I farmacisti volontari per il popolo ucraino, il racconto da Avezzano della presidente dell’Associazione nazionale Enrica Bianchi

I farmacisti volontari per il popolo ucraino, il racconto da Avezzano della presidente dell’Associazione nazionale Enrica Bianchi

La raggiungiamo al telefono ad Avezzano, mentre è impegnata a preparare i bancali di farmaci destinati all’Ucraina. Ha la voce affannata e le mani gelide, fa freddo nei capannoni della Protezione Civile e lei sta lavorando senza sosta dalle prime ore del mattino. Lei è Enrica Bianchi (nella foto), la presidente dell’Associazione Nazionale Coordinamento Farmacisti Volontari della Protezione Civile, una rete nata nel 2009 sulla scorta dell’esperienza svolta dai farmacisti volontari durante le operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

In quella circostanza, la rete di volontari farmacisti che si era immediatamente attivata, aveva reso possibile la continuità dell’assistenza farmaceutica ai cittadini sopperendo all’attività delle farmacie rese inagibili dal sisma. Un patrimonio di competenze, capacità insieme a vincoli umani e professionali nato sul campo che, grazie al supporto della Federazione Nazionale Ordini Farmacisti Italiani, è diventata un’organizzazione nazionale che riunisce i volontari farmacisti per farsi carico di interventi di protezione civile e per avviare processi di crescita culturale e professionale sui temi dell’emergenza.

Da quel primo intervento in Abruzzo «nato da un camper farmacia messo a disposizione dall’Ordine di Cuneo siamo cresciuti e adesso contiamo 11 sezioni sparse in tutta Italia, abbiamo 5 camper farmacia e 2 pick up. Da un approccio “da boyscout” sull’onda di quella prima emergenza abbiamo ora un’attività strutturata con cui gestire tutte le situazioni, ma una guerra speravamo di non doverla vedere mai e stiamo cercando di fare tutto il possibile» ci racconta Enrica.

I farmacisti volontari sono impegnati ad aprire e organizzare i bancali che contengono farmaci e presidi medici giunti da tutta Italia: «La prima squadra operativa di farmacisti è arrivata venerdì e poi si sono alternate le squadre provenienti dalle sezioni dei farmacisti volontari di tutta Italia. Un primo stock di farmaci, comprati dall’Associazione su indicazione dell’elenco fornito dalla Protezione Civile, sono già partiti per l’Ucraina. Adesso qui da Avezzano partirà un altro tir e siamo impegnati nel preparare i bancali, controllando le scadenze dei farmaci e suddividendoli. Qui con noi farmacisti ci sono anche i volontari della Croce Rossa, stiamo unendo le forze per fare il prima possibile».

I farmaci più richiesti?  «antibiotici, antidolorifici, farmaci ospedalieri per urgenze e poi presidi».

Dopo la prima fase dell’invio dei farmaci, ci sarà quello dell’accoglienza: «oltre al fronte della guerra, bisognerà presidiare quello dei profughi. Nei dipartimenti regionali i farmacisti volontari si stanno allertando per gli arrivi. Ci saranno diverse azioni da mettere in campo, legate al controllo della temperatura, ai tamponi, alle vaccinazioni».

Come Enrica, molti farmacisti volontari hanno già lasciato il bancone per arrivare ad Avezzano, fanno i turni perché si lavora dalla mattina alla sera inoltrata, un’attività preziosa di gestione e stoccaggio che richiede competenze specifiche della professione: «Il nostro appello è quello di non donare farmaci ma di aiutarci con raccolte fondi perché questo ci dà la possibilità di fare acquisti mirati in base alle esigenze della popolazione e di non sprecare nulla».

Per questo, l’associazione ha istituito un conto corrente dedicato (Iban: IT 93 Q 08753 10202 000000900184). «Tutti i farmacisti possono aiutarci a comunicarlo ai cittadini, a breve dovrebbe essere pronto anche materiale informativo da distribuire nelle farmacie».

Oltre a ringraziare la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, il presidente Andrea Mandelli e la Fondazione Cannavò «che ci hanno sempre supportato, invito tutti i farmacisti a iscriversi alla nostra Associazione. È vero alle volte si fa fatica e so che è difficile organizzarsi per lasciare il proprio lavoro in farmacia per qualche giorno, ma anche se è può sembrare una piccola goccia nel mare in questa tragedia, ogni aiuto è prezioso e fa bene al cuore».

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