerca scientifica) – che, nella sua interrogazione  al ministro della Salute, ha spiegato che «circa 1.500 studenti specializzandi non sono beneficiari di una borsa di studio, nonostante il percorso universitario li equipari per legge a quelli laureati in Medicina (secondo il Decreto Interministeriale n. 716/2016 sul “Riordino delle Scuole di specializzazione ad accesso riservato ai non medici”) e le specializzazioni prevedano che il 70% dei crediti formativi debba essere maturato attraverso tirocini e pratiche con almeno 34 ore ogni settimana in ospedale. Di fatto queste persone lavorano nei nostri ospedali e non vengono pagate».

La questione della mancata erogazione di borse di studio a dottorandi in area non medica, ma che di fatto lavorano in ospedale, è aperta da diversi anni, e secondo quanto riportato nella risposta del Ministro, le cause, sono «probabilmente, da ritrovarsi nella mancanza di adeguate coperture finanziarie». Peraltro, l’adeguata remunerazione agli specializzandi medici discende dalle direttive comunitarie 82/76/CEE, 93/16/CEE e 2500/36 CEE, che hanno previsto l’obbligo per gli Stati membri di corrispondere un giusto compenso in favore dei soli medici durante la formazione specialistica, mentre un simile obbligo comunitario non è stato purtroppo previsto anche per le altre figure professionali quali veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici». Inoltre, ha sottolineato Schillaci, «le differenze riguardano non solo il trattamento economico dei professionisti sanitari iscritti alle relative Scuole, ma anche ulteriori aspetti, quali le modalità di selezione per l’accesso, le modalità di accreditamento delle Scuole di specializzazione delle strutture facenti parte della rete formativa delle Scuole stesse. In tal senso, una piena equiparazione dei diversi professionisti non può prescindere da un intervento normativo di più ampio respiro che preveda il necessario coinvolgimento del ministero dell’Università e della ricerca, nonché del ministero dell’Economia e delle finanze ai fini della individuazione delle risorse necessarie per la copertura degli oneri derivanti dal finanziamento dei contratti di specializzazione da assegnare anche ai predetti professionisti».

Un commento positivo alla risposta del Ministro è arrivata da Andrea Mandelli presidente della Fofi, che ha dichiarato di apprezzare «molto l’attenzione rivolta dal ministro Schillaci (nello foto) alle disparità che ancora oggi esistono tra gli specializzandi di area sanitaria». Mandelli ha poi sottolineato di essere «da tempo personalmente impegnato per garantire l’equiparazione dello status giuridico e del trattamento contrattuale ed economico dei farmacisti, e con loro di tutti gli altri specializzandi non medici, a quello degli specializzandi medici». E ha proseguito: «Tutti gli specializzandi dell’area sanitaria sono chiamati a un percorso formativo di livello elevato le cui spese, in assenza di una posizione contrattuale, sono completamente a carico dei singoli. Una distinzione tanto penalizzante quanto ingiustificata, che va sanata quanto prima, prevedendo per gli specializzandi non medici un trattamento economico-normativo analogo a quello riservato ai medici». In conclusione, «seguiremo con attenzione quanto emergerà dal gruppo di lavoro per l’approfondimento di questa importante tematica, istituito nell’ambito dell’Osservatorio nazionale per la formazione sanitaria specialistica e confidiamo che si possa presto arrivare a una soluzione di una questione ormai annosa».

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